Di proprietà dei Gonzaga, poi dell'inglese Carlo I e del Re Sole. Finalmente la «Cena di Emmaus» di Tiziano torna in Italia: da domani sarà esposta alla Pinacoteca Ambrosiana. EVENTO Da domani a fine novembre esposto all'Ambrosiana il celebre dipinto prestato dal Louvre. Tiziano torna a casa dopo 500 anni La «Cena di Emmaus» ambientata tra musiche sacre, profumi e antichi tessuti La tela, posseduta dai Gonzaga, passò al re Carlo d'Inghilterra e infine venne acquistata per una cifra esorbitante dal Re Sole Un quadro degno di principi e re. Lo dice la sua storia: posseduto dai Gonzaga, poi conservato nelle collezioni di Carlo I, re d'Inghilterra, e infine acquistato per una cifra esorbitante dal Re Sole, Luigi XIV di Francia, che lo teneva come un gioiello all'interno di una gabbia d'oro. In prestito dal Museo del Louvre di Parigi, torna in Italia dopo cinque secoli di assenza l'imponente «Cena di Emmaus» di Tiziano, per essere esposta fino a novembre alla Pinacoteca Ambrosiana. Dalla sinergia tra due grandi raccolte museali, un evento che celebra attraverso l'arte la Resurrezione di Cristo, cadendo proprio a ridosso della settimana pasquale. Se al Louvre l'opera del Vecellio rischia di perdersi (è esposta nella sala della Gioconda), all'Ambrosiana è stata messa in risalto da un allestimento ad hoc. La tela, dipinta dal pittore cadorino tra il 1533 e il 1534, si staglia su uno sfondo di velluto azzurro che richiama la veste di Cristo, ma non solo. La sua visione è accompagnata da esperienze che coinvolgono tutti i sensi. L'olfatto, sollecitato da un mix di profumi legati alla simbologia pasquale. L'udito, richiamato da un sottofondo di musica diffusa con brani sacri del Cinquecento veneziano. Il tatto, con la possibilità di saggiare con mano la tovaglia rappresentata da Tiziano nel quadro: tessuto per l'occasione dalla Maison du Lin di Parigi, è stato riprodotto in mostra il raffinato drappo di lino damascato che ricopre la tavola. «In Francia gli appassionati chiamavano questo dipinto "La nappe", la tovaglia, spiega Giovanni Morale, curatore della mostra per KallisteArte Onlus per la resa pittorica di questo particolare». Ma perché questo approccio, impostato sulla percezione non solo visiva? «Per rendere fruibile a tutti ciò che è ultrasensoriale, la Resurrezione, la vittoria di Cristo sulla morte: soggetto impegnativo da comprendere per la natura umana spiega Morale . Per questo due livelli di lettura: il primo, semplice e accattivante, permette di passare a quello religioso, più profondo». Sulla tavola della «Cena» anche vetri di Murano, frutta, stoviglie: nulla di casuale. Acqua, pane e vino sono simboli eucaristici, il piatto di erbe amare ricorda la Pasqua ebraica, la saliera è segno di condivisione, le mele significano superamento del peccato originale. A contestualizzare il dipinto tizianesco, didascalie esplicative e altre due opere del XVI secolo che appartengono alle raccolte della Pinacoteca: il «Cristo Risorto» del Veneto Marco Basaiti e il «Noli me tangere» del lombardo Bernardino Luini. Si ricostruisce così attraverso tre diversi episodi evangelici successivi l'intera giornata della Resurrezione, dall'alba fino al tramonto.
Torna a Milano la Cena di Emmaus
La Cena di Emmaus di Tiziano, un dipinto del 1533-1534, torna in Italia dopo 500 anni. La tela, che rappresenta la scena della Resurrezione di Cristo, è stata prestata dal Louvre e sarà esposta alla Pinacoteca Ambrosiana fino a novembre. L'opera è stata restaurata e presentata in un allestimento ad hoc, con esperienze multisensoriali come profumi, musica e tovaglie. La mostra è curata da Giovanni Morale e mira a rendere fruibile la Resurrezione a tutti, con due livelli di lettura: uno semplice e accattivante, e uno più profondo. La tela è stata restaurata e presentata in un allestimento ad hoc, con esperienze multisensoriali come profumi, musica e tovaglie.
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