Un incontro promosso dalla Cgil in segno di protesta dopo la «scure» dei conti della Finanziaria Bandiere nere sul torrione del castello: «Fanno morire il Paese» Bandiere nere sul castello svevo: sventolano in segno di lutto. «La cultura è in lutto - ha detto Antonella Morga, segretario generale di Cgil Funzione pubblica - a causa dei tagli continui del governo. E se muore la cultura, muore tutto il Paese». Parole risuonate nella sala multimediale del castello, durante la manifestazione indetta dal sindacato sul futuro dei Beni culturali in Puglia; parole listate a lutto non soltanto dalle bandiere nere messe dai manifestanti sul torrione, ma anche dagli scheletri e dai fantocci appesi nel cortile del castello, con slogan del tipo «I tagli uccidono la cultura». Una protesta simbolica che per qualche ora ha coperto di striscioni i pannelli che ogni giorno raccontano ai turisti la storia del vestibolo federiciano: «Se vuoi tutelare non devi tagliare», si leggeva ieri mattina. Slogan che rappresentano solo una parte della realtà, fatta non solo di lamentele ma anche di molte proposte. Lo stesso assessore regionale all'Istruzione e ai Beni Culturali Paola Balducci ha esordito spiegando che «se la cultura è conoscenza, è anche vero che conoscenza è dialogo» e quindi ben vengano le sinergie, ben venga la necessità di uscire dalla trappola del «codice Urbani sul falso distinguo di competenze fra conservazione e valorizzazione». Insomma: concertazione: un tavolo che veda insieme le forze attive dei lavoratori, le Soprintendenze, le istituzioni regionali. Un principio cui si è rifatto il direttore regionale dei Beni Culturali arch. Ruggero Martines, il quale ha ammesso che «in parte è vero che subiamo tagli» ma ha anche sottolineato la «buona volontà» come motivo di ottimismo, pur ribadendo quanto la confusione di livelli e spesso la complessità del sistema organizzativo renda la «catena di comando» meno incisiva. E il deputato Alba Sasso ha centrato l'attenzione sui tagli e sui rivoli di soldi che scorrono, chiedendo trasparenza e soprattutto chiedendo sbocchi per i laureati «che ormai finiscono nei call center». Il fronte delle Soprintendenze era presente quasi al completo: dal soprintendente ai Beni archivistici Giuseppe Di Benedetto («Tutti hanno subìto tagli ma i nostri sono i più gravi perché sono stati continui e inarrestabili») fino alla soprintendente Psae per le province di Bari e Foggia Filomena Sardella («Siamo in Ministero malato e dobbiamo dare la speranza al Paese valorizzando i Beni Culturali»). Il soprintendente Bap Marcello Benedettelli ha invece sottolineato che «il Ministero da sempre è stato la Cenerentola e spesso tutte le parole dette negli anni non hanno portato a nulla di concreto». Il sindacato ha voglia di voltare pagina. Lo ha spiegato il segretario nazionale Libero Rossi, per il quale il proliferare delle direzioni generali (44) corrisponde allo svuotamento degli istituti dirigenziali sul territorio. Uffici periferici frantumati, tagli accumulati: sono questi gli effetti - ha detto il coordinatore regionale Beni Culturali Cgil Matteo Scagliarini - della situazione attuale di musei e castelli sull'orlo della chiusura. E chiudere vuol dire - ha concluso Antonella Morga - mettersi fuori gioco, dimenticare la cultura e «lasciare il Paese senza memoria».