L'Italia, meta turistica per eccellenza, non aveva un portale di informazioni turistiche. E per la verità non ce l'ha ancora. E' una non-notizia? Beh, considerando che il turismo è la prima industria nazionale, il fatto in sé è un po' clamoroso. Ma pensiamo in positivo e con una minima veduta d'insieme: a ridosso delle elezioni (il 28 marzo) il ministro per l'Innovazione e le Tecnologie, Lucio Stanca conclude un accordo con le Regioni per il lancio del portale Italia.it che dovrebbe risollevare completamente le sorti della situazione («è il nostro petrolio», ha detto il ministro). Altro particolare, c'è una regione, l'Emilia Romagna, ovvero il presidente Ds, Vasco Errani, che non ha nemmeno ancora firmato (sarà un caso?). Ciononostante ieri l'iniziativa è stata presentata alla stampa in pompa magna. Il portale avrà otto lingue, compreso il cinese (per la verità è notorio che i cinesi parlano anche l'inglese, ma per loro è stata studiata una versione ad hoc, in cui nella mappa dell'Italia c'è solo Roma, insomma una cosa molto marketing oriented). L'Ibm ha incassato circa otto milioni di euro e ha fatto, a essere onesti, un ottimo progetto. Che sia partito in fine di legislatura (anzi ai tempi supplementari) è quello che lascia perplessi. Sul piatto sono stati messi (cioè stanziati) 45 milioni di euro. Il ministro ha firmato il decreto il 7 marzo scorso, e della somma globale, 21 milioni di euro sono stati attribuiti alle Regioni per co-finanziare i contenuti digitali. Il ministro ha inoltre stabilito che ha la governance del Portale venga definita attraverso uno specifico accordo di programma tra il Ministro per l'innovazione e le tecnologie ed il Presidente della Conferenza dei Presidenti delle Regioni (che è proprio Vasco Errani, quello che non ha firmato n.b.), atto già approvato il 28 marzo. Inoltre è stato pure sottoscritto il Protocollo d'intesa con l'Enit per consentirle di gestire direttamente il Portale al massimo entro due armi. Questo in burocratese. Stanca presiede un organismo che si chiama nientepopodimeno che Comitato dei Ministri per la società dell'informazione, istituito il 19 settembre 2001, pochi mesi dopo l'avvento dì Berlusconi. Il comitato è formato da Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei Ministri con funzioni di Segretario del Consiglio stesso e dai Ministri per le attività produttive, per l'attuazione del programma di Governo, per i beni culturali, per le comunicazioni, dell'economia e delle finanze, per la funzione pubblica, dell'interno, del lavoro e delle politiche sociali, per le politiche comunitarie, della pubblica istruzione, università e ricerca scientifica, della salute. Alle riunioni del Comitato possono essere invitati a partecipare altri Ministri interessati agli argomenti da trattare. Insomma tutto questa formazione da squadra di calcio ha lasciato Stanca solo a tirare la carretta, perlomeno rispetto ad un problema così importante quale quello di usare Internet per promuovere l'industria più importante del Paese (il 12 per cento del prodotto interno lordo) che ha perso svariate posizioni negli ultimi due anni. In Europa, ad esempio, siamo stati ampiamente superati da Francia e Spagna, e secondo quanto reso noto ieri, solo il 48 delle infrastnitture disponibili è in attività. Dunque, quando lo vedremo on line, ci crederemo di più.