RESTAURI PRESENTATI IERI I LAVORI DI RECUPERO E RESTAURO FINANZIATI DALLA FONDAZIONE CR ASTI PER OLTRE 4 MILIONI DI EURO Trovato un cippo di duemila anni fa che testimonia la presenza di fabbri Continua la ristrutturazione di palazzo Mazzetti e non mancano le sorprese positive. Nel 2007 sarà completato il primo lotto di lavori (se li è aggiudicati l'impresa ATI Ed.Ar.t. e MIT di Torino per oltre 4 milioni di euro, finanziati in varie tranches dalla Fondazione CRAsti, proprietaria dell'edificio) e tra due anni le sontuose sale comprese tra via Giobert, corso Alfieri ed il giardino Alganon potrebbero accogliere nuovamente la Pinacoteca Civica, chiusa dal 1984. Nel palazzo si vedono già i primi segni del rinnovamento secondo le direttive dell'architetto Giovanni Bo, progettista insieme all'arch. Piergiorgio Pascolati ed agli ing. Bruno Vigazzola e Marco Stobbione. Anche le cantine, destinate a depositi e magazzini, sono state finora oggetto di accurate indagini archeologiche. I risultati della campagna di scavo sono stati illustrati ieri mattina nell'ambito dell'8 Settimana dei Beni Culturali, in una conferenza stampa alla Fondazione CRAsti dal presidente Michele Maggiora, al suo primo impegno ufficiale dopo la rielezione, da Giovanni Bo e da Federico Barello, ispettore della Soprintendenza Archeologica piemontese. Dallo scavo (affidato alle archeologhe Laura Maffeis, Elisa Bessone, Melania Semeraro e Micaela Leopardi, sotto l'attento controllo di Federico Barello) sono riaffiorati resti delle strutture murarie precedenti quelle settecentesche del palazzo: murature medioevali inframmezzate da muri ben più antichi, di epoca romana, «tagliati» nel medioevo per fare posto a costruzioni successive. I resti del I-II secolo sono importanti tracce di quell'isolato di Asti romana, mentre le strutture medioevali sembrano disegnare una torre ed una cellula abitativa delle dimore della famiglia Turco. Tra i reperti bimillenari più interessanti, un lacerto di pavimento in «coccio pesto», diverso materiale ceramico di oggetti di uso domestico, diverse monete del IV secolo. Ma il ritrovamento più importante è senz'altro il cippo marmoreo che con l'iscrizione scolpita nel I-II secolo testimonia la presenza in Asti duemila anni fa di un «collegio dei fabbri» (intesi come fabbricatori in genere, cioè artigiani). Finora era testimoniata solo la presenza di un «collegio dei dendrofori» (carpentieri) da una lapide rinvenuta all'inizio di via Sella. Il cippo riportato alla luce nelle cantine di palazzo Mazzetti era stato commissionato e pagato da un certo Bennius, appartenente a una famiglia, finora sconosciuta, proveniente dall'Emilia. Un «miles» componente di quella corporazione, che volle dedicare al Genio del Collegio quel cippo, oggetto di culto e di offerte. Una sorpresa in più nel cuore di palazzo Mazzetti. p. sac.