Ultimo e vano tentativo di accordo la settima scorsa. Il Comune chiede che le tribune restino, no della soprintendenza CAGLIARI. Oggi la decisione di merito del Tar sull'anfiteatro romano. I giudici amministrativi decideranno se 5 anni fa aveva ragione la soprintendenza a chiedere che l'anfiteatro fosse liberato dalle tribune di legno oppure il Comune a rifiutarsi di obbedire all'ingiunzione. Torna di stretta attualità la valutazione del Tar perché la settimana scorsa il Comune ha inviato una proposta di accordo. La bozza che il Comune ha inviato alla soprintendenza nella sostanza proponeva di lasciare le tribune dove sono. La soprintendenza ai beni archeologici non ha voluto tagliare i rapporti col Comune (un accordo sarebbe nel suo interesse farlo), ma ha negato la possibilità che il monumento restasse coperto dalle tribune. Quindi tutto torna indietro all'autunno di 6 anni fa quando, finita la stagione dei concerti dell'Ente lirico, le due soprintendenze ai beni archeologici e ai beni monumentali scrissero al Comune perché togliesse le tavole e l'amministrazione si rifiutò. Il motivo, in effetti, c'era: la legge sulla quale erano stati ottenuti i finanziamenti prevedeva che le opere destinate a spettacoli dovessero durare per almeno 5 anni. La legge parlava chiaro e il Comune oppose il fatto che la soprintendenza archeologica era al corrente sin dall'inizio di questa disposizione. La soprintendenza negò la circostanza: il patto col Comune, secondo il soprintendente Vincenzo Santoni, era per un anfiteatro coperto di legno soltanto durante la stagione estiva dei concerti e le strutture, di conseguenza, dovevano considerarsi provvisorie. Anche quest'ultimo aspetto fu aspramente criticato dall'esercito di studiosi e cittadini che si opposero alla scelta del Comune e al lasciar fare da parte delle soprintendenze. Impensabile, infatti, che strutture incardinate nella roccia in cui i Romani avevano scavato l'anfiteatro potessero essere tolte in autunno e ripiazzate l'estate successiva. Comunque, l'amministrazione dell'ex sindaco Delogu presentò ricorso al tribunale amministrativo contro le richieste della soprintendenza archeologica. L'attesa cominciò e sembrava che ci fosse un'interruzione perché dal Comune arrivavano segnali per un accordo: troviamoci e parliamone. Per la municipalità l'intesa era semplice: si poteva anche togliere tutto, ma solo una volta trascorsi i cinque anni previsti dalla legge regionale sui finanziamenti alle opere destinate a spettacoli. Passò altro tempo e due anni fa la soprintendenza depositò in giudizio l'ipotesi di un accordo. Stavolta fu il Comune a non muoversi. Non disse no e non disse sì, mentre il consiglio comunale approvava destinazioni alternative all'anfiteatro per le tribune di legno. Se c'era la volontà di smantellare, questa, però, non veniva comunicata formalmente alla soprintendenza. Così, il rappresentante legali della soprintendenza, l'avvocatura dello Stato, fece la cosiddetta istanza di prelievo (in sostanza si chiede ai giudici di anticipare quanto possibile la discussione di merito di una causa) per arrivare a giudizio. E siamo all'oggi. Nessun accordo è intervenuto fra le parti, la sorte dell'anfiteatro resta nelle mani dei giudici del Tar.
(Cagliari) L'anfiteatro romano sepolto dalle tribune di legno: oggi il Tar decide che cosa fare
Il Comune di Cagliari e la soprintendenza ai beni archeologici hanno tentato di raggiungere un accordo per la gestione delle tribune di legno sull'anfiteatro romano. La proposta del Comune, che prevedeva di lasciare le tribune dove sono, è stata rifiutata dalla soprintendenza. La decisione di merito del Tar sarà determinante per decidere se le tribune debbano essere tolte o no. La legge sulla quale si basano i finanziamenti per le opere destinate a spettacoli prevede che queste debbano durare per almeno 5 anni. Il Comune si è rifiutato di togliere le tribune, mentre la soprintendenza ha negato la possibilità che l'anfiteatro resti coperto dalle tribune.
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