Dopo il lungo restauro, successi e polemiche per il museo newyorkese I critici d'arte: ritrovi la forza innovativa delle origini L'ATRIO DELLA DISCORDIA Doveva servire a ospitare un giardino di sculture, è stato invece trasformato in uno spazio a pagamento per eventi mondani NEW YORK All'indomani dell'inaugurazione, nel novembre 2004, il plauso dei critici fu pressoché unanime. Dopo un lungo e costosissimo restauro, il leggendario MoMa di New York riapriva i battenti con un edificio nuovo di zecca disegnato dall'architetto giapponese Yoshio Taniguchi una collezione allargata di capolavori contemporanei e la promessa di essere tornato leader assoluto della modernità artistica nel suo divenire. A dargli ragione fu il pubblico: 2.67 milioni di persone hanno visitato il museo nel 2005, quasi il doppio rispetto al periodo prerestauro. Per non parlare poi del numero di soci paganti, oggi lievitato a oltre 100 mila: un record. Ma dopo l'iniziale tripudio, gli umori degli addetti ai lavori si sono improvvisamente raffreddati. Il primo anniversario del «nuovo MoMa» è stato salutato da un coro d'articoli ipercritici su prestigiose testate quali The New Republic, The Nation, Village Voice e New Yorker. L'accusa, unanime: il museo è diventato blando, pavido, ubbidiente, istituzionale e, peggio ancora, ipercommerciale. «Oggi MoMa è sinonimo di corporation e multinazionali» punta il dito Mark Stevens sul settimanale New York. Nel mirino dei critici è la decisione, presa da direttore Glenn Lowry, di dare il via alla nuova istituzione con una mostra di quadri e sculture, di dubbio valore artistico, di proprietà del gigante bancario Ubs. «Inaugurare in maniera tanto commerciale il museo ha lanciato al mondo un messaggio molto triste sulle priorità del MoMa nel nuovo millennio» scrive Stevens. A peggiorare le cose è stata la decisione di imporre una tariffa di entrata giudicata esorbitante dagli addetti ai lavori: venti dollari. «Troppi per la comunità d'artisti ed intellettuali newyorchesi tuonano i media molti dei quali giovani e poveri che un tempo rappresentavano i più affezionati ed entusiasti frequentatori del MoMa». Secondo i suoi detrattori, il museo newyorchese avrebbe tradito le sue intenzioni mercantili sin dall'inizio. Come? Decidendo di trasformare in spazio per eventi pubblici a pagamento l'enorme atrio dell'entrata. Che nel progetto originario di Taniguchi doveva servire a ospitare un giardino di sculture intero che facesse da ponte simbolico tra il verde giardino esterno e le gallerie dei piani uperiori. «Evidentemente le feste e i party mondani per il MoMa oggi contano più dell'arte» ha ironizzato un critico. Come si difende il diretto interessato da questa valanga di critiche? «Prendo molto seriamente ogni accusa che ci viene rivolta replica Lowry . Ma è normale che un'istituzione del nostro calibro sia una sorta di parafulmine: lo è sempre stata nel corso della sua lunga ed illustre storia». Per ritrovare se stesso, secondo alcuni il MoMa dovrebbe guardare al suo passato. «Quando fu fondato, nel '29, non era un monumento statico ma un'idea, un concetto in divenire» spiega Stevens, ricordando come, un tempo, il museo teneva i suoi capolavori in collezione solo per alcuni anni, prima di cederli al Metropolitan Museum of Art: un museo vero e proprio». La sfida, per il futuro, è enorme. «Oggi esistono benefattori molto più ricchi di quanto non fossero i Rockefeller quando decisero di sponsorizzare il nuovo museo mette in guardia il New Yorker se il MoMa non saprà ritrovare il suo ruolo storico di forza progressista e sempre in movimento, ci penseranno loro a colmare la lacuna con un altro museo. Questa volta davvero innovativo e moderno».
MoMa, visitatori raddoppiati Ora è troppo commerciale
Il Museo d'Arte Moderna di New York (MoMa) ha aperto le sue porte dopo un lungo restauro, con un nuovo edificio progettato da Yoshio Taniguchi e una collezione allargata di capolavori contemporanei. Il pubblico ha accolto con entusiasmo il museo, con 2,67 milioni di visitatori nel 2005, ma gli umori degli addetti ai lavori si sono improvvisamente raffreddati dopo l'iniziale tripudio. I critici hanno accusato il museo di diventare blando, pavido e ipercommerciale, a causa di decisioni come l'inaugurazione di una mostra di quadri e sculture di proprietà di UBS e l'imposizione di una tariffa di entrata di 20 dollari.
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