«Con me ritorna la musica dell'acqua» Leonardo Lombardi, 78 anni, restauratore di organi ad acqua. Dopo aver ripristinato quello di Tivoli, a Villa d'Este, ne ha ricostruito uno antico a Siviglia, nato nel '600 per opera dell'architetto milanese Vermondo Resta, nei giardini dell'Alcazar. Leonardo Lombardi racconta la storia di questi organi ad acqua, assai di moda nella stagione barocca, e di cui ormai pochissimi sopravvivono. «Il più celebre? Quello del Quirinale, restaurato da poco. L'organo di Tivoli? Il più antico, celebrato da grandi viaggiatori come Michel de Montaigne». «D'idraulica antica, ho cominciato ad occuparmi negli Anni 80, studiando dapprima il sistema termale di Caracalla; io nasco come idrogeologo: mi sono laureato nel '52, ho girato il mondo, si potrebbe dire, a caccia d'acqua», spiega Leo (Leonardo) Lombardi, 78 anni. La genia dei Lombardi deve avere qualche cromosoma alquanto singolare. Nel 1927, il padre, Pietro, è autore delle "fontane dei Rioni", che si ammirano un po' in tutta Roma: quelle delle Anfore, degli Artisti, e così via; Ferruccio, il fratello di Leonardo e purtroppo da poco scomparso, si è dedicato, tra l'altro, a censire palazzi e palazzetti, e ad inventariare le mille chiese di Roma che ormai non esistono più; lui si è messo, invece, a restaurare qualcosa di assai raro: gli organi ad acqua. Dopo aver ripristinato quello di Tivoli, a Villa d'Este (sulla spinta della direttrice, Isabella Barisi), ne ha ricostruito uno antico a Siviglia, nato nel '600 per opera dell'architetto milanese Vermondo Resta, nei giardini dell'Alcàzar. Insomma, come succede spesso, il nostro Paese esporta restauro, esporta Beni culturali. Leonardo Lombardi racconta la storia di questi organi ad acqua, assai di moda nella stagione barocca, e di cui ormai pochissimi sopravvivono: «II più celebre è di sicuro quello del Quirinale, restaurato da poco per volere di Francesco Cossiga e inaugurato da Carlo Azeglio Ciampi, creato a fine '500 da Giovanni Fontana, su commissione di Clemente VIII Aldobrandini, e dall'organaro Luca Blasi; rifatto nel '600 da padre Atanasio Kircher, e tornato a suonare nel 2002, forse dopo quasi due secoli di silenzio. Io, invece, mi sono dedicato a quello di Villa d'Este, a Tivoli, che è il più antico di tutti, celebrato da grandi viaggiatori come Michel de Montaigne, anche se il primo a parlarne è un altro francese. Nicolas Audebert: se quello del Quirinale era tanto famoso che, due secoli dopo la costruzione, lo celebra ancora Giuseppe Gioacchino Belli, di quello di Tivoli veniva ricordato soprattutto "il diluvio"». Gli organi ad acqua sono uno strumento tipicamente barocco, ma nascono un'enormità di tempo prima. Ad inventarli, fu Ctesibio. Vive ad Alessandria tre secoli avanti Cristo, ne dirige anche la celebre biblioteca, ed è considerato il massimo ingegnere dell'antichità, s'intende dopo Archimede; dalla Grecia, passano alla Roma antica, e dovevano fare un grande fracasso, se Seneca li accomuna a corni e tamburi. Fino alle realizzazioni nella Roma meno remota: «Anche a Villa Aldobrandini a Frascati, a Villa Doria Pamphilj nella Capitale; ed altri esemplari, a Parma, Modena, nella Villa medicea di Pratolino; forse, uno successivo a Palazzo Reale di Caserta. Invece, uno antico, del III secolo, lo si può ammirare nel museo di Aquincum, vicino a Budapest». Quello di Villa d'Este, risale al 1567: opera del francese Lue Le Clerc e del nipote Claude Venard; «ma con il tempo, tantissime parti erano andate ormai distrutte. Iniziava con squilli di tromba, che richiamavano il pubblico; poi, suonava l'organo. L'acqua arrivava in cima al nicchione, un tappo di pietra si sollevava, e, attraverso 44 tubi, lei sgorgava dappertutto: anche dalla facciata della fonte, creando appunto un "effetto diluvio", che i raggi del sole dotavano poi anche dell'arcobaleno. Doveva essere davvero suggestivo. Il segnale di chiusura della performance era l'aria che usciva dalla bocca di un tritone, con un suono di buccino, che aumentava di volume. Era così forte, che, un giorno, i campagnoli tiburtini invadono la villa; e, non reggendolo più, mandano in mille pezzi lo strumento». Sempre a Villa d'Este, non lontana è un'altra fontana, essa pure ripristinata da Lombardi: quella "della civetta". Sono di derivazione ellenistica; «una simile esisteva a Pompei; qui, si sentono gli uccellini cantare; poi, appare una civetta: gli uccellini tacciono, e riprendono lentamente, uno a uno, solo dopo che il rapace se n'è andato via. I meccanismi di questo tipo di strumenti sono stati descritti da padre Kircher, in epoca evidentemente più tarda, ma con grande precisione». A volerli, più d'ogni altro, è stato forse il cardinale Ippolito II d'Este: sul Quirinale, che era la Vigna Carafa da lui presa in affitto, i lavori per il nicchione della fontana cominciano con lui; e la villa di Tivoli, non a caso, si chiama ancora "d'Este". «Per il restauro, abbiamo scovato un organaro, Rodney Briscoe, che vive a Diss, in Inghilterra, ha la manutenzione di ben 300 strumenti nella zona, e ne costruisce di nuovi: è lui che ha provveduto anche all'esemplare per Siviglia, dove, dello strumento originale, era rimasto poco più del ricordo». E i costi? «Ridicoli, visto il risultato che se ne ottiene; per quello di Villa d'Este, poco più di 10 milioni di euro», conclude Leo Lombardi.
Io, che trasformo l'acqua in musica
Leonardo Lombardi, 78 anni, è un restauratore di organi ad acqua. Ha ripristinato quello di Tivoli, a Villa d'Este, e ne ha ricostruito uno antico a Siviglia, nato nel '600 per opera dell'architetto milanese Vermondo Resta. Gli organi ad acqua sono uno strumento tipicamente barocco, ma nascono un'enormità di tempo prima. Il più celebre è quello del Quirinale, restaurato da poco per volere di Francesco Cossiga. Il più antico è quello di Tivoli, celebrato da grandi viaggiatori come Michel de Montaigne. Leonardo Lombardi ha iniziato a lavorare sull'idraulica antica negli anni '80, studiando il sistema termale di Caracalla.
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