Dopo il ritratto di Baldassarre Castiglione, capolavoro di Raffaello che l'Italia rimpiange da sempre e che Nicola Spinosa ha portato in questi giorni eccezionalmente a Capodimonte per la mostra di Tiziano, torna in patria anche se solo temporaneamente un altro tesoro: quello di Boscoreale, per la mostra "Argenti a Pompei", aperta da stasera alle 19 al Museo Nazionale Archeologico. Una straordinaria rassegna che ammenterà, sì, come mangiavano i romani, ma riporterà anche a Napoli uno dei tesori perduti. La provenienza è la stessa del capolavoro di Raffaello, il Louvre. Lì si conservano ancora i 109 argenti della Pisanella, una parte donati da Rotschild, altri venduti da Vincenzo De Prisco, il proprietario del terreno dove furono trovati alla fine dell'Ottocento, a un collezionista russo e poi dall'antiquario napoletano Ercole Canessa al Louvre per mezzo milione di franchi. Una storia che ha ancora i colori del giallo (pare che De Prisco avesse offerto gli argenti prima allo Stato, che aveva declinato), ma anche i rossori della vergogna per l'Italia. Di argento a Pompei ce n'era e tanto. Lo radunarono a grande velocità i pompeiani che non lo avevano già preparato nelle casse, in caso di fuga, dopo il terremoto che fu la prova generale dell'eruzione del Vesuvio del 79 dopo Cristo. Il cinquanta per cento del metallo prezioso appartenuto a Roma e alle sue "dipendenze" è stato trovato nell'area vesuviana. Quattro tesori, grandi set completi, decine di pezzi per sfarzosi banchetti da nouveaux riches, insieme alle altre suppellettili 450 pezzi che si vedranno per la prima volta tutti insieme al Museo Archeologico. Ci sarà anche il più grosso rospo da ingoiare per gli italiani, l'argenteria di Boscoreale, che sarà in buona compagnia, con gli ultimi ritrovamenti archeologici: i quattro chili di argento riapparsi nel 2000 dentro una gerla negli scavi di Moregine, durante i lavori per la terza corsia dell'A3. Questa volta i pompeiani li avevano nascosti, perfettamente impilati, credendo di poter tornare a riprenderli passato il pericolo. Come per lo scudo di Achille e la coppa di Nestore, veri e propri " quadri" dell'antichità descritti nell'Iliade, tutto fa pensare che gli antichi si facessero incantare volentieri dal realismo dell'immagine rappresentata. Perciò, passi il metallo prezioso, ma le incisioni e gli sbalzi e i loro soggetti mitologici e le radici della storia greca, erano certamente ap-prezzatissimi quanto lo status symbol. Lo dice d'altronde Petronio nel "Satyricon",quella fiera delle vanità che aveva come sempre il suo clou davanti a una tavola imbandita: "A me, dico la verità afferma il parvenus Trimalcione piace l'argento", e giù una lunga descrizione di che cosa raffigurano i cento orcioli che possiede. Per aggiungere soltanto in fin di frase "e come pesano!". L'assolo di argenti sarà allestita fino all' 11 settembre a cura delle due Soprintendenze (Pompei e Napoli) e sponsorizzata dalla Regione e dalla Compagnia di San Paolo (presieduta da quell'estimatore dei beni culturali del Sud che è Franzo Grande Stevens), con un comitato scientifico che ha a capo il soprintendente di Pompei Piero Giovanni Guzzo. Tre le sezioni del percorso in cui il visitatore sarà accompagnato in mostra: "Il Ministerium e l'argentum balneare"; "I contesti con argenti da area pompeiana", infine la terza sezione, la più popolare: "I Tesori". "Ministerium" è la serie delle suppellettili da tavola: i grandi vassoi nei quali venivano serviti i cibi agli invitati, i recipienti delle bevande, quelli per lavarsi le mani, le marionette a forma di scheletro "memento mori" pre-cattolica. Per capire l'importanza che aveva nelle case vesuviane l'argenteria, basti pensare che il Tesoro di Boscoreale constava di 109 pezzi, mentre quello trovato in Casa del Menandro a Pompei di 118. Roba da dinastie regnanti. "Balneare" è l'argento dei set femminili: specchi, portaunguenti e profumi, e lo strigile, strumento da toletta che funzionava da antenato delle creme per il peeling di oggi. I contesti sono i tredici luoghi dove sono stati ritrovati i diversi oggetti d'argento. I servizi completi sono invece esposti nella terza sezione: il Tesoro di Boscoreale dal Louvre, trovato nel 1895, quello della Casa del Menandro trovato nel 1930 (dal Museo Nazionale di Napoli); i 65 pezzi della Casa di Inaco ed Io di Pompei di cui è presente in mostra una ricostruzione inedita; infine il Tesoro di Moregine, riapparso in una "latrina", nascondiglio che per forza di cose sembrò sicurissimo a chi ve lo depositò in attesa di un ritorno che non gli fu più possibile.