Il verdetto che blocca i Matarrese È stato inutile l'ultimo, estremo tentativo dei costruttori Matarrese di bloccare - anche provvisoriamente - la demolizione dei palazzi di Punta Perotti. Il ricorso urgente «700», presentato martedì scorso dal loro legale, Francesco Biga, è stato dichiarato «inammissibile» dal giudice della seconda sezione civile del Tribunale Luigi Agostinacchio. Il magistrato 44enne ha depositato il provvedimento alle 13,30, nella cancelleria al secondo piano del palazzo di giustizia di piazza De Nicola. Quindi, dopodomani, domenica 2 aprile, alle 11 circa, la «General Smontaggi srl», l'azienda dì Novara che ha vinto l'appalto comunale per la demolizione, potrà azionare le prime cariche esplosive che raderanno al suolo il complesso edilizio. In effetti, l'abbattimento avverrà in tre giornate: proseguirà domenica 23 aprile e si concluderà l'indomani, lunedì 24. Contro la decisione, i Matarrese possono proporre reclamo al collegio della stessa sezione: fino a ieri sera, i legali e i rappresentanti della famiglia erano in riunione per decidere il da farsi. Nella mattinata di oggi se ne saprà di più, anche se i tempi procedurali sarebbero ristrettissimi. I costruttori chiedevano lo stop alla demolizione perché due dei tre edifici sono pignorati da una società del gruppo Matarrese, la «Salvatore Matarrese spa», che vanta un credito ipotecario di sei milioni e mezzo di euro verso la «SudFondi srl», che costruì il complesso residenziale oggi nel patrimonio del Comune, il giudice ha accolto la tesi del Comune, esposta nell'udienza di mercoledì pomeriggio dagli avvocati Alessandra Baldi e Giorgio Costantino. Nel provvedimento, di 10 pagine, Agostinacchio ricorda che già due sentenze (del 22 dicembre 2004 e del 27 ottobre 2005) hanno dichiarato improcedibile il riconoscimento dell'efficacia del pignoramento. «Improcedibilità - scrive Agostinacchio - che incide in maniera diretta e immediata sull'azione esecutiva, privando di efficacia il pignoramento in oggetto e il creditore pignorante del diritto alla conservazione degli immobili. Inoltre - continua il giudice - non si può condividere la tesi secondo cui le pronunce che non hanno riconosciuto il pignoramento non sono esecutive perché non sono passate in giudicato» in quanto «le ordinanze del giudice dell'esecuzione sono esecutive e tale effetto non consegue alla definitività del provvedimento stesso ma permane nel periodo in cui è possibile», anche in presenza di opposizione. Inoltre, spiega il giudice civile, non si può affermare - come sostenevano i costruttori nel ricorso - che poiché il pignoramento risulta tuttora iscritto nei registri immobiliari sia valido ed efficace e quindi possa fermare la demolizione. Il Comune è diventato proprietario degli edifici in seguito alla sentenza della Cassazione di gennaio 2001, che assolve definitivamente i costruttori e i progettisti ma ordina la confisca degli immobili, perché abusivi, e il loro passaggio al patrimonio cittadino. L'indagine penale era stata avviata nel 1996.