In piazza Bellini c'è un'area recintata a due passi da bar e caffè letterari. Oltre la barriera, qualche metro più in basso rispetto al livello stradale, i resti delle mura che circondavano la città greca. Tra questi pezzi di storia antica, i più grandi che oggi si possano ammirare per le vie del centro storico, purtroppo si vedono anche bottiglie, lattine, fazzolettini di carta, mozziconi di sigarette. «Vent'anni fa la piazza era un parcheggio - ricorda Paolo, gestore di un locale - c'erano così tante auto in sosta che le mura non si riuscivano a vedere. Quando la zona venne sottoposta a un intervento di restyling, negli anni '90, si riuscì anche a valorizzare questi antichi resti. Da un po' di tempo, però, stiamo facendo passi indietro. Di sera gli scavi sono poco illuminati, chi frequenta la piazza ha poco rispetto per i reperti archeologici e li usa come una discarica». Sulla cancellata che racchiude le mura un cartello artigianale recita «Vietato gettare rifiuti». Ma l'invito cade nel vuoto. Tra i blocchi di pietra, che esposti alle intemperie hanno anche perso il loro splendore originario, viene su una fitta vegetazione spontanea. Alle spalle di piazza Cavour, tra la facoltà di Medicina e il complesso di Sant'Aniello a Caponapoli, sono visibili i resti di altre mura. A differenza di piazza Bellini, queste sono coperte e recintate: spicca vivido il giallo della pietra, ma pure qui rifiuti e erbacce riescono a farsi strada. «Anche se l'area degli scavi non è in cattive condizioni - spiega Enrico Casagrande - si ha comunque l'impressione che nessuno se ne curi più di tanto». Destino peggiore per le mura di piazza Calenda, a Forcella. Un recinto racchiude gli antichi resti e un campionario di immondizia: cartoni e cartacce, cassette di plastica e fazzolettini, bottiglie e lattine.