Sotto accusa la procedura con cui il Campidoglio ha affidato i lavori a trattativa privala, senza rispettare le norme sulla concorrenza. Sarà il Consiglio di Stato a stabilire se è tutto regolare nella procedura con cui il Comune ha affidato, a trattativa privata, alcuni appalti di restauro alla Zetema, la società che gestisce 12 musei capitolini, controllata dal febbraio del 2005 per il 75 per cento dallo stesso Comune. Questo fino allo scorso novembre, quando il Campidoglio ha deciso di acquisire anche il restante 25 per cento dalla Civita servizi srl. La vicenda, raccontata ieri dal Sole-24 ore, sarà esaminata nel merito il prossimo 5 dicembre dai giudici di palazzo Spada, che lo scorso marzo avevano accolto la sospensiva richiesta da un gruppo di restauratori romani e precedentemente bocciata dal Tar del Lazio. I restauratori, guidati dal presidente dell'Ari (Associazione restauratori italiani) Carla Tornasi, hanno chiesto di sospendere non solo alcuni contratti a più zeri con cui il Comune vuole affidare alla Zetema una serie di lavori e servizi legati al musei, ma anche l'acquisizione della restante quota del 25 per cento. E per decidere, la sesta sezione del Consiglio di Stato si è già procurata l'elenco dettagliato degli interventi e delle mansioni affidate alla società nel mirino dei restauratori. Che essenzialmente contestano l'affidamento in house dei lavori, una procedura consentita solo quando la società è controllata interamente dall'ente pubblico. Nel ricorso sottolineano come «non vi fosse alcuna giustificazione per ricorrere all'affidamento diretto» dei restauri. Questo perché nello specifico settore gli operatori devono essere molto qualificati e le procedure di affidamento devono rispondere alle norme concorrenziali della legge Merloni. In questo caso, invece, l'amministrazione comunale ha affidato a Zetema direttamente «la quasi totalità degli interventi di restauro dei beni culturali» della città. Alla faccia della dialettica concorrenziale. L'assessore al Bilancio del Comune, Marco Causi, ostenta sicurezza. «Attendiamo con grande serenità le decisioni del Consiglio di stato», dice. Entrando nel merito del ricorso, l'assessore ricorda che attraverso Zetema, «il Campidoglio ha messo in campo un complesso sistema integrato di servizi per la gestione del patrimonio culturale della città e, dentro questo sistema, vengono ricomprese anche attività nel campo della manutenzione e della conservazione programmata dei monumenti ed è di questo che si tratta e non di restauri». Quanto alla natura della società Zetema, Causi ha aggiunto che originariamente si trattava, di una società a capitale misto pubblico-privato che ora è interamente pubblica. «La trasformazione di Zetema - prosegue l'assessore - ha completato un processo di maggior efficienza, parliamo infatti di attività che riguardano la gestione dei musei, che non generano un utile economico e pertanto appare più sensato lo strumento dell'affidamento in house». Argomentazioni che non convincono il vicepresidente del consiglio regionale Andrea Augello: «Il ricorso sottoscritto dall'associazione che rappresenta le Pmi, che operano nelsettore del restauro - sostiene - testimonia l'esistenza di un disagio degli operatori di fronte ai pasticci di cui si sono resi responsabili Walter Veltroni e La Regina». «La verità - prosegue Augello - è che Zetema è stata utilizzata per sottrarre quote di mercato ai professionisti del restauro, utilizzando lo strumento dell'affidamento del lavori in house in maniera a dir poco avventurosa. Quanto alla serenità ostentata da Marco Causi, potrebbe trattarsi di incoscienza se non fosse per il fatto che, nello scorso novembre, il Comune si è precipitato ad acquistare la quota pari al 25 per cento della società che era in capo a Civita, sperando così di conferire un barlume di legittimità al proprio operato rendendola totalmente pubblica. Quanto all'efficienza, le condizioni a cui sono state offerte le prestazioni oggetto del ricorso non sono certamente le migliori sul mercato, né si può seriamente sostenere che si siano dispiegate le migliori professionalità. Credo che il prossimo sindaco compirebbe un atto di buon senso escludendo dalle future attività di Zetema la tipologia di interventi che han scatenato questo contenzioso».