Nel 2005 dalle imprese finanziamenti per 32,2 milioni (71). Il 70 è stato destinato alle attività dello spettacolo e il 30 a quelle dell'arte. La Lombardia «superstar» attira il 61 dei contributi ROMA Aumentano gli aiuti privati alla cultura. Nel 2005 i contributi all'arte e allo spettacolo hanno toccato quota 32 milioni di euro, con un incremento rispetto all'anno precedente, quando erano stati raccolti 19 milioni, del 71,2 per cento. Un dato confortante per due motivi: perché la crescita delle erogazioni liberali arriva dopo che per quattro anni ci si era tenuti su cifre che non avevano oltrepassato i 19 milioni. Ma soprattutto perché ridà un po' di ossigeno ai magrissimi bilanci del ministero dei Beni culturali, vessati da tagli così incisivi da far paventare la chiusura dei monumenti. I creditori sono alla porta e lo Stato non ha i soldi per pagare le bollette della luce di musei, biblioteche e archivi. I mecenate, invece, crescono. Le aziende guardano con più favore alla norma articolo 100, comma 2, lettera m, del Testo unico delle imposte sui redditi che consente loro di dedurre integralmente dal reddito d'impresa i contributi versati alla cultura e allo spettacolo. I 32 milioni raccolti l'anno passato rappresentano un significativo aumento, ma si è ancora ben lontani dagli obiettivi che ci si era prefissati quando, nel Duemila, la norma era stata concepita. Si pensava e si sperava in un maggior coinvolgimento degli imprenditori, tanto che si congegnò un meccanismo per evitare che l'Erario dovesse troppo soffrire del mancato gettito. Venne, infatti, previsto che i destinatari Stato, enti locali, enti pubblici, fondazioni, associazioni, persone giuridiche private senza scopo di lucro potessero ricevere, complessivamente, fino a 139,4 milioni. Superata tale soglia, avrebbero dovuto restituire allo Stato il 37 (quota da calcolare in modo proporzionale fra tutti i beneficiari) delle somme ricevute in più. Procedura che non è stato mai necessario applicare. Il 2005 potrebbe, però, essere indicato come l'anno della svolta. I 32 milioni raccolti, per il 70 sono stati destinati dalle imprese ad attività nel settore dello spettacolo e il 30 (era il 35 nel 2004) ai beni culturali. Ne hanno beneficiato soprattutto istituzioni statali, ma anche gli enti locali, che hanno raccolto il 9 dei finanziamenti complessivi. Fra gli organismi più sovvenzionati, la Scala di Milano, la Fenice di Venezia, la Fondazione Accademia di Santa Cecilia a Roma, quella del teatro lirico Giuseppe Verdi a Trieste e del teatro San Carlo a Napoli. La regione con maggiore capacità di attrarre contributi si è confermata la Lombardia (il 61 è finito là), seguita dal Veneto (il 12 delle erogazioni) e da Lazio (quasi l'8). Tra i donatori ci sono grandi aziende (ma non solo), come l'Enel, la Pirelli, la Bnl, Banca Intesa, Aem, Banco popolare di Verona e Novara, la Fondazione Cassa di risparmio di Venezia, Unicredito, la Trs evoluzion. La crescita. Cinque anni di aiuti privati alla cultura (contributi in milioni di euro) 2001: 17 2002: 15 2003: 17 2004: 19 2005: 32 Fonte: ministero Beni culturali
Cresce il mecenatismo.
Nel 2005, le imprese hanno destinato 32,2 milioni di euro per la cultura e lo spettacolo, con un aumento del 71,2% rispetto all'anno precedente. Il 70% dei finanziamenti è stato destinato alle attività dello spettacolo e il 30% a quelle dell'arte. La Lombardia è stata la regione con il maggior numero di contributi, con il 61%. Le aziende hanno cresciuto come donatari, grazie alla norma 100, comma 2, lettera m, del Testo unico delle imposte sui redditi. I beneficiari dei finanziamenti sono stati principalmente istituzioni statali e enti locali, come la Scala di Milano, la Fenice di Venezia e il teatro lirico Giuseppe Verdi a Trieste.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo