Berlino Adesso non è solo un artista di grande successo: è un bravo curatore. Maurizio Cattelan ha centrato anche l'obiettivo della Biennale di Berlino, da lui diretta insieme a Massimiliano Gioni e Ali Subotnick, «tre moschettieri» che a New York alimentano la "Wrong Gallery", mini galleria definita «la porta sul retro dell'arte contemporanea». A questa Biennale, che s'è appena aperta e che andrà avanti fino al 28 maggio, Cattelan, amato e discusso, unico italiano che a una vendita all'asta è arrivato vicino alla soglia dei tre milioni di dollari, non ha suscitato scandali. Si è trasformato in un attento e curioso curatore e ha confezionato un'edizione, la quarta, costata due milioni e mezzo di euro, che presenta tanti giovani poco conosciuti. Hanno acceso la curiosità di collezionisti e galleristi, soprattutto italiani, accorsi in massa a Berlino. Nulla di scioccante dunque in questa Biennale, tutto sommato ben accolta dalla stampa tedesca, che sotto il titolo Uomini e topi, citazione di una citazione (John Steinbeck da Robert Burns), riunisce le opere di 77 artisti, sparsi in vecchi edifici e nelle modeste stanze di piccoli appartamenti che si trovano lungo i 920 metri della August-strasse, strada un tempo frequentata dalle ragazze della comunità ebraica, poi dai comunisti e oggi punto di ritrovo per artisti di tutte le nazionalità. Dice Cattelan che da solo avrebbe fatto «una Biennale completamente diversa», che questa edizione rispecchia le anime dei tre curatori ma che nel suo cammino è «un'esperienza fondamentale», che gli ha fatto comprendere «la fatica e la stima che meritano curatori e critici». Ma resta sempre la sua ironia. I visitatori vengono accolti nell'edificio del Kunst Werke, sede centrale della manifestazione, da una glaciale e ironica risata: è quella di Gino De Domicis, opera sonora del 1971 intitolata D'IO. E' da qui che prende il via un viaggio tra mura scrostate, pavimenti consumati; un percorso che comincia in una chiesa e termina in un malinconico cimitero, che ha in mezzo una finta sede della galleria Gagosian, e durante il quale si incontrano giovani noti come Tacita Dean, Grandi Vecchi come l'ottantunenne azionista Otto Muhl, Paul McCarthy, gli italiani Micol Assael, Diego Perrone e Roberto Cuoghi, Francesca Woodman, a cui è dedicata una piccola monografica in un'ex scuola ebraica, morta suicida più di vent'anni fa, per Massimiliano Gioni «carta carbone» di questa mostra che non esprime molto ottimismo nel futuro, dove le tonalità dei colori sono sempre basse e dove le opere esposte non annunciano una primavera ma un autunno. E' una Biennale carica di video molte volte chiaramente influenzati da William Kenthridge, di fotografie, di installazioni che occupano un'intera stanza (Thomas Zipp) o soffocano un intero appartamento (Althoff Braun), di fantastici disegni, come i 173 che ha realizzato Marcel Eeden per un corridoio della scuola ebraica. Senza troppe speranze. Neppure l'amore. Il bacio infinito che si danno i protagonisti di una performance di Tino Sehgal si limita a evocare pose celebri di quadri e sculture. E' questo il gran gelo di Maurizio Cattelan.
Tre moschettieri per Berlino. Tanti i giovani alla Biennale di Cattelan, Gioni e Subotnick
La Biennale di Berlino, diretta da Maurizio Cattelan, Massimiliano Gioni e Ali Subotnick, è stata aperta e andrà avanti fino al 28 maggio. La mostra presenta 77 artisti, sparsi in vecchi edifici e nelle stanze di piccoli appartamenti, e include opere di giovani artisti poco conosciuti. La Biennale non ha suscitato scandali, ma la stampa tedesca ha descritto le opere come "carica di video, fotografie, installazioni" con tonalità basse e senza speranze. La mostra non annuncia una primavera, ma un autunno.
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