Verso il voto CHE nei programmi elettorali e nei dibattiti politici i problemi economici e sociali (per chi ovviamente ne riconosce l'esistenza) abbiano avuto una forte priorità, è facilmente comprensibile. Su questi problemi si consuma la vita della gente e si orientano i voti. Ma troppo poco si è parlato di cultura, a parte i soliti vaghi riferimenti alla difesa e alla valorizzazione dei beni culturali, regolarmente connessi con la rilevanza dell'indotto turistico. Non è stato mai evocato il concetto di "scienze umane" (un tempo si diceva "lettere") e la sua importanza per lo sviluppo, per l'identità e per l'immagine mondiale del nostro paese. Ci sono settori, in questo enorme campo che va dalla storia all'archeologia, alla filosofia, alla critica d'arte, alle filologie, alla semiotica e oltre, in cui gli studiosi italiani sono sempre ai massimi livelli nel mondo (anche se un reclutamento universitario eccessivo e scadente può dare talvolta l'impressione del contrario). Si tratta inoltre, molto spesso, di settori in cui la lingua italiana è ritenuta ancora uno strumento irrinunciabile di apprendimento e di comunicazione internazionale. Tacere di queste cose è stata un'occasione mancata, perché avrebbe introdotto considerazioni non avvilenti rispetto al presente ed evolutive rispetto al futuro, con un tocco non velleitario e una volta tanto non patetico di orgoglio nazionale. Sarebbe stato interessante discutere su come sostenere questi livelli di eccellenza e su quale potrebbe essere il posto preciso che una politica per le scienze umane dovrebbe avere in un progetto di rinascita per l'Italia, e in una situazione culturalmente originale come la nostra. Tutto è sembrato ridursi al problema, pur essenziale, dell'aumento dei finanziamenti della ricerca, ma si ha il fondato sospetto che quando parlano di "ricerca", sia i politici sia il loro pubblico intendano esclusivamente la ricerca scientifica e tecnologica, ovvero quella che ha un rapporto più immediato con l'economia e con la produzione. Tutti dovrebbero sapere, invece, che i rapporti tra lo sviluppo culturale inteso in senso lato e quello economico sono imprevedibili e molto più complessi di quanto comunemente si ritenga. Sarebbe stato bello se qualcuno avesse detto, in televisione, che il progresso di un paese come il nostro dipende anche dalle ricerche sulle parole, sulle immagini, sulle cose del passato, e avesse ricordato che anche queste sono attività costose sulle quali vale la pena di "investire", come costosi sono gli archivi e le biblioteche. Ma chi ha sentito parlare delle nostre biblioteche spente e dei nostri archivi in coma? Eppure il vero grande assente dai dibattiti politici è stato il libro, impopolare più dei matrimoni gay, della tassa sui bot e dei barconi con gli immigrati clandestini. Se ne è parlato soltanto per un'allettante e prevedibile promessa: libri scolastici gratis per tutti! Negli ultimi anni, in effetti, e per colpa condivisa della destra e della sinistra, il libro è stato presentato agli italiani come un oggetto tossico, dove si annida il lucro abusivo degli autori e degli editori: questo nelle scuole come nelle università, dove addirittura è stato fissato un limite massimo di pagine per esame (un'autentica offesa alla logica e alla cultura). Mentre molte cittadine non dispongono di una sola libreria, questo strumento, il cui nome liber dovrebbe evocare la libertà, è divenuto altro esempio dell'anomalia italiana - un simbolo di prevaricazione. Sarebbe stato bello se fra tante polemiche sulla televisione, sulla sua volgarità e sui suoi abusi, qualche politico avesse avuto il coraggio di lanciare questo slogan un po' deamicisiano: "Italiani, viva il libro!"
LA CULTURA ITALIANA UNA MINIERA D'ORO DIMENTICATA
L'articolo lamenta il fatto che i problemi economici e sociali non siano stati sufficientemente affrontati nei programmi elettorali e nei dibattiti politici. Invece, la cultura è stata trascurata, a parte i riferimenti vaghi alla difesa e valorizzazione dei beni culturali. Gli studiosi italiani sono considerati tra i migliori nel mondo, ma la politica non ha fatto nulla per sostenere la loro attività. L'articolo sostiene che il libro è stato presentato come un oggetto tossico e che il suo valore è stato trascurato. La situazione è considerata anomala e simbolo di prevaricazione. L'autore chiede di discutere di come sostenere la cultura e il libro in un progetto di rinascita per l'Italia.
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