«Il piano di gestione che l'Unesco richiede a tutti i siti italiani, entro il 2005, è un obbligo, certo, ma non solo: è una grande opportunità da sfruttare». Il sottosegretario ai Beni culturali Nicola Bono (grande patron della manifestazione di Noto) è certo. «L'Italia può diventare leader mondiale nelle politiche di conservazione e di accoglienza, a patto di introdurre un nuovo concetto di turismo culturale: i visitatori devono essere messi in condizione di capire come monumenti e musei non possono essere disgiunti dal territorio che li ospita». Proprio per questi motivi è sempre più apprezzabile la nascita di una mentalità di marketing territoriale, una carta vincente in mano agli amministratori (fortunati) di siti entrati a far parte dell'Unesco. «Ci vuole prosegue Bono una maggior collaborazione e coordinamento tra tutti i livelli di amministrazione. Senza un patto di unità d'azione non faremo quel salto di qualità che, invece, oggi possiamo far fare al nostro turismo culturale, proponendolo come motore propulsivo delle economie dei territori nei quali si attua». E non c'è (novità assoluta) la solita richiesta di fondi al Governo. Al contrario: «Noi dobbiamo essere appetibili non solo per il turista, ma soprattutto per l'investitore. In maniera particolare dovremo badare ai privati: ecco, noi siamo, se facciamo bene i piani di gestione, i "garanti" nei confronti di quell'investitore che il suo impegno non andrà deluso». Anche per questo l'Italia, secondo Bono, deve rafforzare la sua presenza all'interno dell'Unesco, che, negli ultimi anni, ha fatto prevalere criteri di ammissione anche di livello territoriale, favorendo i Paesi in via di sviluppo: «Una tendenza conclude Bono che ci lascia perplessi, e che speriamo possa cambiare presto». Concorda Giancarlo Abete, presidente di Federturismo. «Dobbiamo essere in grado di fare sistema, puntando sulla qualità dei siti, dell'accoglienza e delle infrastrutture. Il comparto turistico va potenziato, con l'alleanza di tutte le componenti in grado di farlo. Non basta più dice ancora Abete attrarre un turista: la motivazione psicologica è necessaria, ma non è sufficiente per attirare meglio e in maniera più duratura il turismo nel nostro Paese». Nonostante le ultime annate non troppo felici (dovute anche a situazioni internazionali), Abete è sicuro: «Quella quota di turismo culturale, oggi stabile intorno al 30 del totale del flusso verso l'Italia, può e deve aumentare. Ci vuole maggiore qualità e dobbiamo iniziare a puntare anche sulla formazione».