COME difendere il patrimonio storico e artistico di questa città dalle insidie di coloro che per primi dovrebbero tutelarlo? Vengono ormai compiuti impunemente misfatti di ogni genere, persino annunciati trionfalmente com'è nel caso dei monumenti occultati al fine di dare spazio alla propaganda commerciale e politica. È ora giunto il turno degli obelischi, gloria dell'antico Egitto e trofei imperiali di Roma, destinati alla miserabile funzione di totem pubblicitari. Dopo lo sfregio di Piazza del Popolo apprendiamo dell'imminente deturpamento della Piazza di S. Giovanni in Laterano. Intanto perdura l'insulto a Palazzo Venezia ove le arcate quattrocentesche sono tamponate con infissi di metallo e di plastica onde poter ricavare nella loggia una sala per banchetti. Residenza pontificia, ambasciata della Serenissima, ambasciata dell'impero austroungarico, museo d'arte, ufficio del capo di governo durante il fascismo, il palazzo di Venezia è ora adibito a sede di festini aziendali in affitto a ore. Questo stato di cose ha raggiunto livelli di intollerabilità con la vicenda di Palazzo Altemps, su cui Repubblica ha ripetutamente, e invano, richiamato l'attenzione negli ultimi mesi. La parte del palazzo rimasta in proprietà privata è stata venduta per oltre 27 milioni di euro e lo Stato può acquisirla per prelazione. È l'occasione che si attendeva da oltre vent'anni per dare completa attuazione al programma originale del museo, concepito fin dal 1981 quando la soprintendenza archeologica acquistò la maggior parte dell'edificio. Gli uffici centrali e periferici del Ministero per i beni culturali si dimostrano però inclini ad assecondare le aspirazioni degli acquirenti privati piuttosto che gli interessi dello Stato. La soprintendenza ai beni architettonici ha omesso di informare tempestivamente della compravendita l'ufficio competente, la direzione regionale del Ministero, come sarebbe stato suo dovere fare per consentire l'esercizio del diritto di prelazione. Gli ambienti ministeriali sostengono che lo Stato potrebbe restare vittima di mire speculative con l'acquisto dell'immobile ad un prezzo non congnuo. Non è vero, ed essi lo sanno bene. In materia di prelazione il nuovo codice dei beni culturali ha recepito la norma già contenuta nella legge del 1939. Vale pertanto anche la giurisprudenza esistente al riguardo. Lo Stato non ha l'obbligo di pagare un prezzo artatamente aumentato epuò acquisire il bene al valore di mercato. E' sempre stato così. L'Agenzia del Demanio si è dimostrata disponibile all'acquisto del palazzo. Le difficoltà provengono dunque dal Ministero per i beni culturali. La parte acquirente si nasconde per altro dietro otto società a responsabilità limitata con sedi a Napoli, Vico Equense e Porto Santo Stefano, facenti capo tutte allo stesso amministratore unico e ciascuna con capitale sociale di 10 mila euro. Lo strumento di compravendita è palesemente concepito per rendere difficile la prelazione e in ogni caso per tentare di non cedere allo Stato una parte dell'immobile, certamente la più pregiata. Del resto, a favore di una prelazione parziale si sarebbero espressi più volte gli stessi ambienti ministeriali. Le sventure di Palazzo Altemps non terminano comunque qui, perché incombe su esso anche la minaccia di essere destinato a sede del distrutto museo geologico di Largo di Santa Susanna. Non è però ammissibile che si tenti di porre riparo ad un errore producendo altri guasti! Palazzo Altemps fu adattato già nel Seicento a sede di una collezione di scultura antica, ed ospita attualmente la collezione Ludovisi con altre opere d'arte classica. Tutto questo non ha nulla a che fare con il museo geologico, il quale dovrebbe restare nella sua sede storica. Non abbiamo mai dubitato della probità del ministro Rocco Buttiglione, che resta indiscussa, ma ora, alla prova dell'indisturbata operosità di alcuni dei suoi uffici ai danni del nostro patrimonio storico e artistico, dobbiamo anche dire che ci riesce molto difficile fare affidamento sulle sue capacità di governo in questa delicata materia.
Lo sfregio di Palazzo Altemps così sono stati favoriti i privati
Il palazzo Altemps, storico edificio di Roma, è stato oggetto di un'acquisto privato per oltre 27 milioni di euro, senza che lo Stato abbia avuto l'opportunità di esercitare il diritto di prelazione. La soprintendenza ai beni architettonici ha omesso di informare tempestivamente della compravendita, consentendo agli acquirenti privati di tentare di non cedere una parte dell'immobile allo Stato. Il Ministero per i beni culturali è stato accusato di non aver seguito il corretto procedimento per acquisire il palazzo, e di aver favorito gli interessi privati piuttosto che lo Stato.
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