ROMA La cultura vista come «detonatore» di nuovo sviluppo, in grado di ridare fiato all'industria turistica. Ma non solo. Per farlo bisogna, però, operare uno scarto: recuperare Il ruolo di un'economia meno manifatturiera e più votata all'immateriale. Come, per esempio, il restauro, l'informatica, l'editoria. La tesi è di Gianfranco Imperatori, 70 anni, banchiere nonché segretario generale di Civita, associazione che gestisce i servizi aggiuntivi di 50 musei, ha 150 dipendenti e fattura 25 milioni. Secondo Imperatori, investire sul turismo culturale consentirà al settore di passare dal 12 al 20 del Pil. Al di là delle dichiarazioni di intenti, com'è realizzabile? Non possiamo reggere la competizione dei Paesi emergenti nella produzione di oggetti materiali. Come dire: scarpe e pantaloni dobbiamo lasciarli a loro. Nel mondo c'è, però, una forte domanda di Italia, intesa soprattutto come cultura. Il nuovo Governo dovrà prendere atto che non si può più parlare di turismo, ma di turismo culturale. Se continuiamo a scindere i due aspetti, perdiamo la sfida. E l'aumento del Pil? Per passare dal 12 a 20 è necessario che sull'intero territorio si inizi a ragionare in termini di progettualità del turismo culturale. In altre parole, occorre integrare i vari turismi. Il nostro Paese ne ha quattrocinque tipi. La Sicilia addirittura otto. L'integrazione dei turismi porta alla destagionalizzazione. E non occorrono risorse, perché già ci sono grazie alle Fondazioni, alle Camere di commercio, agli assessorati al turismo degli enti locali e territoriali. Quello del turismo culturale è un tema ricorrente. Sì, ma ora i tempi sono maturi. È stata una lunga gestazione, anche per l'assenza di una politica industriale del turismo culturale. Sia a livello nazionale, dove si è lasciato campo libero alle più diverse iniziative, con danni sul piano dell'immagine, sia a livello regionale, dove ci si affanna intorno a questi problemi, ma non si è mai pensato di realizzare i distretti culturali. Civita ne ha attivati dieci. Chiunque vinca le elezioni deve istituire a Palazzo Chigi un ufficio per il coordinamento del turismo culturale. Intanto l'Italia in campo turistico perde colpi... Dove si è abbinato turismo a cultura, il settore ha retto. Quale deve essere il ruolo dei privati in questo progetto? Se le città d'arte hanno incrementato il turismo è anche perché sono stati gestiti bene i servizi museali. Prima erano impresentabili. Si deve, però, andare avanti. La seconda stagione è quella dell'introduzione delle nuove tecnologie nei musei: la trasformazione del museo-tempio in museo-officina. La PriceWaterhouse stima anche se il dato mi sembra un po' azzardato che se i musei italiani si dotassero delle tecnologie adeguate per consentire fruizioni diverse delle opere d'arte, in dieci anni avremmo 2 milioni di nuovi occupati e 400 neo-imprese.
Musei hi-tech per il rilancio. Intervista a Gianfranco Imperatori
Il banchiere Gianfranco Imperatori sostiene che la cultura possa essere un detonatore di nuovo sviluppo per l'industria turistica italiana. Per farlo, però, è necessario recuperare il ruolo di un'economia meno manifatturiera e più votata all'immateriale, come il restauro, l'informatica e l'editoria. Secondo Imperatori, investire sul turismo culturale consentirà al settore di passare dal 12 al 20 del Pil. Tuttavia, non possiamo reggere la competizione dei Paesi emergenti nella produzione di oggetti materiali. Il nuovo Governo dovrà prendere atto che non si può più parlare di turismo, ma di turismo culturale.
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