Quando l'uomo più ricco del mondo, il creatore di Microsoft Bill Gates, decise di comprare uno dei pochi codici leonardeschi reperibili sul mercato non badò a spese. Il codice Hammer (36 fogli di 29x22 cm, databili 1505-1510), trattato da Christie's, passò nelle sue mani per oltre 30 milioni di dollari: la più alta somma mai pagata per un manoscritto. Era il 1994. Se la cifra vi sembra strabiliante (come lo è), provate a pensare però a quanto potrebbe valere sempre per restare in ambito leonardesco il Codice Atlantico. In possesso della Biblioteca Ambrosiana di Milano, l'Atlantico è formato da dodici volumi, con ben 1.119 fogli di 65x44 centimetri, che testimoniano da vicino 40 anni di vita intellettuale dell'artista. Molto, molto più prezioso del codice Hammer. Anzi, del «codice Gates», come si chiamerà d'ora in poi. Se l'Atlantico è il classico pezzo per il quale si dice con buona probabilità di essere nel giusto che è di valore inestimabile, di tesori di questo tipo le grandi biblioteche del mondo sono piene. Oggettivamen-te è difficile stabilire quanto possano valere i singoli libri delle collezioni più famose, ma capita ogni tanto di trovare dei pezzi sul mercato, come lo Shakespeare che verrà battuto da Sotheby's fra qualche mese, che possono darci un'idea delle quotazioni che toccano edizioni a stampa e manoscritti. Del resto, i libri si sono sempre comprati e venduti. Hanno sempre avuto un prezzo "di copertina". Le più grandi biblioteche (dalla Vaticana alla nazionale di Vienna, da quella del Trinity College di Dublino alla Marciana di Venezia) sono nate per impulso del mecenate di turno che iniziava la raccolta spendendo di persona. Magari commissionando direttamente il libro. Ancora negli anni 20 era possibile trovare sul mercato la celeberrima Bibbia di Borso d'Este, che qualcuno ha definito «il libro più bello del mondo». Un capolavoro assoluto della miniatura realizzato fra il 1455 e il 1461 per Borso d'Este, signore di Ferrara, e oggi vanto della Biblioteca Estense di Modena. Ebbene: l'esemplare fu comprato nel 1923 dall'industriale Giovanni Treccani. La "bibbia bela" (così era annoverata nei cataloghi estensi) stava per essere venduta, attraverso un antiquario parigino al banchiere John Pierpont Morgan, collezionista tra i maggiori del secolo. Treccani sborsò di tasca propria l'astronomica cifra di 5 milioni di allora. Ma non tenne per sé il libro: lo regalò, con gesto di rara magnanimità, allo Stato italiano. Se poi si vuole passare dai manoscritti (la cui maggiore rarità è data anche dalla scarsa riproducibilità, oltreché dallo stato di conservazione) ai libri stampati, anche qui non mancano i colpi eccezionali. Il libro stampato più famoso del mondo è il primo, quella Bibbia dalle 42 righe che, se anche mandò in fallimento il suo creatore, Johannes Gutenberg, diede gloriosamente il via all'epoca della stampa. L'ultima passata sul mercato venne battuta a un'asta newyorchese nel 1987. L'esemplare, appartenuto alla contessa californiana Estelle Doheny, fu venduto per 5,4 milioni di dollari a un consorzio di librai antiquari giapponesi e successivamente è stato ricomprato (ma non si conosce il prezzo) dalla Keio University. «I grandi collezionisti dice Hans Tuzzi, esperto bibliofilo, auto: re di vari libri sull'argomento al contrario di quanto succedeva in passato, sono molto più restii a essere in vista. Una volta i Rotschild o i Getty dominavano la scena con sfarzo. Questo è un fenomeno particolare, anche perché quando si sa che un libro è appartenuto a un celebre collezionista il valore di questa appartenenza sul mercato si fa sentire. Non conta solo chi il libro l'ha scritto, ma anche chi l'ha avuto in casa». Di Bibbie, Gutenberg ne stampò, pare, 180, tra il 1452 e il 1454. «Oggi al mondo ne sopravvivono 49 spiega Tuzzi . Di queste 37 sono stampate su carta e 12 su pergamena». Ogni tanto, però, se ne trovano altre: negli ultimi 50 anni ne sono spuntate tre. Non è escluso che qualcuna riaffiori in futuro. In Italia ce ne sono due, una in carta e una in pergamena. Custodite, inutile dirlo, nella Biblioteca apostolica vaticana. Quest'ultima è, probabilmente, la biblioteca più ricca e prestigiosa del mondo. Voluta da Niccolo V nel 1448, e nata con una dotazione di 350 codici, contiene oggi manoscritti, incunaboli, pergamene e libri di incalcolabile valore. Alcuni non solo per la rarità bibliografica, ma per la loro importanza di fede. Come quelli, non a caso citati da Giovanni Paolo II nelll'inaugurare (era il 1984) i nuovi edifici. «Dal venerabile Codice vaticano B al papiro Bodmer, che contiene le lettere di san Pietro...»: si tratta solo di due degli esempi (il primo è una delle bibbie più antiche, IV sec, di area egiziana, scritta in greco) che si possono estrarre da quell'autentico tempio di cultura che è la Vaticana. Che annovera anche i manoscritti di Martin Lutero (che traduce le favole di Esopo), la Bibbia miniata del duca di Berry o il mitico Virgilio, unico superstite di libro scritto e miniato di epoca romana. Chi può fare concorrenza alla Vaticana, pur essendo molto più giovane, è la londinese British Library. Di istituzione recente (fu creata nel 1972 con un'apposita legge), incorpora i tesori prima custoditi al British Museum. L'importanza dell'istituzione si vede non solo dall'immenso patrimonio librario, ma dal fatto che per ospitare la raccolta il governo inglese fece costruire un edificio completamente nuovo, vicino alla stazione ferroviaria di St. Pancras: ebbene, si tratta del più grande edificio pubblico costruito nel Regno Unito nel XX secolo. Le biblioteche pubbliche e nazionali sono di centrale importanza nella tutela e valorizzazione di quel patrimonio spesso intangibile che è la cultura e l'essenza stessa di una nazione. Con questo spirito l'ex presidente francese Mitterrand volle fortemente la nuova biblioteca nazionale francese (con la sua inaugurazione, nel 1995, chiuse il suo ultimo mandato), con questo scopo si custodiscono tesori di grande valore simbolico più che economico. L'ultimo acquisto di questo tipo lo ha fatto lo scorso 8 marzo la Biblioteca Nazionale di Dublino. Nonostante possedesse già numerose carte di Joyce, ha pagato la straordinaria cifra di 1,7 milioni di euro (grazie al sostegno economico di una banca) per aggiungere al patrimonio solo sei paginette (inedite) del 1923 con un primo abbozzo della trama di «Finnegan's Wake». Non importa, in fondo, ciò che c'è scritto: Joyce è l'Irlanda, come Dante è l'Italia. Se mai spuntasse un autografo del nostro maggior poeta, del quale nulla ci è rimasto di originale, saremmo di fronte al più emozionante dei reperti per un italiano. Che si fatica persino a immaginare. Figuriamoci a dargli un prezzo. II 29 aprile riapre a New York la nuova Morgan di Renzo Piano Dopo circa tre anni di chiusura per lavori di ristrutturazione, ormai il grande momento è giunto. La Morgan Library riaprirà i battenti il 29 aprile: sarà una festa per New York. Non solo per gli appassionati di cultura, ma anche per quelli di architettura. I lavori di ristrutturazione sono firmati da Renzo Piano: un nuovo ingresso su Madison Avenue, una struttura di vetro trasparente che farà dialogare i nuovi edifici con la struttura secolare preesistente, disegnata appositamente da Charles McKim. La Morgan custodisce la strepitosa collezione raccolta in 30 anni di infaticabile ricerca dal banchiere americano John Pierpont Morgan (1837-1913). Aperta al pubblico fin dal 1924 vanta tra i propri pezzi una «Bibbia» di Gutenberg, un'«Apocalisse» di area tedesca e un'edizione londinese (del 1623) delle opere di Shakespeare. Ma è nei fondi manoscritti che si toccano i capolavori. Dagli autografi dei più celebri scrittori (Jane Austen, Twain, Byron, Poe) si staccano per bellezza il «Libro d'Ore Farnese» e i «Vangeli di Lindau». VATICANA La biblioteca ospita: 1,6 milioni di libri stampati, 8.300 incunaboli, 150mila manoscritti, alcuni rarissimi, 100mila incisioni, 300mila tra monete e oggetti d'arte I pezzi celebri sono: Papiro Bodmer, Virgilio Vaticano (unico esempio superstite di manoscritto miniato di epoca latina), Favole di Esopo scritte di pugno da Martin Lutero, «Forma Urbis». BRIT1SH LIBRARY In continua espansione, ha più 150 milioni di beni in inventario. 3 milioni di elementi nuovi ogni anno, circa 11,2 milioni di monografie, riceve più di 41,500 riviste, 8 milioni di francobolli, 310.000 manoscritti, da Jane Austen ai Beatles, 4 milioni di mappe I pezzi celebri ospitati alla British Library sono: il Vangelo di Lindisfarne, due copie originali della Magna Charta 1215, l'unica copia rimasta del poema Beowulf, Primo In folio delle opere di William Shakespeare, prima edizione del Times (18 marzo 1788) QUANTO SI RIVALUTA UNA BIBBIA DI GUTENBERG XV-XVIII secolo. La storia dell'esemplare della Bibbia di Guteriberg, oggi in possesso della Keio University inizia in una casa religiosa a Magonza Metà del XIX sec. Il libro è in possesso del conte di Gosford 1878 La sua libreria è venduta a un antiquario londinese, James Toovey 1884 Il 21 aprile Puttick Simpson la comprano per 500 sterline 1884-1908 In questo periodo va in possesso di Lord Amherst of Hackney 1908 Il 3 dicembre in un'asta da Sotheby's: per 2.050 sterline è comprata dal libraio Quaritch per conto di C.W. Dyson Perrins 1947 L'11 marzo da Sotheby's (per 22mila sterline) è comprata dal libraio Maggs per conto di Sir Philip Frere 1950 In ottobre la contessa Doheny la compra, via Maggs, per 70.093 dollari 1987. Il 22 ottobre in un'asta da Christie's. Comprata dal cartello di librai Maruzen, per 5.300.000 dollari 1996 La Bibbia viene compratadall'Università giapponese Keio. Ma il prezzo resta ignoto PER SHAKESPEARE RECORD IN VISTA Il record precedente per un'edizione dell'in-folio delle opere di Shakespeare (la prima edizione delle commedie dell'autore inglese) fu stabilito da Christie's, nell'ottobre 2001. Il libro fu battuto a New York per la cifra di 6,1 milioni di dollari. Ma la prossima vendita potrebbe polverizzare anche questo record. Passerà infatti sotto i martellini di Sotheby's, il 13 luglio, un'altra copia della celebre opera. Il libro contiene una collezione di 36 opere shakespeariane (18 delle quali vengono attestate solo grazie a questa edizione) e fu pubblicato nel 1623. Se ne fecero 750 esemplari che venivano venduti (probabilmente) per 20 scellini. La copia che andrà all'asta appartiene alla Williams's Library di Londra, che la cederà per trovare fondi per sopravvivere. Esistono circa 250 copie dell'in-folio di Shakespeare (una sola in mani private, secondo le stime di Sotheby's). La rarità di questa copia in vendita è che mantiene una legatura del XVII secolo, La Williams's Library, fondata nei primi anni del XVIII secolo, è la più importante biblioteca per la ricerca sulle fonti protestanti di Inghilterra.