UN SIMBOLO FUORI TEMPO La questione della tutela delle torri del Ministero delle Finanze all'Eur, dibattuta in questi giorni in diverse sedi, potrebbe essere superata se solo si considerasse che il recupero di quegli edifici, per la loro stessa natura, comporterebbe un loro totale ridisegno (era stato fatto il nome di Libeskind) riducendo il termine «conservazione» a puro eufemismo. L'esempio del grattacielo Alitalia trasformato da Gino Valle dovrebbe ricordarcelo. Ma il caso solleva un ben più generale problema di metodo, sul quale vale la pena di ritornare. Perché in architettura, a differenza di quanto accade nelle arti visive, non sempre tutelare l'opera significa tutelare la memoria dell'autore. Nessuno ha notato, al riguardo, come nel progetto delle torri in questione confluisse il contributo di personalità diversissime: non solo il Ligini del Velodromo olimpico, ma anche il Marinucci seguace di Saverio Muratori, l'autore del Palazzo della Democrazia Cristiana. In realtà, se si supera l'emozione e la nostalgia che ogni scomparsa annunciata può provocare, si vedrà come quelle torri siano soprattutto il prodotto, professionalmente dignitoso, di un clima (economico, culturale, politico) che guardava al mito della città americana, ai grattacieli degli anni '50, al Seagram e ai Lake Shqre Drive di Mies, seminando- edifici pressoché identici in ogni angolo della Terra, con varianti dove i sistemi industrializzati incidevano molto più delle decisioni degli architetti. Quegli edifici, certamente moderni, segnavano la crisi di un'altra modernità, quella ottimista e utopica che voleva dare un nuovo senso al mondo e non riuscì a cambiarlo. Erano il simbolo, simmetrico ed opposto, di una modernità disincantata, ubiqua, pragmatica, che cominciava allora a cambiare realmente il mondo rinunciando a dargli un nuovo significato. Una neolingua costruita in vitro produceva un universo di forme esattamente prevedibili che esorcizzavano il disordine della metropoli senza proporre alcuna soluzione, vero rito propiziatorio della città liberista nella quale la componente estetica diveniva puro valore aggiunto. L'architettura globalizzata contemporanea, quella ufficiale che bizzarramente pretende di essere anche avanguardia, è figlia di queste'scelte. Per questo, per il rispetto che merita un protagonista del moderno romano come Ligini, credo che le torri dell' Eur non dovrebbero essere elette a simbolo della sua memoria.
CONTEMPORANEA: Le Torri di Ligini all'Eur
La questione della tutela delle torri del Ministero delle Finanze all'Eur è stata dibattuta in diverse sedi. Il recupero di quegli edifici comporterebbe un loro totale ridisegno, riducendo il termine conservazione a puro eufemismo. L'esempio del grattacielo Alitalia trasformato da Gino Valle dovrebbe ricordarci questo. Il caso solleva un problema di metodo in architettura, che vale la pena di ritornare. La tutela dell'opera non sempre significa tutelare la memoria dell'autore. Le torri in questione sono il prodotto di un clima professionale dignitoso, che guardava al mito della città americana e ai grattacieli degli anni '50.
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