Ben 872 quadri e 27 sculture firmate De Chirico, Carrà, Sironi, Pomodoro... Sono le opere donate alla Diocesi di Piacenza da una signora che aveva gestito uno studio medico a Milano: alcune furono date in pagamento quando gli artisti erano poveri. Saranno in mostra a settembre. «Piacenza, marzo ara Rosa...», «Gentile signora Marzolini».... Le firme, in calce a lettere e biglietti della metà del secolo scorso, appartengono ai più noti artisti italiani dell'epoca: Filippo De Pisis, Giorgio De Chirico, Carlo Carrà, Giò Pomodoro, Fiorenzo Tornea, solo per citarne alcuni. Scrivono a Domenica Rosa Marzolini, un'infermiera molto particolare. Nel 1950 viene assunta a Milano nello studio di due medici, Ettore e Fede Simonetti, fratello e sorella, che abbinano alla sapienza nel campo della salute anche la passione per l'arte. Da quel momento i loro gusti in fatto di quadri e sculture non saranno più gli stessi. Rosa Mazzolini, originaria di Brugnello, borgo sui colli della Val Trebbia a 55 chilometri da Piacenza, contagia entrambi con il suo amore per l'arte contemporanea e con l'intuito formidabile nel riconoscere il valore di artisti non ancora apprezzati. Milano, all'epoca, è un grande centro dell'arte italiana. Ma anche il luogo dove nasce un piccolo e poco visibile crocevia per pittori e scultori: non è il classico caffè dalle stanze fumose, ma uno studio medico a due passi dal Duomo, in via San Fedele. Qui, e nell'abitazione dei Simonetti, bene introdotti nella società dell'epoca, si chiedono consulti medici e si discute di arte. Qui prende origine una collezione finora sconosciuta, che conta 899 opere inedite (872 dipinti e 27 sculture) ed è il frutto del sodalizio tra i due medici, la loro infermiera e decine di artisti: Enrico Baj, Carlo Carrà, Michele Cascella, Bruno Cassinari, Giorgio De Chirico, Filippo De Pisis, Lucio Fontana, Manzoni. Una collezione composta da due corpi, quello dei Simonetti e quello della signora Mazzolini: alla morte dei due specialisti la loro parte è stata ereditata dalla signora. Rosa Mazzolini, 76 anni, sposata con un noto avvocato del foro di Milano e senza figli, ha deciso di donarla alla Diocesi di Piacenza, con l'indicazione di non disperderla e soprattutto di esporla al pubblico. L'atto di donazione risale a un anno fa, ma è stato reso noto solamente nei giorni scorsi. La collezionista ha deciso però di rimanere nell'ombra (una decisione, comunicata a Oggi che l'ha rintracciata, ancor più lodevole in un periodo in cui pur di apparire si mistifica) e di lasciare spazio soltanto alle opere che ha custodito con passione. Dal prossimo 30 settembre saranno visibili a Piacenza, in una mostra che avrà un polo centrale e più sedi dislocate. Poi, una volta individuato il luogo adatto, saranno esposte in modo permanente. A parlare per Rosa Mazzolini, a mostrare i pezzi che non sono ancora stati imballati in attesa dell'autunno, è don Giuseppe Lusignani, 31 anni, laurea in filosofia, master in Beni Culturali in corso, coordinatore del comitato scientifico della mostra. Ha seguito la vicenda fin dall'inizio, perché ha conosciuto la collezionista diversi anni fa, quando era parroco a Brugnello, dove Rosa Mazzolini è tornata a vivere nel 1990 con il marito oggi ottantenne. Giancarlo Marchese, scultore milanese amico di Rosa Mazzolini, la descrive come «una donna saggia che ama l'arte in modo speciale e disinteressato, caratteristiche insolite in questo ambiente. Ricordo le sue visite nel mio studio: ore e ore a guardare ogni cosa. Ha amato profondamente le opere che ha comprato e ha lottato con tutte le forze per evitare i furti. Ne ha subiti parecchi e proprio per questo è sempre stata molto attenta: credo che fosse una grande sofferenza per lei conservare i quadri e le statue, tutti imballati, in un magazzino. Ricordo i suoi De Chirico, i Sironi. Quando me li mostrava andava a prenderli di qua e di là, spacchettando con cura. Le sarebbe piaciuto dar vita a un museo, ma chi poteva garantire l'integrità della collezione nel tempo? Ora, con questa donazione potrà finalmente vedere tutte le sue opere». La collezione è dunque un tesoro di pezzi mediti, accumulati secondo logiche estranee al mercato: a guidare i collezionisti è stata una curiosità appassionata. Andrea Del Guercio, direttore del dipartimento di Arte e Antropologia del Sacro all'Accademia di Brera, è convinto che le opere rappresentino un patrimonio assolutamente originale: «Di solito le collezioni private seguono un tema, un periodo, un gruppo artistico. E spesso sono molto noiose. Qui siamo di fronte a un caleidoscopio che esprime le infinite variabili artistiche tra il 1940 e il 1970. Un viaggio sperimentale nelle sensibilità del mondo dell'arte e nel mondo intimo degli artisti e dei loro collezionisti. Il livello delle opere è alto, anche se, come in un mazzo di carte, non ci sono soltanto assi e briscole». La storia della ragazzina di provincia che arriva in città, si entusiasma di fronte a dipinti e sculture e diventa l'anima di un piccolo crocevia artistico, comincia negli Anni 40. La numerosa famiglia Mazzolini (padre, madre e 9 figli) si trasferisce a Milano e Rosa studia per diventare infermiera. Nel dopoguerra la vita è dura, i soldi pochi. Chi ha tempo e voglia di frequentare le gallerie, di lasciarsi affascinare dai dipinti, di appassionarsi vagando per le mostre? Rosa Mazzolini fa tutto questo. Si lascia affascinare dalla pittura, astratta e figurativa, e poco alla volta comincia a studiare la storia dell'arte, da sola. È giovane ma ha le idee chiare: adora Filippo De Pisis e Fiorenzo Tornea, per esempio. Come in un mazzo di carte, tra i quadri non ci sono solo assi Quando risponde all'annuncio di un ambulatorio privato che cerca un'infermiera nasce il sodalizio che dura fino alla morte dei due Simonetti. Loro sono bene inseriti nella Milano dell'epoca, ma è grazie alla giovane dipendente che affinano il loro gusto e si mettono in contatto con artisti come Rosai, Tornea, De Chirico, Carrà, De Pisis. Nel materiale d'archivio compreso nella donazione ci sono lettere in cui De Chirico chiede consigli per la sua salute. Nel dipinto Ippocrate rifiuta i doni è evidente l'omaggio del maestro della Metafisica alla professione dei committenti, dediti alla medicina come Ippocrate. L'archivio comprende anche documenti che testimoniano la partecipazione di Rosa Mazzolini all'organizzazione di mostre, cataloghi a lei dedicati dagli artisti: alcuni, pazienti dello studio, utilizzano le loro opere come ringraziamento per le cure ricevute. La giovane infermiera si entusiasma ad ascoltare Carlo Carrà, già anziano, mentre discute animatamente di arte. E poi conosce personalmente Filippo De Pisis, il pittore-poeta ferrarese dalla vita sregolata [vedere a pag. 109]. Rosa Mazzolini ricorda spesso, commuovendosi, la sua umanità sensibile, le passeggiate stravaganti nel centro di Milano, con il pappagallo Cocò sulla spalla. E ricorda Ferrara, deserta, il giorno dei funerali dell'artista, nel 1956. Lei è tra i pochi venuti a dirgli addio. Della collezione fa parte Brugherio, dipinto da De Pisis all'epoca del ricovero a Villa Fiorita (1950) per i suoi disturbi nervosi. A settembre vedremo anche il dipinto che Ottone Rosai consegnò a Rosa Mazzolini il pomeriggio prima di morire, nel 1957, Cupolone con campanile, realizzato per i Simonetti. Gli unici a non gioire per la donazione saranno forse i clienti del ristorante Rocca Rosa di Brugnello, di proprietà di Rosa Mazzolini fin dagli Anni 60: non ceneranno più accanto al Sole Nero di Giò Pomodoro, amico della titolare. ANONIMO DONATORE SALVA UNA CITTÀ Un premio in Italia al benefattore senza volto di Gorlitz A proposito di mecenati in ombra: l'ultimo Premio Rotondi ai salvatori dell'arte, che viene assegnato annualmente a Sassocorvaro nel Montefeltro marchigiano, è andato a un anonimo benefattore di Gorlitz. Ogni anno, dal 1995, questa città di 60 mila abitanti che nei secoli è stata polacca, sassone, prussiana, per poi ritrovarsi nella Germania dell'Est nel 1945, riceve oltre 500 mila euro da un donatore misterioso che indirizza il denaro per restaurare i palazzi e le strade del centro storico. Senza mai svelare la propria identità o le ragioni di questo straordinario atto di generosità, l'angelo mecenate esprime solo, tramite un suo portavoce, l'auspicio che il denaro sia speso nel recupero dei gioielli antichi del borgo. Come in effetti è avvenuto: gestiti da una fondazione, i soldi sono serviti a riportare Gorlitz (nella foto a lato, il municipio) ai suoi fasti di gioiello delle architetture gotica, rinascimentale e barocca.
Oggi
30 Marzo 2006
✓ Entità verificate
Alla mia terra emiliana ho fatto un'iniezione d'arte
SI
Silvia Casanova
Oggi
Artista / Persona
Bene culturale
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