Abbiamo messo in vendita la nostra parte di Palazzo Altemps negli ultimi otto, nove mesi per riorganizzare i nostri uffici e cercare una sede più grande. Devo dire che da subito abbiamo avuto diversi interlocutori interessati all'acquisto. Chi, ad esempio? Non è corretto svelarne i nomi, diciamo varie persone e società anche di primissimo piano. Ho letto che qualcuno sostiene che alla fine abbiamo venduto l'immobile ai "furbetti del quartierino". Sciocchezze. Posso dire che l'offerta delle società Giglio, che abbiamo accettato, era la migliore di tutte». Parla Maurizio Gardini, presidente di Confcooper, il consorzio delle cooperative "bianche" storicamente vicine all'area democristiana, nella sua veste legale di ultimo proprietario alla luce del sole, fino al 22 febbraio scorso, della parte privata di Palazzo Altemps, la prestigiosa porzione dell'attuale sede del Museo nazionale romano per la quale da giorni è nata una mobilitazione per spingere il ministero dei Beni culturali ad esercitare il diritto di prelazione all'acquisto. È quel giorno, infatti, che la blindatissima galassia delle Giglio srl (suddivise in otto diverse società, ognuna con capitale sociale di 10 mila euro) compra da Concooper l'edificio a due passi da piazza Navona per la non esigua cifra di 23 milioni di euro più 4 milioni e 600mila d'Iva. Di chi siano queste "Giglio", costituite ad hoc lo scorso 25 gennaio, resta un mistero, tutelato da privacy, segreti bancari, giovanissimi amministratori unici con nomi tra i meno noti, che il 22 marzo hanno trasferito tutte le loro quote a una nota banca d'affari tedesca. Un passo indietro. Come sia finita vent'anni fa quella frazione di palazzo nobiliare romano nelle mani di un consorzio emiliano che si occupa, in primis, di conserve e barbabietole, è di per sé un'altra stupefacente storia. Iniziata alla fine dell'800 quando il gioiello rinascimentale che ospitò D'Annunzio fu ceduto alla Santa Sede, la quale poi, nel 1982, lo rivendette a privati: allora però lo Stato (ministro Scotti) esercitò la prelazione e comprò i tre quarti di Palazzo Altemps per 5 miliardi di lire. Fin qui è storia vecchia. I punti da approfondire, adesso e in gran fretta, sono da una parte la piena correttezza della compravendita già conclusa ma, soprattutto, verificare se davvero, come emerso nelle scorse settimane, il ministro dei Beni culturali Rocco Buttiglione non farà scadere i termini per la prelazione e sanerà così le vecchia ferita cultural-immobiliare. La risposta si avrà forse lunedì, quando il ministro ha previsto un incontro con la stampa.