CAPODIMONTE: il terzo piano, quello straordinario "soppalco" del contemporaneo voluto da Nicola Spinosa, incrementa la collezione di capolavori. Arrivano due Kiefer e un Paolini, per volontà di collezionisti che concedono al museo le opere in comodato d'uso. Una concessione lunga, che consentirà a quanti più visitatori è possibile di vedere una parte di storia dell'arte che ha fatto qualcosa di più che incrociare Napoli. Due grandi tele di Anselm Kiefer, della serie "Odi Navali" ("Mare Nostrum" e "Hero und Leander", esposte nella galleria di Lia Rumina a dicembre 2005) e una installazione di Giulio Paolini realizzata da Alfonso Artiaco lo scorso anno, "In ascolto (stanza dello spettatore) ", troveranno posto i primi due nell'atrio che precede il salone degli arazzi della Battaglia di Pavia, al secondo piano, mentre il torinese Paolini sarà collocato al terzo piano, accanto al quadro di Paladino e all'opera di Merz. La presentazione alla fine di maggio, all'inizio dell'estate il via alle visite. L'idea è stata di due collezionisti napoletani. Ma l'operazione si deve anche, oltre che al soprintendente, ai due galleristi che hanno fatto conoscere le opere ai mecenati. Lia Rumma per Kiefer, artista che attraverso un rapporto quindicennale con lei ha maturato un legame speciale con la città. Artiaco, che proprio a marzo 2005 presentò di Paolini "In ascolto (stanza dello spettatore) "una installazione su parete con cornici, plexiglas, collage e un ritratto a matita di una figura di spallee alcuni lavori contestuali alla scenografia della Valchiria di Wagner per il San Carlo. «Il comodato è una formula che a Capodimonte abbiamo già sperimentato spiega il soprintendente I collezionisti concedono opere per cinque o dieci anni, con un diritto di favore che lo Stato può esercitare in caso di vendita. L'abbiamo fatto anche con l'arte antica, con un quadro di Artemisia Gentileschi». «Capodimonte appartiene da sempre alla storia di questa città dice Artiaco un museo racconta una storia e Capodimonte riesce a farlo». «Napoli ha collezioni che fanno girare la testaaggiunge Lia Rumma e questi due collezionisti vogliono confermare la propria storia attraverso il museo di Capodimonte. Dove non c'è memoria non c'è storia...».