II villino Astaldi ceduto per oltre dodici milioni di euro. L'associazione acquisterà due nuovi uffici Ormai è cosa fatta. Il villino Astaldi, negli ultimi vent'anni sede nazionale di Italia Nostra, è stato venduto. L'annuncio arriva da un sorridente Ripa Di Meana, che, sopite le polemiche interne e incassata l'autorizzazione del ministero dei Beni Culturali, ha firmato l'atto conclusivo di compravendita: «è una notizia felice, con questo si può dire che abbiamo superato la nostra crisi finanziario-organizzativa», spiega. E dal 28 aprile, per l'associazione, si apre la tornata elettorale che dovrà rinnovare i vertici. Il villino, lasciato in eredità all'associazione dai coniugi Astaldi con il vincolo dell'uso ai fini culturali, è stato ceduto per 12 milioni e 850 mila euro alla gallerista romana Benucci, proprietaria di una galleria d'arte antica a via del Babuino. «La nuova proprietaria si è impegnata a rispettare il vincolo d'uso», precisa Ripa di Meana, ma non solo: nel contratto è stabilito anche che l'associazione possa continuare a disporre per cinque giorni l'anno e a titolo gratuito, del grande salone del pianterreno. Al momento, fa notare il presidente, restano ancora i 60 giorni a disposizione dello stato per esercitare un eventuale diritto di prelazione. «Non crediamo però che lo stato sia interessato ad esercitare questo diritto, ci sono già i problemi per Palazzo Altemps - sottolinea - in ogni modo per noi non cambia niente». Quanto al ricavato della vendita, sarà utilizzato in primis per ripianare i debiti accumulati («un milione di euro»), poi per acquistare due appartamenti a Roma (uno per la sede centrale, l'altro più piccolo per la sede romana) il resto investito «secondo modalità di assoluta prudenza». Altre novità riguardano l'archivio cartaceo dell'associazione, che proprio in questi giorni, annuncia il presidente, è stato ceduto, previo parere positivo del consiglio direttivo, all'Archivio di Stato: sono già cominciate le operazioni di catalogazione ed «entro il mese di maggio l'archivio sarà trasferito nella sede dell'archivio di stato, da settembre sarà on line». Resta l'archivio fotografico, che sarà comunque ordinato e riorganizzato: «poi esamineremo proposte che diano le stesse caratteristiche scientifiche e di accessibilità garantite dall'Archivio di stato per il cartaceo».