Il comune capitolino controlla 83 aziende e ora studia un piano per razionalizzare le sue controllate. Mentre la regione ha un portafoglio con 70 partecipazioni Ormai i vecchi simboli come la fascia tricolore da sindaco e le chiavi della città sono solo un ricordo. Al loro posto la bombetta da manager londinese e in mano i bilanci delle società partecipate. È proprio così. Infatti da anni si sta portando avanti il progetto, sia in regione che in Campidoglio, di razionalizzazione di tutte le partecipazioni nelle società controllate dalle due amministrazioni. Si parla ormai da mesi di un'ipotesi di convergenza tra le partecipate di comune e regione, in modo da aumentare la mole di investimenti sul territorio e soprattutto garantire un diretto coordinamento con degli investimenti. D'altra parte, il sindaco di Roma, Walter Veltroni, non ha mai smesso di lavorare al progetto di una superholding del Campidoglio, con l'obiettivo di controllare tutte le partecipate del comune. Così negli ultimi mesi è partito il piano di riorganizzazione per avvicinare il controllo delle attività delle partecipate al vertice dell'amministrazione comunale di Veltroni. Fanno infatti capo alla holding del Campidoglio società che vanno dall'energia elettrica alle assicurazioni, dai trasporti pubblici alla raccolta e smaltimento dei rifiuti, fino alle farmacie. In sostanza, Veltroni è a capo di una grande realtà imprenditoriale. Il comune di Roma ha partecipazioni in 83 aziende, ma solo 20 sono controllate direttamente. Negli ultimi 12 mesi le aziende del Gruppo comune di Roma hanno fatto registrare complessivamente un giro d'affari di circa 3 miliardi di euro. In particolare, rispondono alla capogruppo l'Acea (51), Atac e Trambus (100) presiedute da Fulvio Vento, la metropolitana di Roma, ma anche l'Ama (100), la Fiera di Roma sulla Cristoforo Colombo (27,5), che a breve lascerà il passo al nuovo complesso sulla Roma Fiumicino, oltre alle numerose società speciali o alle fondazioni, come Musica per Roma, che gestisce l'Auditorium Parco della musica, progettato da Renzo Piano. Gli ultimi dati di bilancio del Gruppo comune di Roma hanno messo in evidenza utili da record per molte delle aziende partecipate dall'amministrazione. Per esempio Risorse per Roma, la società che si occupa del patrimonio immobiliare ha chiuso il 2005 in attivo. Acea (società quotata in borsa che capitalizza oltre 2 miliardi) ha realizzato utili per 130 milioni di euro, mentre l'Atac, l'azienda dei trasporti della capitale, che ha investito negli ultimi anni circa 600 milioni di euro, è riuscita a portare i conti in pareggio dopo anni di perdite. In sostanza l'insieme delle società partecipate, che fanno capo al XV dipartimento per le politiche di bilancio del comune di Roma, hanno realizzato nel 2005, utili per oltre 150 milioni di euro, mentre nel 2001 il risultato era stato di 48 milioni. La buona performance degli ultimi anni ha avuto anche un impatto positivo sul valore patrimoniale delle società, che è arrivato a sfiorare i 3 miliardi di euro, mentre solo quattro anni fa il totale era di 1,6 miliardi di euro. Sul piano giuridico il comune si sta dotando di una serie di nuovi strumenti normativi per la gestione dei servizi pubblici locali e per la disciplina dei gruppi societari, in modo che il comune di Roma possa effettivamente svolgere il ruolo di capogruppo. È stata creata una srl, la Servizi azionista Roma, che in pratica potrà, affiancando il ruolo del XV dipartimento del Campidoglio, rendere più efficiente il controllo sulle partecipate, creando così in sostanza una cabina di regia con Veltroni al comando. Si lavora anche nella sede di via Cristoforo Colombo. Gli uomini del governatore Piero Marrazzo stanno lavorando per sviluppare una holding che faccia capo alla regione. Già la precedente amministrazione aveva iniziato un ampio lavoro di razionalizzazione, che aveva coinvolto quasi 70 società, metà delle quali sono state costituite proprio dall'amministrazione di Francesco Storace, allora governatore in carica, con un impegno che superò i 100 milioni di euro. Il dossier sul tavolo di Marrazzo prevede in sostanza la trasformazione dell'Agenzia sviluppo Lazio in una holding, che possa controllare tutte le società regionali. Un'operazione complessa dal punto di vista finanziario e amministrativo, visto la fitta ragnatela di intrecci azionari tra le controllate dalla regione. Il lavoro è affidato agli uomini di Raffaele Ranucci, responsabile dello sviluppo economico della regione, che si sta muovendo tra società di software, autostrade, aziende sanitarie, società immobiliari, ma anche cinema, moda e turismo. In particolare, la piccola Iri di via Cristoforo Colombo ha cominciato ad allargarsi nel 2002 con la fondazione Laziomatica. Per esempio la Sir (Sistema informatico regionale) ha visto passare i ricavi da 2 a 20 milioni di euro in tre anni di attività. Ma del gruppo delle partecipate fanno parte anche la Filas, la finanziaria della regione guidata da Fabrizio Sacerdoti, che negli ultimi anni ha gestito ed erogato centinaia di milioni di euro di finanziamenti, ma anche Bic Lazio, la società che sostiene la creazione e lo sviluppo d'impresa e che finanzia i progetti di sviluppo economico e imprenditoriale. Non solo. Nell'universo delle partecipate c'è anche la Litorale, un fondo che si occupa dello sviluppo economico del litorale.