Dopo il caso di Segesta e Selinunte altri monumenti rischiano di restare chiusi la domenica. Scarseggiano gli lsu specializzati. Vigilanti negli uffici, nei siti archeologici restano i giardinieri. Così i templi hanno perso i custodi. Spostati in ufficio, sostituiti da lsu senza qualifica Senza vigilanza, molti monumenti rischiano di chiudere la domenica. Colpa di mille paradossi burocratici. Scarseggiano i precari specializzati, abbondano giardinieri e operai, ma non possono accompagnare i turisti La vigilanza nei siti culturali () Custodi regionali Contrattisti ex Asu e Puc 781 Beni culturali spa (ex Arte e Vita) 166 Ex operai affiancatici 134 TOTALE 1911 IN TUTTO sono poco più di 1.900, in maggioranza precari e senza una formazione specifica, e all'appello ne mancano ancora almeno 750. Ma gli addetti alla vigilanza dei siti culturali, a rischio di chiusura nei giorni festivi per mancanza di personale, non vogliono gettata addosso la croce del contratto di lavoro che li «promuove» a coordinatori e permette loro di finire la carriera dietro a una comoda scrivania. E il sindacato accusa la Regione di aver sostituito in modo maldestro i trasferiti, che attualmente sono circa il dieci per cento degli 830 custodi in servizio, lasciando sguarnite amministrazioni e soprintendenze. Prima del 2001, anno del contratto «incriminato», i custodi erano 1.200. Al posto dei 400 che hanno scelto gli uffici, visto che i concorsi sono bloccati, la Regione ha piazzato gli lsu. Sui 979 richiesti dai siti il dipartimento regionale del Personale ne ha assegnati 236. Sono pochi, possono effettuare la vigilanza (disarmati) solo se affiancati a un custode, e non possono lavorare la domenica e la notte. Però almeno aiutano a giostrare turni di lavoro già asfittici. Ma il bello è che di lsu ce ne sono altri 279 che non possono aiutare neppure di giorno, perché non hanno la qualifica necessaria: giardinieri e operai della fascia «A» non possono vigilare né accompagnare i turisti, neppure se affiancati. E di loro la Regione ne ha spediti nei siti più del quadruplo di quelli che servivano: 137 in più dei 107 necessari, e altri 279 che nessuno aveva richiesto. Per questo la Cgil parla di «mistificazione inaccettabile» da parte del governo e della burocrazia, «per nascondere di fronte all'opinione pubblicale proprie responsabilità su un evento annunciato», dicono Enzo Abbinanti e Giancarlo Salzano, della Funzione pubblica Cgil. «I disserviziaggiungonosono da attribuire al governo regionale, che ha voluto contrattualizzare per 5 anni migliaia di lavori precari con qualifiche inferiori a quelle di cui l'amministrazione ha effettivamente bisogno». Un esempio? Ad Agrigento, dove la strada degli uffici l'hanno scelta 19 dei 55 custodi che lavorano nella Valle dei Templi. Se l'amministrazione accordasse loro i trasferimenti, la Valle chiuderebbe, e non solo nei giorni festivi. «I custodi hanno compreso la delicatezza della situazione spiega Pietro Meli, direttore del parco archeologico di Agrigento e temporaneamente sono rimasti a lavorare nella Valle, che sara aperta anche nei giorni festivi. Ma è una situazione che dovrà essere risolta. Abbiamo avuto rassicurazioni dall'assessorato». Nel parco ci sono 55 custodi, 8 lsu giardinieri e operai, e solo due della categoria superiore. Il parco ne aveva richiesti 60. In tutta la provincia ne erano stati richiesti 152, ne sono stati assegnati 16. Il problema, come dimostra la tabella a fianco, esiste in tutta la Sicilia e si presenta regolarmente non appena ci sono periodi di vacanza o di ferie. Ma a volte basta un custode in malattia per scatenarlo. Quanto detto per Agrigento vale anche per Segesta (dove domenica scorsa è scoppiata la rivolta dei turisti e delle guide), Selinunte e gli altri siti trapanesi. «La carenza di organico originaria è quella dei custodispiega il soprintendente dei Beni culturali di Trapani, Giuseppe Gini e il personale che ci è stato inviato non ha le qualifiche necessarie per la vigilanza. Purtroppo il problema esiste e va risolto». A Trapani, dove erano stati richiesti 110 lsu di categoria B, la Regione ne ha spediti 24. In compenso, sui dieci operai di fascia A richiesti, la Soprintendenza se ne è visti assegnare 23. Per una volta sarebbe stato melius deficere.