ROMA - Avanti un altro. Ieri mattina il primo blocco di Punta Perotti, lo scempio edilizio che deturpava il lungomare di Bari, è stato abbattuto con 350 chili di dinamite. Ma l'imponente nuvola di polvere e detriti che si è alzata verso il cielo, secondo gli ambientalisti più che un traguardo a lungo sospirato deve essere un inizio. Nel 1999 era stata la volta del Fuenti, il mostruoso albergo costruito sulla riviera amalfitana, ma la lista degli ecomostri che sfregiano coste, montagne e aree archeologiche è ancora lunga. Legambiente, una delle associazioni che maggiormente si è battuta per la demolizione di Punta Perotti, ha stilato un elenco di ben 16 costruzioni che meriterebbero di fare la stessa fine. Al primo posto nella classifica degli scempi ci sono le 700 villette abusive nella Valle dei Templi di Agrigento, area sottoposta a vincolo di inedificabilità. Qui la battaglia per riportare la legalità viene combattuta da anni, ma la parola fine è ancora lontana, mentre il prossimo ecomostro a essere cancellato dovrebbe essere quello dell'Isola dei Ciurli di Fondi, che ospita 21 scheletri in cemento armato illegali. Sempre in Sicilia, sempre in un'area archeologica, circa 5 mila case fuorilegge sorgono a Triscina, a due passi da Selinunte, la maggior parte delle quali colpite da ordinanze di demolizione. Le ruspe qui però - evidenzia un dossier curato da Legambiente - non sono mai arrivate. La lista degli ecomostri siciliani è particolarmente nutrita: 147 ville svettano a Pizzo Sella, la "collina del disonore di Palermo", mentre a Catania, nell'Oasi del Simeto, dopo una prima demolizione di 119 delle 550 case illegali complessive, le ruspe sono ormai ferme da anni. Tra le bellezze siciliane vittime degli ecomostri anche Capo Rossello, una splendida baia della costa meridionale, nel comune di Realmonte (Agrigento). Nei primi anni Novanta, utilizzando uno strumento urbanistico scaduto ed in violazione del vincolo paesistico, alcuni assessori rilasciarono a se stessi una serie di concessioni edilizie per realizzare palazzine in riva al mare, piantando i piloni nella sabbia e sbancando la costa di pietra bianca che costituiva il tratto costiero. Risalendo la Penisola, la mappa degli orrori porta a Marina di Capo Rizzuto (Crotone), dove svettano 75 strutture abusive, per un totale di 48.600 metri cubi, e nel Salento, a Santa Cesarea Terme (Lecce), dove spicca, denuncia ancora Legambiente, "un tratto di costa devastato da un cantiere su un area complessiva di più di 60mila metri quadri". In Campania ci sono gli scheletri dell'ecomostro di Alimuri e a Castellabate (Salerno), a partire dalla metà degli anni '80, è stato costruito l'Hotel Castelsandra, confiscato come bene del clan camorristico Nuvoletta. In Sardegna va avanti l'inchiesta giudiziaria iniziata nel 2004 con il sequestro di un intero complesso residenziale realizzato sull'Isolotto di Corrumanciu, dentro lo Stagno di Porto Pino, in provincia di Cagliari. L'ecomostro di Procchio (Isola d'Elba) è invece uno scheletro di cemento, sotto sequestro, che sorge poco lontano dal mare. Nell'isola vicina, quella di Giannutri, una lunga fila di fatiscenti immobili in cemento armato per circa 11.000 metri cubi, sovrasta da una ventina di anni l'insenatura dello Spalmatoio, in pieno Parco nazionale dell'Arcipelago Toscano. Legambiente ricorda poi Sanremo e "il triste destino che avvolge un tratto della passeggiata a mare denominata Trento-Trieste, uno dei pezzi più suggestivi e caratteristici della riviera ligure dopo l'ultimazione dell'albergo realizzato sul lungomare, diventato muro tra la passeggiata e la spiaggia". Circa 10.000 metri cubi di cemento incombono da più di 30 anni sul paesaggio del Parco Regionale delle Cinque Terre. Si tratta di quello che viene solitamente chiamato lo "scheletrone" di Palmaria, di fronte a Portovenere. "Questi ecomostri, che come si vede spesso sfregiano le aree protette, - denuncia il presidente di Legambiente Roberto Della Seta - si affiancano purtroppo ad altri 140mila edifici completamente fuorilegge, costruiti spesso nelle aree più pregiate del Paese nel quinquennio che va dal 2001 al 2005".
"Punta Perotti è solo l'inizio" tutti gli ecomostri da Catania a Sanremo
Ieri, a Bari, è stato abbattuto il primo blocco di Punta Perotti, un edificio abusivo che deturpava il lungomare. L'abbattimento è stato effettuato con 350 chili di dinamite. Secondo Legambiente, l'abbattimento è un inizio, ma ci sono molti altri ecomostri che meritano di essere demoliti. La lista degli ecomostri è lunga e comprende 16 costruzioni, tra cui le 700 villette abusive nella Valle dei Templi di Agrigento, 21 scheletri in cemento armato a Fondi, 5 mila case fuorilegge a Triscina e 147 ville a Pizzo Sella.
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