In un divertente gioco di specchi, di allusioni, di sfide nel cuore di Trastevere veniamo a scoprire che anche New York ha il suo centro storico. Non si tratta certo di un agglomerato urbano situato in un'unica area centrale della Capitale del mondo. Non sarebbe mai stata possibile la sopravvivenza di una ampia concentrazione di edifici lungo i quattrocento anni della storia della metropoli statunitense. New York demolisce e ricostruisce ossessivamente come accade in tutti gli States, tanto che un grande architetto - se la memoria non tradisce, addirittura l'archistar Frank O.Gehry - ha visto abbattere una delle sue prime opere per far posto a qualcosa di più funzionale. Il centro storico newyorkese è spread out, disperso su un immenso territorio e parcellizzato in edifici o altre semplici testimonianze (come l'orologio sul marciapiede della Quinta strada. 1907) che, mettendo tutto insieme con l'immaginazione, formano un nucleo urbano simile a quello delle nostre città, con palazzi, strutture architettoniche, musei, gallerie, chiese, scuole e fontane realizzati nel corso del tempo. La classificazione puntigliosa e soddisfatta delle memorie del passato -fino a quello più recente- ha individuato decine di migliaia di strutture, grandi e piccole, che i newyorkesi intendono proteggere e consegnare alle future generazioni. Le iniziative che accompagnano la celebrazione del quarantesimo anniversario della legge di tutela dei «landmark» sembrano rivolte però al presente, e più precisamente ai flussi turistici internazionali quasi a suggerire un nuovo motivo per visitare ancora una volta una New York conosciuta o per prolungare, nella ricostruzione del puzzle della città vecchia, la permanenza nella Grande Mela. E qui inizia il gioco dei riflessi e delle allusioni alla nostra realtà, con una Roma fin troppo orgogliosa di un passato così ricco e tanto più lontano ma anch'essa, forse stanca come New York dei proprio stereotipo architettonico, alla ricerca di un'immagine nuova, anche questa da poter spendere nelle agenzie di viaggio del mondo intero. Mentre New York, ormai tallonata nella sua modernità da tante città orientali, cerca di proporre il racconto del proprio passato, Roma tenta di rinnovare il proprio volto con grandi opere dell'architettura contemporanea, rompendo finalmente un'inerzia tanto consolidata quanto ingiustificata. E se New York getta sul tavolo della sfida la Casa Pieter Claesen Wyckoff, 1641, a Brooklyn), Roma gioca l'Auditorium di Piano del 2001, replicando alla St. Paul's Chapel, 1764, di Broadway, con l'Ara Pacis di Meier, 2006. Ma il gioco tra le due metropoli (peraltro imparagonabili) può andare avanti solo per poco perché se Roma deve rispondere con una modernità all'altezza di New York alle mosse degli americani, le disponibilità sono ancora molto misurate: il Maxxi della Hadid non fa che languire per mancanza di fondi statali, la Città dei Giovani di Koohlaas è di là da venire, la Nuvola di Fuksas è appena avviata, e cosi via. Va anche detto che i newyorkesi esibiscono antichità che hanno anche pochi decenni, come il Seagram Building di Mies van der Rohe e Philip Johnson, del 1958. Ma la gara è del tutto virtuale e non resta che apprezzare il tentativo di città così diverse di uscire, ciascuna per proprio conto, da un'immagine splendida ma forse un pò consumata.
Architetture. II valore del loro passato, la sfida del nostro futuro
Il testo descrive il centro storico di New York, che non è concentrato in un'unica area ma è disperso su un immenso territorio. Il centro storico è composto da edifici, strutture architettoniche, musei, gallerie, chiese, scuole e fontane realizzati nel corso del tempo. La legge di tutela dei landmark del 1976 ha individuato decine di migliaia di strutture da proteggere e consegnare alle future generazioni. Il testo anche menziona la celebrazione del quarantesimo anniversario della legge e le iniziative per promuovere il turismo internazionale. Il centro storico di New York è confrontato con quello di Roma, che cerca di rinnovare il proprio volto con grandi opere dell'architettura contemporanea.
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