Un vincolo paesistico va sempre rispettato, soprattutto quando l'intervento edilizio che si ha in mente è di grande impatto ambientale. Detto questo la soprintendenza locale può annullare un'autorizzazione rilasciata dal Comune, lo stop alla lottizzazione non è sottoposto all'obbligo di comunicazione e, se c'è stata una violazione del vincolo, il potere ministeriale arriva fino a sindacare le funzioni amministrative dell'ente locale. Il giudice Liguori del Tar di Salerno è partito da questi tre principi per scrivere la sentenza che ha bocciato il ricorso presentato dal Comune di Castellabate contro la Soprintendenza di Salerno e Avellino, che aveva annullato un'autorizzazione, rilasciata dopo il parere positivo della Ceci (Commissione edilizia comunale integrata) a realizzare opere di urbanizzazione primaria su un'ampia zona soggetta a vincolo paesistico. La decisione n. 293 dello scorso 14 marzo ha esaminato i motivi presentati dalla parte ricorrente seguendo un ordine logico-giuridico. Si è partiti dall'ultima eccezione, quella della competenza, per capire se il diritto ad annullare spettasse al Soprintendente locale oppure, come ha sostenuto il Comune, al Ministro. Nel corso degli anni le norme sull'attribuzione di questo potere sono state abrogate, riscritte, sostituite, ma nonostante gli interventi di modifica la titolarità della Soprintendenza locale è rimasta invariata. Gli atti di amministrazione cosiddetta attiva, come il vaglio dei documenti che hanno permesso lavori urbanistici su un'area, spettano agli organi periferici, perché nessuna disposizione li assegna alla struttura centrale. Il Collegio passa poi al terzo punto del ricorso: l'illegittimità del provvedimento per il mancato obbligo di comunicazione dell'avvio del procedimento. L'avviso di norma si manda ai diretti interessati e in questo caso l'amministrazione non poteva individuarli, dal momento che probabilmente non sapeva della loro esistenza. E inoltre, se pure ci fossero stati, sarebbe spettato a loro e non a un terzo, qual è il Comune di Castellabate, sollevare il problema. La parte finale della pronuncia, e anche la più corposa, è dedicata alle ragioni che hanno convinto l'organo statale a sospendere l'autorizzazione. L'area di cui si discute viene definita come una zona di particolare pregio ambientale e paesistico, ricca di una rigogliosa flora mediterranea e rinomata come quadro naturale panoramico, con molti punti di belvedere accessibili al pubblico che dalla collina degradano verso il mare. Un luogo quindi incontaminato e bellissimo che un'opera di urbanizzazione imponente, come quella al centro del contenzioso, comprometterebbe in maniera irreversibile. Dalle strade ai parcheggi, dalla costruzione di una rete idrica ai lavori di pubblica illuminazione, fino alla costituzione di un ampio insediamento produttivo: interventi radicali che non solo rovinerebbero il panorama, ma altererebbero le caratteristiche ambientali di una zona ancora naturale ed eliminerebbero ampie fasce di verde. Il giudizio espresso dall'amministrazione dei Beni culturali coincide, anche in questo caso, con quello dei giudici campani, secondo i quali lo stop della Soprintendenza locale è scattato come prevede la legge nei confronti di una palese violazione del vincolo paesaggistico. I magistrati spiegano infatti che la capacità di annullamento ministeriale si estende a tutte le ipotesi riconducibili a un eccesso di potere, con la possibilità di espletare anche un puntuale sindacato sull'esercizio delle funzioni amministrative connesse al potere autorizzatorio. Il fatto infine che su altri immobili vicino al sito "protetto" la Soprintendenza non sia intervenuta non n elemento che può giustificare il comportamento del Comune: prima di tutto perchituazioni non identiche sono difficilmente comparabile e poi perche in passato sono state commesse delle "leggerezze" per il futuro si spera ci sia una più attenta tutela dei luoghi. PAGINA A CURA DI s.gattiilsole24ore.com - Il caso Il quesito. Su un'area sottoposta a vincolo paesistico può il Comune, dopo il parere della Commissione edilizia comunale integrata, dare il via libera a un rilevante intervento edilizio? La risposta. Secondo il Tar Salerno, sentenza n. 293, il provvedimento della Soprintendenza locale per i beni architettonici e per il paesaggio che ha disposto l'annullamento dell'autorizzazione comunale è legittimo: perché emesso da un organo competente e perché motivato sull'incompatibilità dei lavori urbanistici previsti (strade, illuminazione, fognature) con la tutela ambientale
TAR - La sentenza dei giudici di Salerno dà ragione alla Soprintendenza . Il vincolo paesistico prevale sul via libera del Comune
Un'area di Castellabate, sottoposta a vincolo paesistico, è stata oggetto di un'opera di urbanizzazione primaria autorizzata dal Comune. La Soprintendenza locale ha annullato l'autorizzazione, affermando che l'intervento edilizio avrebbe compromesso la tutela ambientale e paesaggistica. Il Comune ha ricorso contro questa decisione. Il Tar di Salerno ha esaminato il ricorso e ha confermato la sentenza della Soprintendenza locale. Secondo il giudice, l'area in questione è di particolare pregio ambientale e paesistico, con una rigogliosa flora mediterranea e un panorama naturale panoramico.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo