Con il sovrintendente comunale Eugenio La Rocca abbiamo una totale identità di vedute: nel riassetto dell'area dei Fori bisogna coinvolgere lo Stato e tenere presenti le istanze di tutela dei monumenti, nello stesso modo in cui si tiene conto delle esigenze di viabilità cittadina». Ad Angelo Bottini, che guida la Soprintendenza archeologica di Roma, non piacciono i tavoli separati. Campidoglio e ministero dei Beni culturali devono ragionare e lavorare uniti. Pensa che debbano indire insieme un concorso per il destino di via dei Fori imperiali? «L'idea ci va bene, ma a patto che, prima, avvenga un indispensabile approfondimento interno, che coinvolga tutte le istituzioni, per stabilire cosa chiedere al concorso internazionale». Ad esempio? «Che tipo di museo vogliamo per raccogliere i reperti trovati nell'area? Quali sono le esigenze della viabilità cittadina? Senza questi punti fermi, avremmo dal concorso un range di risposte troppo vasto e, in sostanza, inutile». Via dei Fori imperiali: lasciarla o demolirla? «Il Foro della Pace è quasi tutto sotto la strada e interrotta è la straordinaria sequenza di piazze che erano i Fori. Insomma, qualsiasi archeologo le direbbe: togliamola. Ma ci sono esigenze culturali (quella strada è una testimonianza storica) e pratiche (serve alla viabilità cittadina) che rendono forse impossibile questo sogno. Tuttavia, facciamo almeno in modo che l'impatto sull'area archeologica sia attutito alleggerendo la presenza del ret-tifilo costruito nel Ventennio».