Parla, Salvatore Settis, e parla chiaro. Non solo: parla in un modo appassionatamente pacato, deciso ma garbato, e i suoi furenti «no» sono educati e argomentati. E lancia una proposta subito: creare un ministero unico per i Beni culturali, l'Università e la Ricerca «per restituire centralità al patrimonio dei beni culturali in Italia, senza separare i momenti della tutela e della valorizzazione». L'occasione per ascoltarlo l'ha offerta ieri l'incontro organizzato al Museo archeologico nazionale di Napoli per la presentazione del suo ultimo volume Battaglie senza eroi. I beni culturali tra istituzioni e profitto - raccolta di alcuni suoi scritti, articoli, interventi in materia di beni culturali, edito da Electa. Con il professore Settis, direttore della Normale di Pisa, c'erano anche i soprintendenti Nicola Spinosa e Stefano De Caro, l'assessore Marco Di Lello e Rosanna Cappelli, che ha moderato gli interventi. Nel libro trovano posto anche i dialoghi con Giovanna Melandri e Giuliano Urbani, ex ministri per i Beni culturali rispettivamente del centrosinistra e del centrodestra, e chiedere a Settis cosa pensi dei due governi è inevitabile. Tanto, il pericolo di violare la par condicio è scongiurato, perché è critico con entrambi. Ma qualche differenza, professore, ci sarà pure tra le due gestioni? «Certo, e devo dire che va tutta a favore del centrosinistra. Se ha fatto effettivamente molto poco per i beni culturali, è sempre vero che non ha nemmeno causato i danni micidiali che contraddistinguono l'ultimo governo e dai quali sarà difficile riprendersi. Primo fra tutti, naturalmente, il taglio dei fondi in maniera massiccia». In Campania il tentativo è quello di colmare i buchi lasciati dal governo grazie al sodalizio tra la Regione e le società private, lei cosa ne pensa? «Non sono assolutamente d'accordo sulla divisione di competenze, né tantomeno sulla differenza tra tutela e valorizzazione dei beni, che deve essere l'invenzione di qualche azzeccagarbugli. Del resto, così come la parola valorizzazione, anche le parole beni e patrimonio portano in sé una forte valenza economica. È questo l'errore più grande. Non bisogna tutelare i beni culturali perché fruttino, perché attirino turisti, ma perché sono un valore assoluto. Perché restituiscano ai cittadini il profondo senso di appartenenza al nostro Paese e alla nostra storia». No alla spartizione tra Stato e Regioni. Ma che cosa pensa dei contributi dei privati? «Bisogna vedere cosa si intende per "contributo dei privati". Negli Stati Uniti, da cui noi italiani importiamo solo il peggio, le partecipazioni dei privati sono contributi anche minimi offerti da semplici cittadini. E questo perché lì c'è una sicura defiscalizzazione per questo genere di spese. Qui, invece, il fisco preferisce proteggere gli evasori fiscali piuttosto che adottare provvedimenti come quelli statunitensi». Cambiamo, anche se di poco, argomento. Qualcuno dice che lei sarà il prossimo ministro per i Beni culturali, in caso di vittoria del centrosinistra. «Sono solo fantasie. Per il ministero ci vuole un politico, io sono solo un professore, un privato cittadino, particolarmente interessato alla tutela del patrimonio culturale di questo Paese. Anzi, a volte non me lo chiedono per garbo, ma io invece voglio ricordare che, se ho collaborato alla stesura del Codice Urbani pur criticando il governo cui apparteneva, è stato proprio per questo. Perché voglio collaborare con il Paese».
Un solo ministero per la cultura
Salvatore Settis, professore di Normale di Pisa, ha parlato in un incontro al Museo archeologico nazionale di Napoli per la presentazione del suo ultimo volume "Battaglie senza eroi. I beni culturali tra istituzioni e profitto". Settis ha proposto la creazione di un ministero unico per i beni culturali, l'università e la ricerca per restituire centralità al patrimonio dei beni culturali in Italia. Ha criticato entrambi i governi per i danni causati ai beni culturali, ma ha detto che il centrosinistra ha fatto più per i beni culturali. Ha anche criticato la divisione di competenze tra Stato e Regioni e ha detto che i contributi dei privati non dovrebbero essere motivati da interessi economici.
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