«Ci auguriamo che una nuova legge per la musica mantenga il ruolo centrale dello Stato, evitando un deprecabile processo di provincializzazione della cultura musicale». Così termina la lettera che 25 tra i maggiori interpreti italiani, Abbado e Muti, Pollini e Chailly, Accardo e Ughi, hanno inviato al ministro per i Beni Culturali Giuliano Urbani. E' in dirittura d'arrivo la nuova legge, ma i politici, secondo i firmatari, non hanno ascoltato chi, la musica, la organizza e promuove. E' la prima volta che i nomi più illustri della musica, anche di diverso orientamento tra loro, firmano, in ordine rigorosamente alfabetico, un documento di politica musicale. Sono tutti contrarii al passaggio di poteri e competenze dallo Stato alle Regioni, che declasserebbe una quarantina di istituzioni prestigiose: dai Festival di Spoleto, Ravenna, Pesare alla Filarmonica romana, all'Orchestra «Verdi» di Milano e alla Chigiana di Siena. Che si sono unite nel rinato Cinm (Comitato istituzioni musicali nazionali) per difendere il loro status e il loro futuro. Il vicepresidente del Senato, Domenico Fisichella, guiderà il Cinm. «L'organizzazione musicale scrivono i musicisti a Urbani è materia delicata che esige non un impegno generico ma altamente specializzato. E' un settore che ha assunto dimensioni globali. Pensare dì poter piegare questo sistema a una logica regionale sarebbe un errore davvero imperdonabile». E lo Stato, «che ha garantito la stabilità finanziaria in questi anni», non dovrebbe solo mantenere la centralità e incentivare gli impegni ma promuovere all'estero la musica italiana «solo dopo aver operato una rigorosa selezione degli interpreti, per evitare penose esibizioni che danneggiano, a volte molto gravemente, il prestigio musicale del nostro Paese». Nessuno dei 12 disegni di legge sullo Spettacolo, secondo i musicisti, ha pensato ai festival e agli enti riuniti nel Cinm. In questi mesi s'è molto adoperato Francesco Agnello, navigato operatore culturale: «Se perdiamo questa battaglia non scommetto un centesimo sul futuro della musica italiana».