Gli interventi di conservazione del sito prendono le mosse dall'impostazione di Minissi. Ma con le dovute correzioni per proteggere i mosaici dalle variazioni termiche. L'illuminazione permetterà le visite notturne. È il primo esempio di protezione moderna di uno scavo I1 progetto di Minissi riveduto e corretto. Arriva così al capolinea il dibattito sulla copertura e sulla conservazione della Villa romana del Casale di piazza Armerina. che ha visto nell'ultimo anno contrapporsi varie scuole di pensiero. Ad avere la meglio è stata l'impostazione dell'architetto Franco Minissi, che negli anni 70 ideò una copertura trasparente in perspex per proteggere i mosaici da umidità, infiltrazioni e raggi solari. Ed è da qui, infatti, che parte il nuovo progetto per la Villa del Casale redatto dal Centro regionale del restauro, che verrà presentato domani al Salone del restauro di Ferrara. «Il progetto», spiega il direttore del centro regionale, Guido Meli, «prende le mosse dalla valutazione del Minissi, quella di restituire ai visitatori la visione completa degli ambienti della villa, salvaguardando murature e perimetri. Per questo è stata esclusa una copertura unica che inglobasse interamente l'edificio». E cioè la campana di vetro (con misure da guinness: 150 metri di diametro e 45 di altezza) pensata dal duo di architetti Lucio Trizzino e Mario Bellini e che in prima battuta aveva avuto anche il supporto del commissario straordinario della Villa, Vittorio Sgarbi. Abbandonata l'idea del «cupolone», il placet del critico d'arte è andato al sistema di copertura di Minissi «che», sostiene lo stesso Sgarbi, «costituisce il primo esempio di protezione di uno scavo con materiale moderno». Un esempio di architettura contemporanea da salvaguardare (come caldeggiato più volte dall'Unesco), ma con le dovute correzioni. Tant'è che negli anni, oltre ai ripetuti atti di vandalismo, la Villa del Casale è stata anche vittima dell'escursione termica (da 0 a 50) e, () cevano saltare i tasselli del mosaico. E poi degrado del perspex, ossidazione del ferro e un po' di caos tra i visitatori che attraversano la villa lungo le apposite passerelle. Morale della favola, la nuova villa si vestirà di rame. Il monumento avrà una nuova copertura opaca di legno, con rivestimenti in lamina di rame preossidato, che richiama il movimento dei tetti della villa. La copertura, poi, si estenderà fino al Larario, al calidarium e ai praefurnia dell'edificio termale per ridurre il sovraffollamento e la visione simultanea di più ambienti. In alcuni punti, inoltre, come il Frigidarium e il corridoio della Grande Caccia, saranno realizzate passerelle a sbalzo di minimo impatto visivo. Per la Basilica, invece, è stato pensato un percorso alternativo sulla fascia sinistra in modo da non calpestare il rivestimento in marmo. Novità in arrivo, inoltre, per il sistema di illuminazione. Il sito potrà essere visitato anche di notte, con la luce che verrà modulata in base all'orario per evitare abbagliamenti. Verranno anche realizzate delle torri-faro per la sicurezza notturna. Per quanto riguarda il restauro, poi, verranno seguite le linee guida indicate da Sgarbi. «La conservazione dovrà partire dall'arresto dei processi di degrado» è il diktat del commissario. Verranno dunque restaurati i tappeti musivi (con tessere marmoree o vitree), l'area del calidarium, le superfici e gli elementi marmorei. Sia per i mosaici sia per gli intonaci dipinti, gli interventi saranno preceduti dalla pulitura e dalla rimozione stratigrafica delle incrostazioni. Un restauro completo interesserà il frigidario e le piscine annesse, il porticato del grande peristilio, con la fontana e il sacello dei Lari, e il triclinio triabsidato, le stesure in opus sectile della Basilica. «Ogni anno a Piazza Armerina», commenta l'assessore regionale ai beni culturali, Alessandro Pagano, «arriva oltre mezzo milione di visitatori attirati dai mosaici. Ecco perché vogliamo presentarci con un biglietto da visita che riaffermi la centralità della Sicilia nel Mediterraneo». Il giro di denaro che restituirà la villa al suo antico splendorè è di 18 milioni di euro che portano la firma dell'Ue. Ai fondi di Agenda 2000 si aggiungono altri 6 milioni del Pit II che serviranno per le aree circostanti al monumento. Tutti fondi da spendere a da rendicontare a Bruxelles entro il 2008. «I tempi di intervento», assicura Pagano, «sono ampiamente rispettati e proseguono in linea con la tabella di marcia, grazie all'opera di restauro e di valorizzazione stilata seguendo gli indirizzi programmatici dell'alto commissario e realizzata grazie alle competenze dei tecnici del centro regionale.