Mantova lancia la mostra sul Mantegna nell'ex capitale dell'impero degli zar Minima -14, massima - 4. IL fiume e i canali sono ghiacciati, l'altra notte la nevicata è stata impetuosa. Qui il padrone è sempre l'inverno. Riuscirà Andrea Mantegna a riportare a temperatura i rapporti fra l'Ermitage e Mantova? A San Pietroburgo il presidente del Centro Te esclude che la missione che sta guidando in Russia abbia come evidente q sottintesa finalità lo scongelamento delle relazioni tra il museo più grande del mondo e l'amministrazione comunale mantovana. Ufficialmente ed operativamente Enrico Voceri e Mauro Lucco (curatore della rassegna che sarà aperta nelle Fruttiere dal 16 settembre) sono nell'ex capitale dell'impero degli zar ed ex Leningrado per lanciare la mostra sul Mantegna, coinvolgere il mondo intellettuale della città, incontrare la stampa quotidiana e specializzata, oggi, quando in Italia sarà mezzogiorno. Fino a ieri pochi o nessuno avrebbero scommesso su un ritorno di Mantova come interprete di lusso all'Ermitage, perché la conferenza odierna sarà ospitata dentro il museo per decisione del museo. Fino a ieri la nostra città era stata recuperata faticosamente nella terna o quaterna delle candidate ad ospitare la filiale del museo in Italia. Si è trattato di una riposizionamento lento, dopo che il sindaco Fiorenza Brioni al suo ritorno da San Pietroburgo nel giugno 2005 aveva cominciato a riflettere sull'esclusività del protocollo, sulle incertezze economiche della partnership, sulle strategie di collocazione della filiale. Gianfranco Burchiellaro nell'ottobre dell'anno prima aveva dato la sede Italiana del museo come cosa fatta. Due tempi, due atteggiamenti. I russi sono parecchio sensibili e suscettibili: sfiorita Mantova lanciarono una gara tra i migliori offerenti (progetti scientifici, sede, denari) e così il direttore generale dell'Ermitage Mikhail Piotrovsky in maggio sarà a Ferrara, a Verona, a Venezia e a Mantova per farsi un'idea diretta e semmai decidere. Il Professore è un uomo asciutto, attento alle manovre, agli impegni, alla tempistica, che a Mantova era dato per «disperso», cioè Ermitage addio. Ma l'aria di qua, oltre ad essere glaciale, riserva uno spiraglio. Oggi sarà Piotrovsky in persona (zar delle collezioni di tutte le Russie, amico personale di Pu-tin) ad accogliere per sua volontà la missione mantovana e a presentare la mostra nazionale sul Mantenga, urbi et orbi. Piccole cortesie: II Centro Te sceglie San Pietroburgo per far partire la campagna mantegnesca, l'Ermitage con i suoi tre milioni di pezzi conservati e quasi altrettanti visitatori nell'anno passato, s'intenerisce, riapre i contatti. All'appuntamento odierno lavorano anche il console italiano Marco Ricci e l'addetto culturale Francesco Bigazzi. Il presidente del Centro Te, che qui si presenta con un solenne colbacco grigio, della questione della filiale non vuol proprio parlare, ne con noi e nemmeno con il vertice dell'Ermitage che è già impegnato in una sorta di ballottaggio a quattro sul suolo italico. Il momento è delicato. E tra l'altro nell'ex Palazzo d'Inverno, sul corso stecchito e candido della Neva, la sensazione è che a Mantova sia venuta a meno la grinta iniziale. Cerchiamo di spiegare ai russi che è tutto parecchio interessante, opere d'arte, prestiti, mostre, restauri, scambi, alleanza a due, ma non pochi dubbi sono dati dall'incertezza dei conti, sull'incognita dei costi di una simile struttura in una bellissima e piccolissima città. Money, euro, rubli. Qualcuno quassù ha fatto le somme e prova a darcele: la fondazione Ermitage in un'annata potrebbe richiedere un investimento tra i 300.000 e i 350.000 euro, escluse le spese per le iniziative straordinarie, gli eventi internazionali. Come dire attività scientifica rispetto ai progetti divulgativi ed anche popolari, che fanno cassetta. Insomma, non tutte le finestre e le porte dell'Ermitage - alcune migliaia - sono chiuse. Il pieghevole della mostra del Mantegna fatto apposta per la Russia e che ieri circolava sulla Nevsky Prospect, è di un nero semplice e aggressivo, caratteri cirillici, all'interno la soave e imponente Madonna delle Cave. Voceri oggi porterà i saluti del sindaco Fiorenza Brioni e spiegherà i progetti del Centro Te, Lucco delineerà le caratteristiche della mostra che si triangola con quelle di Padova e Verona. Ma sarà il discorso di benvenuto di Piotrovsky a dire se Mantova può tornare in pole position o meno. Quella che si apre è una giornata parecchio incerta, determinante. Mantova si rimette in gioco sul golfo di Finlandia, mar Baltico. Le prime notizie assai buone arrivano comunque dall'altra parte d'Europa. Lucco, che è uno storico dell'arte generoso, dice che è possibile, risponde che la notizia è ufficiosa: proprio ieri il Louvre ha dato il consenso per il prestito del sublime «Parnaso» per la mostra del Te, per capirci nelle Fruttiere potremo ammirare un pezzo fondamentale dello Studiolo d'Isabella d'Este. Oltre al «Parnaso» il museo parigino autorizza la libera uscita anche all'«Allego-ria della corte di Isabella» di Lorenzo Costa. Anche questo è un dipinto protagonista dello Studiolo (intima macchina pittorica e manifesto intellettuale della marchesa). Lucco ogni tanto estrae dalla cartella un fascicolo prezioso, pieno di schede evidenziate alternativamente col rosso o con il verde. Ci spiega, il professore, che i rossi sono i no, i verdi indicano le richieste di prestito che hanno già ricevuto una risposta positiva. Le schede in bianco sono in attesa. Di ritorno da San Pietroburgo Lucco andrà a Copenaghen, a Madrid e a Londra insieme a Gilberto Algranti (organizzatore di mostre, conosciuto a Mantova alle «Ceneri violette» per trattare la concessione di altre opere del Mantegna, fra cui la «Morte della Vergine», che è conservata al Prado). E dei Trionfi di Cesare che se ne stanno a Hampton Court, niente? Lucco risponde che non è possibile. Gli inglesi da chissà quando hanno blindato con una legge apposita la serie di dipinti che stavano in San Sebastiano e che passarono alle loro collezioni reali nel 1627- '28. Intuirono da subito l'importanza dei Trionfi e continuano a tenerseli in casa e di bello - gli inglesi - hanno anche il fatto che di leggi ne hanno poche e non le cambiano. La delegazione mantovana, ovvero la «italianskaja delegazia», ieri mattina ha fatto visita anche al Museo d'Arte Russa, accolta da Elena Borisovna. Anche in questa istituzione, sconfinata, il patrimonio è di forte interesse collaborativo. Alle pareti dell'edificio neoclassico c'è tutta la storia della pittura di questo Paese, dalle icone alle opere di Malevic, Kandiskji e Chagal. Come nel giugno del 2005, quando a San Pietroburgo andarono il sindaco Brioni con il vice Chiaventi e Voceri, la delegazione è accompagnata da VLadimiro Bertazzoni, ex primo cittadino di Mantova, che fa da interprete. Ieri sera ha promosso un incontro tra il gruppo del Centro Te e una rappresentanza dell'Accademia di belle arti. La concezione del Mantenga con la mostre italiane di Mantova, Verona e Padova, anche in Russia per forza subirà una revisione. Molti testi, parecchie enciclopedie dell'arte continuano a parlare del maestro con accenti sovietici, qualcuno direbbe comunisti: «Anche nelle rappresentazioni di carattere religioso Mantegna introdusse una visione eroica dell'esistenza, permeata di pathos nell'affermazione della forza e del valore della personalità umana». Se vi sarà una revisione anche nei rapporti tra Ermitage e Mantova lo si scoprirà a mezzogiorno.
Gazzetta di Mantova
26 Marzo 2006
Mantova: Ermitage, oggi il giorno del disgelo?
ST
Stefano Scansani
Gazzetta di Mantova
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Bene culturale
Luogo
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