Trecentocinquanta chili di tritolo e un boato: la parte centrale dell'«ecomostro» di cemento sul lungomare di Bari è crollata ieri in meno di cinque secondi, tra gli applausi di migliaia di cittadini assiepati, come per una festa di paese, nelle strade vicine o sulle barche che riempivano il golfo a centinaia. Il 23 e 24 aprile saranno abbattute le altre ali del palazzo. L'ecomostro è distrutto I baresi fanno festa La folla applaude mentre le tre torri dei Matarrese si trasformano in macerie Tutto è avvenuto in pochi secondi poi una nube di polvere si è alzata sulla città II governatore Vendola «Questa volta hanno pagato i padroni che non hanno rispettato le regole» E' durato poi neanche cinque secondi, forse quattro, il tempo di un boato che ha squarciato il cielo e l'aria, mentre tutti ancora lo aspettavano e molti nemmeno stavano guardando e si sono girati solo dopo per vedere le nubi che s'arricciavano e si gonfiavano come un disegno di Hiroshima, quando i piani alti si erano già inginocchiati su se stessi, piegandosi a scatti e sbalzi, fino a sparire dentro la nuvola dell'esplosione. In quel momento, sul sito web che trasmetteva in diretta la bomba di Punta Perotti, c'erano solo 7 mila contatti dei 16 mila che si sono radunati qualche attimo dopo, in ritardo come tutti quelli che aspettavano un annuncio, il suono delle sirene, una presentazione qualsiasi. E' successo tutto in quei pochi secondi che valgono la rapidità di un pensiero, il tempo di collegare la mente al dito di Angelo Conte, l'amministratore unico della General Smontaggi, che ha schiacciato il pulsante dopo aver ricevuto l'okay del Comitato, presieduto dal sindaco di Bari, Michele Emiliano. Ecco la fine dell'ecomostro, ore 10 e 30 di domenica 2 aprile, i piani bassi che esplodono, quelli alti che saltano in giù, mentre i 350 chili di tritolo sparano fumi di polvere dai fianchi, come se dovessero lanciare dei razzi. La casa del casellante è rimasta in piedi. E la gente sta applaudendo. Sono migliaia assiepati, sul lungomare come per una festa di paese, o sulle barche che riempiono il golfo a centinaia. Adesso guardiamo, e il palazzo centrale non c'è più. Ci sono i due fianchi del mostro (il 23 e il 24 aprile sarà il loro turno). La nube di polvere è passata. Doveva andare verso il mare, invece no. Va dalla parte opposta, verso la città, quartiere Japi-gia. Quella nuvola si alza lentamente, si sposta, diventa una montagna che si disperde nell' aria e lascia dietro un velame accecante che libera dopo qualche minuto tre blocchi rimasti intatti. Nicki Vendola, il presidente della Regione, anche lui scortato dagli applausi e dagli evviva dice che «un simbolo negativo del Mezzogiorno d'Italia è morto, un simbolo dell'edilizia selvaggia. Noi questo mare abbiamo, e questo cielo abbiamo. E oggi ce li prendiamo. In un Paese dove si finisce in galera per una mela, una volta tanto a pagare sono i padroni che non hanno rispettato le regole». Anche Roberto Della Seta, presidente di Legambien-te, ripete che «questa demolizione rappresenta la premessa indispensabile per ricostruire nella legalità e combattere gli abusivismi». Solo il sindaco, Michele Emiliano, usa toni meno trionfalistici. Lui non guarda neanche alle sue spalle il fumo che se n'è andato, e sta lì, davanti ai giornalisti, per dire che anche i Matarrese, i grandi sconfitti di questa domenica di Punta Perotti, anche loro potranno far parte del nuovo progetto: «Dobbiamo costruire a partire da questo litorale la nuova città, con criteri abitativi diversi, e riannodando il nostro rapporto con il mare. Dobbiamo aprire con i cittadini una discussione per rifare Bari. E c'è posto anche per i Matarrese nel futuro. Uno deve solo riconoscere i suoi errori. Oggi non abbiamo emarginato qualcuno dalla città. Anzi. Oggi gli abbiamo riaperto le porte». E' passata mezz'ora, sono quasi le undici. La polvere comincia a spostarsi verso la campagna. Nel quartiere Jalpi-gia, gli abitanti dicono che si sono spaventati quando hanno visto arrivare questa coltre sopra di loro. Ma il clima è così euforico che in fondo adesso sono già tutti contenti. E' già andata, strillano, è già andata. TeleNorba, la televisione regionale che trasmette in diretta l'Evento, cerca disperatamente una voce fuori dal coro, qualcuno che pianga, qualcuno che dica sognavo di vivere lì, qualcuno che ci ha rimesso dei soldi e che li rivorrà indietro da quelli che hanno organizzato questa festa davanti alla bomba, questa gita sul lungomare, questa scampagnata in barca per godersi meglio Zabriskie Point. Ma non trova nessuno, se non un vecchio contadino che ha venduto i terreni negli Anni Ottanta per lasciar costruire l'ecomostro e che qualche soldo in fondo l'ha già avuto. Dice che non ha visto niente, che non gli interessava. Non ha lacrime da versare, però. E' una giornata bellissima, il mare è una tavola e il sole è pieno. E che piaccia o no, la gente fa festa, e sono tanti, e forse non basta a spiegarlo che siamo fatti così, che il Grande Evento ci raduna sempre tutti. La spiaggia di «Pane e Pomodoro», dove hanno messo le ultime transenne, s'era gremita di bagnanti già dalle 8 di mattino, come se fosse stato un giorno di giugno. Anche la notte era passata così, traffico e baldoria. L'alba l'aveva portata il rumore del primo elicottero che sorvolava l'ultima memoria di Punta Perotti. C'è un cartello che dice: «Attenzione area diserbata chimicamente. Vietato raccogliere piante. Rischio intossicazione». Non l'abbiamo capito, ma facciamo finta di niente. Tante cose non riusciamo a capire.