LA RISCOPERTA NEL CASTELLO DI RACCONIGI GLI ARREDI RACCONTANO LA STRAORDINARIA AVVENTURA ARTISTICA DI GABRIELE CAPELLO Aveva realizzato l'appartamento nuziale di Vittorio Emanuele II «Facciamo sì che tutti, ricchi e poveri, i poveri più dei ricchi, partecipino ai benefici della progredita civiltà, delle crescenti ricchezze, ed avremo risolto pacificamente, cristianamente il gran problema sociale ch'altri pretenderebbe sciogliere con sovversioni tremende e rovine spaventose». Sono parole di Camillo Cavour, ma furono scelta di vita per Gabriele Capello, che amava farsi chiamare «Moncalvo», in onore del suo paese d'origine. Venne al mondo 200 anni fa, il 14 marzo 1806. Nato povero, decimo figlio di un tessitore, ebbe la capacità di diventare «minusiere del Re» Carlo Alberto e poi di suo figlio Vittorio Emanuele II. Conobbe il successo: fu agiato imprenditore, consigliere comunale, cavaliere mauriziano. Ma non dimenticò mai il suo passato operaio e le condizioni di chi non aveva avuto altrettanta fortuna. Dai profitti del suo eccezionale talento e dalla stima affettuosa che gli riservarono i sovrani trasse le risorse che donarono a Torino le Scuole Operaie San Carlo e diedero sostegno a molteplici scuole professionali, asili nido e società operaie. A quest'uomo geniale, quanto retto e generoso, il Castello di Racconigi, che conserva svariati suoi capolavori, si accinge a dedicare un percorso di visite tematiche, proposte fino a settembre dalla Direzione regionale ai Beni culturali, guidata da Mario Turetta. Sono organizzate da Mirella Macera con il giornalista Roberto Antonetto, attento biografo di Capello, per celebrare i due secoli dalla nascita del grande minusiere. Le prenotazioni, indispensabili, sono già aperte al telefono fisso 017284005 oppure a quello mobile 3497855927. Permetteranno di scoprire l'avventura di un ragazzo che nel settembre del 1825 giunse dall'astigiano a Torino con un fagotto, 70 lire in tasca e «il fermo proposito di recarsi anche a capo dell'universo per trovare modo di dare vita a qualcuna delle molteplici immagini indefinite e confuse di Bello, di Buono e di Onesto che con tenace insistenza» si succedevano nella sua giovane e fervidamente. Lo accolse la bottega da falegname di tal Baiardò. Qui Gabriele apprese l'arte che lo rese celebre e quando lo fu non dimenticò il suo primo maestro. Lo volle accanto finché visse, stipendiato con la massima paga di un minusiere: 12 lire al giorno, quando un operaio ne guadagnava dalle 2 alle 3. Capello non dimenticava i giorni passati da Baiardo e nemmeno quelli successivi, trascorsi da «mastro Viansone». Fu qui che conobbe il conte Thaon di Revel, che gli propose di realizzare l'arredo della sua casa, su disegno dell'architetto Bonsi-gnore. Fu la sua fortuna: gli aprì le porte dell'alta società. Nel 1831 viene chiamato a corte e lo stesso anno sì sposa con Margherita, Scarognina di cognome, ma fortunata di reddito, figlia di un minusiere agiato di Sostegno. Anche lei è una brava lavorante. Carlo Alberto viene a sapere dei due e propone a Capello di trasformare in arredi per Racconigi i fasti neoclassici concepiti dal pittore Pelagio Palagi. I risultati sono tutt'ora evidenti e spettacolari. Capello incomincia a lavorare a Racconigi nel 1833. Realizza sette porte di «meandri greci» e il palchetto della camera da letto della regina Maria Teresa. Nel 1834 crea un capolavoro: il «Gabinetto Etrusco». Si cimenta anche nel «Reposoir della Regina» e nel 1842, in vista delle nozze di Vittorio Emanuele II, realizza il suo appartamento nuziale, per il quale mobilita 175 lavoranti. Seguiranno gli arredi del gabinetto di Apollo, della sala dei Dignitari, del salone del Ricevimento. Il suo laboratorio raggiunge 130 dipendenti. E' il successo. Capello non ha figli per condividerlo. Per questo lo dedica ai giovani lavoratori, come era lui, quando venne a Torino per fare qualcosa di «Bello, di Buono, di Giusto e di Onesto».