Lo smog, i restauri, gli errori hanno stravolto le tinte originarie degli edifici. Che ora il II municipio vuole ripristinare da Coppedè fino a Trieste e Parioli C'era una volta il colore rosa. Poteva cambiare la tonalità, essere più sfumata o più decisa, tendere al giallo o al rosso. Ma restava il carattere cromatico prevalente di Roma. Poi lo smog, la scelta di materiali sbagliati, gli errori, alcuni anche grossolani, nel restauro dei palazzi, hanno modificato fino ad oscurare alcuni luoghi magici della città. Ed è stato come se qualcuno avesse girato l'interruttore, spento la luce. Gli edifici grigi sono finiti accanto a quelli riverniciati di fresco, toni più accesi, diversi, molto diversi da come erano in origine. Ed ecco che ora il II Municipio vuole darsi «un piano del colore», stabilire una verità cromatica delle sue facciate. Evitare cioè che a prevalere sia l'impulso condominiale, la tentazione di prendere un pennello, passarlo qua e là, senza regole, senza storia. Il II Municipio comprende quartieri che il nuovo piano regolatore approvato di recente dal consiglio comunale classifica come "città storica": Flaminio, Parioli, Pinciano, Salario, Trieste. Edifici d'epoca accanto a, villini liberty, palazzi stupendi come quelli realizzati tra il 1908 e il 1926 dall'architetto fiorentino Gino Coppedè, oggi sottoposti a vincolo. La tutela del colore originario è un tema antico. Nuova è però l'idea, sponsorizzata dall'ex presidente del II Municipio Antonio Saccone, di farne un progetto e bandire un concorso. L'incarico è andato all'architetto Marcella Morlacchi, considerata un'autorità in materia di arredo urbano. Docente di Disegno dell'architettura all'Università di Pescara e di Restauro dei monumenti alla facoltà di Valle Giulia, la Morlacchi ha superato mille difficoltà e condotto personalmente le ricerche anche girando casa per casa, vicolo per vicolo. «È stato necessario salire sulle terrazze, studiare il profilo, considerare le mansarde e le superfetazioni», lei racconta. Il risultato di questo lungo lavoro - presentato ieri ad esperti e studenti anche da Lavinia Mennoni, assessore municipale ai Lavori pubblici - è un lungo elenco di schede e «la tavolozza dei colori». Una scala cromatica in cui vengono riprodotte le tonalità che si possono assumere nel tempo, suddivisa sui toni rossi e giallo-ocra del laterizio, chiaro scurogrigio peperino del laterizio. «Abbiamo classificato gli edifici in due categorie A e B. Alla prima appartengono gli edifici storici e monumentali realizzati nel periodo eclettico, ovvero dopo il piano regolatore del 1909. Sono quelli che hanno le caratteristiche, anche stilizzate, del palazzo medievale, rinascimentale e barocco. Sono formati per lo più da basamenti cantonali o in bugnato e da portali con cornici timpanate o arcuate. Alla seconda categoria appartengono gli edifici del periodo razionalista e moderno», Nel piano della Morlacchi sono state scelte a campione alcune strade considerate "strategiche" : via Flaminia, Viale Parioli, Viale Bruno Buozzi, Via Tagliamento, via Po, via Salaria, Corso Trieste. «Uno dei problemi con i quali dobbiamo più spesso fare i conti - riprende la professoressa Morlacchi, nota anche per i suoi acquerelli - sono gli errori in cui si può incorrere durante i restauri. I più frequenti sono usare vernici al quarzo plastico non trasparenti e scegliere una tinta non correlata con la particolare architettura e con lo specifico ambiente urbano». Colori destinati al fondo a volte finiscono sul travertino. «E questo non deve succedere - riprende l'architetto - il mattone in laterizio non può e non deve essere mai uguale a quello delle parti architettoniche, archi, finestre, intelaiature. Errori come questi sono da segnare con la matita blu, squalificano un edificio e lo deprezzano. Un esempio tipico è quello del ministero delle Finanze, restaurato male. Ecco perché serve un piano, serve recuperare la tradizione storica del colore».
(Roma) In difesa del rosa. Un Piano per recuperare il colore sparito
Il II Municipio di Roma ha deciso di creare un piano per il colore degli edifici dei quartieri storici di Flaminio, Parioli, Pinciano, Salario e Trieste. L'architetta Marcella Morlacchi ha condotto ricerche e ha creato una tavolozza dei colori per evitare errori nel restauro. I palazzi e le case sono stati classificati in due categorie: A e B. La Morlacchi ha anche identificato gli errori più comuni durante i restauri, come l'uso di vernici non trasparenti e la scelta di colori non correlati con l'architettura e l'ambiente urbano. Il piano vuole recuperare la tradizione storica del colore e evitare che gli edifici vengano deprezzati.
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