Terminata l'indagine per catalogare le ricchezze nascoste nei fondali delle acque italiane. La proposta del ministro Martusciello alla presentazione della banca dati realizzata con il progetto Archeomar Napoli. Lungo le coste dell'Italia Meridionale sono custoditi dal mare 1.000 potenziali siti archeologici, testimonianze delle civiltà mediterranee e reperti risalenti ai conflitti mondiali. Per 628 di questi siti sono state realizzate schede documentali utilizzando ricerche effettuate in anni precedenti, 288 siti sommersi sono stati documentati con video e foto, descritti e classificati. Sono questi i numeri del progetto Archeomar realizzato dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali attraverso l'Associazione Temporanea di otto imprese comandate dalla Nautilus di Vibo Valentia. Al progetto hanno lavorato 120 persone, professionisti nel campo dell'archeologia subacquea, con l'impiego di tre navi oceanografiche che hanno effettuato 322 giorni di indagini in mare. L'obiettivo è il superamento della scoperta casuale, mirando alla realizzazione di una moderna cartografia e di una banca dati. Archeomar prende le mosse dalla legge 26402 che autorizza le spesa di 3,7 milioni di euro per ciascuno degli anni 2003 e 2004 a favore del Ministero per la realizzazione del censimento dei beni archeologici sommersi nei fondali marini; terminerà ufficialmente in giugno ma i risultati sono stati presentati ieri al Museo Archeologico di Napoli alla presenza del viceministro Antonio Martusciello: « II progetto è motivo d'orgoglio per il Ministero perché ha avuto la possibilità di allineare l'Italia ai Paesi più avanzati nel campo dell'archeologia subacquea. Nessun Paese al mondo possiede un tale quantitativo di dati sistematizzati. I possibili sviluppi vanno in tre direzioni. Innanzitutto verso la conservazione e il restauro dei ritrovamenti, poi occorre puntare alla musealizzazione, e candido Napoli come sede di un Museo del mare, in ultimo il momento della valorizzazione turistica rendendo fruibile e facendo conoscere il patrimonio di cui disponiamo, questo può portare sviluppi economici importanti in campo economico per il meridione ». L'architetto Antonella Recchia ha sottolineato la necessità dell'opera conoscitiva e di sistematizzazione: «All'inizio qualcuno ha sperato nella scoperta di una grande opera d'arte, un terzo bronzo non è stato ritrovato, ma i ritrovamenti effettuati hanno ripagato la Stato degli investimenti pianificati. Lo scopo di questo lavoro non era il ritrovamento dell'opera d'arte ma ottenere una base informativa per la verifica e la tutela del patrimonio culturale in mare».