Il Mezzogiorno punta anche sul benessere termale Ancora poco espresse le potenzialità Gli operatori, va innovata l'offerta del prodotto Il binomio termalismocultura stenta a decollare nel Mezzogiorno. Nonostante un incremento sostenuto di arrivi e presenze, negli ultimi anni rispetto al resto del paese, Sud e isole continuano a pagare un prezzo alto all'incapacità di valorizzare luoghi d'arte e terme. Tanto che, secondo una recente indagine del Touring club italiano, le potenzialità inespresse incidono sul prodotto lordo nazionale per l'1 ogni anno e il reddito complessivo generato dai siti d'arte e termali resta inferiore a quello delle regioni del Centro nord. Un esempio: pur avendo nel circuito di Pompei il sito archeologico con la maggiore quota d'incasso (secondo in Italia per numero di visitatori, con 2,26 milioni di biglietti staccati, per un incasso di 16,44 milioni di euro), la Campania si piazza dietro Veneto e Lombardia nella classifica del reddito prodotto dall'economia locale, con una media giornaliera pro capite di 35 euro. Cifra che è ancora più bassa in Puglia e Sicilia. Le cause? Secondo gli operatori, al primo posto c'è l'incapacità dì innovare il sistema dell'offerta. Il mercato del termalismo e della vacanza d'arte è polverizzato al Sud su alcuni grandi attrattori, sulla standardizzazione delle richieste da parte degli operatori, su carenze di gestione e di spostamento verso i siti minori. Punti di debolezza che potrebbero essere superati con un più stretto rapporto con il territorio e con un grande progetto di promozione e marketing del prodotto, soprattutto nel segmento del benessere termale. Per il presidente di Federturismo, Costanzo Jannotti Pecci, al gap negativo del Sud contribuisce, oltre alle inadeguate infrastrutture, l'assenza di grandi gruppi in grado di elaborare politiche commerciali, che aiutino i processi di destagionalizzazione, offrendo un prodotto competitivo nel rapporto qualitàprezzo. Alcune regioni si stanno però muovendo con sostegni alle imprese turistiche dei tenitori dei grandi attrattoli culturali e termali. Lo ha fatto, nel segmento del turismo culturale, la Campania con il varo dei progetti integrati degli itinerari culturali, di Arte card, la tessera a costi ridotti per l'accesso al circuito museale regionale, compresi i trasporti e con ingenti investimenti per realizzare infrastrutture nelle località degli attrattoli turistici; si stanno muovendo anche Calabria, Basilicata e Puglia: ultimo in ordine di tempo, in questa regione, è il pacchetto relativo al Parco del Negroamaro, nelle province di Lecce e Brindisi. Sono altrettanto ingenti gli investimenti per rilanciare il termalismo: la Puglia ha avviato attività di termalismo domiciliare per i meno abbienti; la regione Campania ha messo in bilancio 100 milioni di euro per la filiera e per sostegni alle pmi. In Campania, nell'ambito del benessere, gli alberghi sono concentrati soprattutto a Ischia e a Capri: si stanno dotando di strutture per il benessere fisico e della mente; la Sicilia li sta realizzando nelle strutture a cinque stelle. È un segmento che dal 2000 al 2004 ha registrato una crescita del 136,4, contro il calo del 3,8 delle cure termali tradizionali e che, secondo gli esperti, continuerà a crescere.