Raccolti in volume, nell'occasione del cambio di una normativa storica, tutti gli stanziamenti statali per il cinema: un racconto inquietante di fondi stanziati senza ritorno e spesso senza che neanche i film finanziati siano arrivati in sala Una normativa in cui spesso si sono insinuati favoritismi e clientele di varia natura Un patrimonio di quasi 500 film; tante sono le pellicole realizzate con l'intervento dello Stato frutto dell'articolo 28 della legge cinema in vigore dal 1965 al 1994. La normativa prevedeva che per film di particolare interesse artistico e culturale, le risorse pubbliche potessero coprire fino al 30 del budget. Un catalogo dedicato a questi film, intitolato Articolo 28, è stato realizzato da Cinecittà Diritti: contiene le schede relative ad ogni titolo ed una serie di elenchi quanto mai interessanti. Grazie al 28 si sono potuti realizzare film importanti, che hanno favorito l'esordio o agevolato l'affermazione di autentici talenti. Sono articoli 28 Ecce bombo di Moretti; Partner di Bertolucci; Mignon è partita dell'Archibugi; La stazione di Rubini ; Marrakesh express di Salvatores; Una gita scolastica, Le strelle nel fosso e Zeder di Avati; Sovversivi, Allosanfan, Sotto il segno dello scorpione dei fratelli Taviani. Ma accanto a nomi noti e film interessanti sono finanziati anche una miriade di opere inutili e di autori sconosciuti. Il caso più clamoroso è quello di Giampaolo Santini, regista ignoto ai più, ma beneficiario di ben sette finanziamenti per altrettanti film, nessuno dei quali, secondo quanto riferisce il catalogo, mai distribuito in nessun canale. «L'articolo 28, oggi sostituito da nuove normative indirizzate a sostenere il cinema degli esordienti, era un meccanismo utile - dichiara Michele Lo Foco, presidente di Cinecittà Diritti- pensato per favorire i ricambi e sostenere la qualità; ciò che non ha funzionato è stata la sua attuazione. L'intervento dello Stato avrebbe dovuto coprire solo una parte delle spese, ma, a causa di accertamenti ed indagini inadeguate, in molti casi l'intervento pubblico è servito per finanziare interamente il film, col risultato, inevitabile, di prodotti di scarsa qualità. Senza contare che in qualche caso le risorse pubbliche sono state addirittura incamerate da produzioni disoneste». E' significativo che 80 dei film realizzati con il 28 non siano mai arrivati in sala e che solo 44 abbiano restituito, grazie agli incassi sala o a introiti di altro tipo, i soldi ricevuti. In tutti gli altri casi le produzioni hanno potuto saldare il debito cedendo il possesso dei negativi e dei diritti allo Stato. Ma finora questa quantità di film diventati di proprietà statale non ha prodotto alcun utile. «L'idea del catalogo-spiega Michele Lo Foco- deriva proprio dalla volontà di mettere a frutto questo patrimonio. Vi sono film che non sono mai stati trasmessi dalle televisioni e almeno fra i 40 e i 50 titoli sono vendibili e potrebbero trovare un acquirente. Inoltre è anche accaduto che alcuni produttori insolventi abbiano continuato a vendere i loro film alle tv, incamerando risorse che in realtà sarebbero spettate allo Stato. Approssimativamente, vendendo diritti e recuperando risorse, ritengo che questo patrimonio filmico pubblico potrebbe fruttare fra i 2 e i 3 milioni di euro». Ma esiste una reale volontà politica a recuperare questi soldi? Forse l'entità delle cifre ha frenato gli entusiasmi; sta di fatto che la società Cinecittà Diritti, che si sarebbe dovuta occupare anche del recupero dei crediti statali, lo scorso 22 febbraio è stata di fatto sciolta e riassorbita all'interno di Cinecittà Holding. «Senza per altro- nota Lo Foco- che il consiglio di amministrazione della Holding abbia mai avvertito la necessità di interpellarci su programmi ed attività svolta e senza considerare che Cinecittà Diritti stava producendo utili». Proprio oggi, lunedì, viene presentato alla Casa del Cinema il catalogo dei film ammessi all'art.28.