MILANO. La risposta è arrivata in fretta. Garbata ma secca: «No». Il governo italiano ha respinto l'ultima lista di richieste presentate dai Savoia. Gli eredi della Real Casa non si sono mai arresi all'idea di recuperare quello che avevano perso dopo il referendum del due giugno 1946 per questo, nelle scorse settimane, sono tornati alla carica presentando al governo italiano il loro elenco di rivendicazioni. Questa volta c'era un desiderio mai espresso prima: ottenere un risarcimento per quello che considerano un «ingiusto esilio», una ricompensa economica per essere stati costretti a stare più di mezzo secolo lontani dalla loro Patria. Il passato, ma anche il futuro: Vittorio Emanuele e suo figlio Emanuele Filiberto hanno chiesto allo Stato italiano di poter essere sepolti al Pantheon, il monumento che nel 1878, in occasione della morte del primo re d'Italia, fu scelto come dimora per le salme dei reali. Attualmente accoglie le spoglie dei re Vittorio Emanuele II, Umberto I e della Regina Margherita. «Agli eredi di casa Savoia auguro lunga vita. Certo è che uno degli obiettivi che porteremo avanti con il nuovo governo - dice Alberto Claut, segretario nazionale del movimento monarchico - è quello di ottenere la sepoltura al Pantheon degli ex capi di Stato che riposano all'estero. Si tratta delle spoglie di Vittorio Emanuele III che si trova ad Alessandria d'Egitto, di sua moglie Regina Elena, del re Umberto II e della consorte Maria José attualmente sepolti in Francia. Credo sia giusto che due ex capi di Stato siano trasferiti in terra italiana. Un altro punto per cui ci batteremo è la cancellazione totale dell'esilio dalla Costituzione perché finora il Parlamento ha solo modificato la XIII disposizione del testo costituzionale». Accanto alle preoccupazioni post mortem, i reali di Casa Savoia hanno anche pensieri per così dire terra terra: recuperare parte dei gioielli di famiglia, alcuni immobili del patrimonio personale di Vittorio Emanuele III e la sua preziosa collezione di francobolli. Per il momento i Savoia hanno incassato un rifiuto secco per tutte le richieste: niente risarcimento per l'esilio, niente sepoltura al Pantheon, e pure la collezione di francobolli e gli immobili restano nella disponibilità dello Stato. Come l'ormai famoso tesoro della Corona, custodito per quasi sessantanni nel caveau della Banca d'Italia. I gioielli - tra cui un grande diadema a undici volute di brillanti - furono consegnati alla Banca d'Italia da un ministro di Umberto II alla vigilia dell'esilio perché fossero dati "a disposizione di chi di diritto" . Nel 2002 la Procura di Roma ha stabilito il venir meno del vincolo di indisponibilità che impediva sia l'esibizione dei gioielli che l'avvio delle procedure per la loro riconsegna. Nel frattempo, è stata modificata la tredicesima disposizione della Costituzione: sono state abrogate le norme che impedivano il rientro e il soggiorno in Italia degli eredi maschi della Casa Reale Savoia, ma sono rimaste in vigore le norme secondo cui «i beni esistenti nel territorio nazionale degli ex re di Casa Savoia, delle loro consorti e dei loro discendenti maschi, sono avocati dallo Stato». Lo scorso febbraio il Governatore Mario Draghi aveva auspicato un raccordo tra il ministero dei Beni Culturali e la presidenza del Consiglio. Si era parlato, tra l'altro, di esporre al pubblico il tesoro della Corona. Una prospettiva che piace ai monarchici, anche se Alberto Claut fa una distinzione: «E' giusto che i gioielli della Corona restino nella disponibilità dello Stato, ma i beni personali di Umberto II spettano di diritto ai suoi eredi».
Schiaffo ai Savoia, niente risarcimenti
Il governo italiano ha respinto l'ultima lista di richieste presentate dai Savoia, gli eredi della Real Casa. I reali chiedevano un risarcimento per l'esilio, una sepoltura al Pantheon e la restituzione di beni personali. Il governo ha rifiutato tutte le richieste. I Savoia hanno chiesto anche la cancellazione dell'esilio dalla Costituzione e la restituzione del tesoro della Corona, che è stato consegnato alla Banca d'Italia. La Procura di Roma ha stabilito il venir meno del vincolo di indisponibilità che impediva l'esibizione dei gioielli.
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