Intanto, però, a Roma sulla cessione di palazzo Altemps è scoppiata una bufera politica Veltroni si fionda sulle elezioni e propone la vendita della Rai E' l'ora del sindaco di Roma, Walter Veltroni. Fin qui tutti gli osservatori politici sono concordi nell'affermare che ha latitato un po'. Forse per non urtare troppo la suscettibilità di Romano Prodi o semplicemente per non allungare troppo il passo nella corsa alla sua rielezione (data per scontata) alla carica di primo cittadino della capitale. Ma adesso, tirato un po' per la giacchetta, Veltroni si è fiondato sulla campagna elettorale facendo subito discutere. Innanzitutto per la modalità scelta: un'intervista sul settimanale di famiglia dell'avversario di Prodi. Ma soprattutto per aver introdotto nel dibattito un argomento scottante quando ormai le propagande contrapposte dei due schieramenti sembravano doversi impegnare ancora a lungo sulle tasse. L'oggetto misterioso lanciato da Veltroni nello stagno della politica è la privatizzazione della Rai. Facendo immediatamente balzare sulla sedia, ca va sans dire, il direttore Sandro Curzi e mezza sinistra o forse anche di più. «La breve e secca frase sulla Rai (va privatizzata) attribuita a Veltroni da un anticipazione di intervista a Panorama», ha immediatamente dettato alle agenzie l'ex direttore di Telekabul e consigliere di amministrazione della Rai, «se effettivamente pronunciata, non farebbe onore alla complessità della materia, alle posizioni tradizionalmente sostenute e alla proverbiale ragionevolezza dell amico Veltroni». Curzi non è uno sprovveduto. Da vecchia volpe dell'informazione ha accertato «con sollievo» che solo rispondendo ad una specifica domanda dell intervistatore (« La Rai va privatizzata?»), Veltroni ha risposto: «Sì, ci vogliono dei soci privati». Ma il dubbio nella sinistra è destinato comunque a montare. Lo stesso Curzi aveva parlato di «rammarico» e «preoccupazione» per la «vaghezza» degli accenni riservata dai dirigenti dell Unione nel corso della campagna elettorale alla questione televisiva. Quanto i timori degli statalisti ad oltranza siano giustificati non si sa. Di certo, nel caso di Veltroni non ci si trova di fronte ad una conversione spinta verso le liberalizzazioni e le privatizzazioni. La prova? Proprio ieri, il sindaco di Roma ha rivolto il seguente appello al ministro per i beni culturali Rocco Buttiglione: «La prego, gentile ministro, di intervenire con urgenza, nel tempo brevissimo che ancora resta, per impedire che interessi privati, magari di carattere speculativo, prevalgano sugli interessi della città e sulle ragioni della cultura». L'oggetto della missiva è la possibile cessione di un palazzo storico di Roma, seppur prestigioso: palazzo Altemps. «Restano», ha aggiunto il sindaco, «poco più di tre settimane perché la Sovrintendenza regionale eserciti il diritto di prelazione sulla parte dell'immobile acquistato da alcune società private le cui intenzioni sono tutt'altro che chiare. L'acquisizione di Palazzo Altemps è stata, qualche anno fa, un segnale molto importante per la nostra comunità e per il patrimonio culturale di Roma e di tutto il paese. Sarebbe davvero grave», ha concluso Veltroni, «se, per incuria o calcolo, l'alienazione a privati dell'ala non acquisita al patrimonio pubblico compromettesse il progetto del polo museale e chiudesse per sempre ai cittadini una parte essenziale di un bene che la città, a buon diritto, considera suo». Veltroni non è solo. L'ex ministro ai beni culturali Giovanna Melandri è scesa in campo contro la possibile vendita con argomentazioni anche più veementi. Ed anche la Margherita la pensa così. «Non bisogna permettere che Palazzo Altemps, una delle costruzioni più belle di Roma, finisca nelle mani di privati, di cui tra l'altro poco o nulla si conosce. È necessario che lo stato eserciti il diritto di prelazione per impedire che Roma perda uno dei suoi patrimoni architettonici», hanno affermato alcuni senatori del partito di Francesco Rutelli. «È impensabile che questo splendido edificio rinascimentale possa essere sottratto alla città», hanno aggiunto, «Lo stato deve far valere il proprio diritto di prelazione perché lo ha ricordato l'assessore comunale al patrimonio Claudio Minelli, in una porzione del prestigioso immobile troverà collocazione il museo geologico romano». Dunque, la conclusione potrebbe essere che se parlare di grandi cessioni è facile, vendere anche soltanto un palazzo diventa quasi impossibile. Buttiglione, che ha la facoltà di sostituirsi al compratore privato entro sessanta giorni dall'acquisto, può dimostrare da che parte sta.