ROMA Una lettera dei maggiori musicisti italiani, da Muti ad Abbado, da Pollini a Ughi, invita il Ministro per le attività culturali Giuliano Urbani a tener conto nella nuova legge sulla musica del ruolo centrale dello Stato per evitare ogni forma di provincializzazione, ferme restando adeguate forme di coordinamento con le Regioni. La richiesta è un vero e proprio no alla devolution, e allo stesso tempo, una sollecitazione alla politica a riflettere bene sulle modalità della legge. Ne è stato promotore il Cidim (Comitato istituzioni musicali nazionali), ed è stata sottoscritta anche, fra gli altri, da nomi del mondo musicale come Salvatore Accardo, Michele Campanella, Riccardo Chailly, Bruno Canino, Piero Farulli, Salvatore Sciarrino. Nella lettera si dice senza mezzi termini che «la musica è un settore che ha assunto, anno dopo anno, dimensioni globali. Pensare di poter piegare questo sistema a una logica regionale sarebbe un errore davvero imperdonabile». I firmatari aggiungono che «è necessario che le associazioni concertistiche restino punto di riferimento centrale visto che lo Stato ne ha garantito fino ad oggi, anno dopo anno, la stabilità finanziaria». Tale tesi, è stato spiegato in una conferenza stampa, è ampiamente condivisa dalle maggiori istituzioni italiane (dall'Accademia Filarmonica Romana all'Accademia Chigiana, dal Ravenna Festival al Rossini Opera di Pesaro) che, riunite nel Cidim, manifestano un parere nettamente negativo al progetto di legge che la Camera dei Deputati si prepara a varare, in sintonia con la legge sulla devolution preparata dal Ministro La Loggia. Queste istituzioni rilevano che «il disegno di legge non è stato preceduto da consultazioni con gli organismi dediti alle attività musicali, una grave lacuna che ha privato i legislatori delle ragioni dell'intero settore musicale». «Progetti - si osserva con vigore - che hanno ignorato proprio quelle istituzioni di prestigio del nostro Paese, famose per il loro esercizio sia sul territorio nazionale che per la diffusione all'estero della nostra migliore musica, tanto da vantare nel campo della musica colta il maggior numero di partecipazione di pubblico». I rappresentanti delle diverse associazioni hanno annunciato di aver richiesto di essere ricevuti dalle commissioni competenti della Camera per sostenere con efficacia che lo Stato avochi a sé i maggiori organismi musicali, senza mettere in crisi i rapporti con le Regioni e gli Enti locali, che devono essere migliorati e restare come punti di riferimento essenziali. Dopo aver fatto notare che si tratta di un'azione di tutela della musica che per la prima volta coinvolge i maggiori musicisti italiani, hanno sottolineato che «la materia è assai delicata e che pertanto richiede un impegno non generico bensì soluzioni altamente specializzate». «L'auspicio - hanno concluso - è che lo Stato intervenga con maggiore forza di quanto abbia fatto finora».