Al diavolo il casco protettivo e le leggi sulla sicurezza. Basta e avanza l'unzione del Signore. Nel Petruzzelli che rinasce va in onda lo show del presidente-factotum. Un po' operaio, un po' restauratore e anche imputato, suo malgrado. Come se non bastassero i magistrati di Milano e la sinistra comunista, Silvio Berlusconi sposta il tiro su un altro bersaglio. Tanto per chiarire a chi non l'avesse capito che la guerra al sistema è totale. Nel mirino, stavolta, anche se un po' per celia, finiscono le norme sulla sicurezza nei cantieri. «Siamo un popolo di navigatorie e di poeti, sappiamo rischiare», dice con l'aria sorridente di chi è riuscito a scampare il pericolo, al termine della cerimonia in quello che rimane del teatro Petruzzelli. La giornata barese del capo del governo comincia qui, nel cantiere che riapre e fra seicento giorni restituirà ai baresi una parte consistente del vecchio politeama. Il Cavaliere ne varca la soglia a mezzogiorno e mezza. Con lui ci sono il sindaco Simone Di Cagno Abbrescia e il governatore Raffaele Fitto, il prefetto Tommaso Blonda e il presidente della Provincia, Marcello Vernola, che sono andati ad accoglierlo in aeroporto. Sorride e saluta, Berlusconi, e lo fa alla sua maniera. Coinvolgente e poco convenzionale. Al punto da rendere innocuo anche il fantasma dell'opera che si aggira per il cantiere e, per l'occasione, risuona nelle note dell'ouverture della Norma di Vincenzo Bellini, ad evocare l'ultima rappresentazione prima del rogo. Il momento è solenne. Dopo più di undici anni, dopo la notte maledetta del 27 ottobre '91, il Petruzzelli imbocca la strada della rinascita e il presidente del Consiglio si augura che siano rispettati i tempi. Lui, intanto, si prenota per la prima. Poco importa se ad andare in scena sarà un melodramma o un'opera teatrale. «Ditemi la data e la metterò nella mia agenda perché sono un uomo organizzato», promette. Di certo, nel nuovo politeama non ci sarà spazio perii presidente chansonier. Che, però, non se ne dispiace più di tanto. «Purtroppo scherza non si potranno ascoltare le canzoni alle quali mi sono dedicato sino all'una di notte e dalle cinque del mattino». Poco male, però. Oggi è un giorno di festa. Il giorno in cui il presidente operaio dimostra perizia anche nella nobile arte del restauro, e ci prende gusto a dare pennellate di solvente alle decorazioni che saranno riattaccate ai palchi del teatro. Ma è anche il giorno in cui Silvio Berlusconi si compiace di «parlare come testimone e non come imputato, anche se accade raramente». Con i sovrintendenti Giammarco Jacobitti e Ugo Soragni, l'architetto Nunzio Tomaiuoli (direttore dei lavori), l'ingegner Antonio Resta (presidente del Consorzio per il recupero del patrimonio artistico) e il dottor Giovanni Sardone, direttore amministrativo della Sovrintendenza di Bari, il presidente del Consiglio è testimone del ritorno del Petruzzelli nel gotha dei teatri più gloriosi d'Italia. Un ritorno che il ministro dei Beni culturali,, Giuliano Urbani, giunto nel cantiere venti minuti prima del capo del governo, saluta come risultato di un «itinerario faticoso, ma beneaugurante» perché, alla fine, regalerà a Bari «un comprensorio teatrale molto ricco». Non solo Petruzzelli, insomma, ma anche Margherita, Piccinni e auditorium Nino Rota. Il ministro non nasconde la soddisfazione per la coincidenza dell'avvio dei lavori del Petruzzelli con quelli di ricostruzione della Fenice di Venezia e di ampliamento della Scala di Milano. Assicura che la legge che darà il via libera alla fondazione lirico-sinfonica di Bari sarà approvata in tempi brevi («la commissione la esaminerà in sede deliberante, quindi non dovrà passare dall'aula») e, soprattutto, infila una citazione dietro l'altra. Prima Sant'Agostino: «La musica è l'arte che più di ogni altra sa suscitare emozioni». Poi, Dante Alighieri: «Dove c'è musica, là non può esserci nulla di cattivo». Non ditelo, però, a Berlusconi. Che quando sente parlare di cattivi vede subito rosso comunista. E, infatti, non si lascia sfuggire l'occasione per correggere il suo ministro: «Padre Dante non poteva sapere che ci sarebbero state canzoni come "Avanti popolo", che è la dimostrazione come anche nella musica c'è posto per la cattiveria». E giusto per rimanere in tema, si compiace per il fatto che la gente che assiste alla cerimonia è stata sistemata davanti, a destra e dietro di lui, ma non a sinistra, «che altrimenti avrei avuto difficoltà». Poi, è il momento delle targhe ricordo. Il presidente del Consiglio ne riceve tre. Una da Rosalba Messeni Nemagna, a nome dei proprietari del teatro, una dall'architetto Giammarco Jacobitti, l'altra dall'ingegner Resta, che poi è la più originale perché è un pezzo di metallo scampato al rogo del teatro incastonato in una base in pietra di Trani. L'ultimo saluto, prima di lasciare il teatro fra il lancio di petali di rose e le grida dei Disobbedienti, è per l'assessore alla Cultura di Bari, Angiola FilipponioTatarella, che gli ricorda che la cupola del Petruzzelli fu ricostruita con i quattro miliardi di lire stanziati nel '94 dal primo governo Berlusconi.
Il presidente restauratore: Mi prenoto per la prima
Il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi visita il cantiere del teatro Petruzzelli a Bari, dove inizia i lavori di ricostruzione dopo l'incendio del 1991. Berlusconi, che è anche imputato per l'incendio, sembra essere in buona fede e promette di rispettare i tempi. Il ministro dei Beni culturali, Giuliano Urbani, è presente e saluta il ritorno del teatro. Berlusconi si compiace di parlare come testimone e non come imputato, e si scambiano battute con il ministro. Il presidente del Consiglio riceve tre targhe ricordo, tra cui una da un proprietario del teatro e una dall'ingegnere Antonio Resta.
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