Cosa hanno in comune la cattedrale di Palermo, il duomo di Monreale e la chiesa di Santa Caterina d'Alessandria a Termini? La risposta è: un gruppo di carabinieri in pensione, oggi dediti al volontariato, che si occupano della vigilanza. Controllano gli ingressi degli edifici antichi e sono pronti a segnalare eventuali allarmi. In pratica contribuiscono alla tutela del patrimonio artistico o monumentale come prevede una convenzione stipulata tra il ministero ai Beni culturali e l'associazione nazionale dei carabinieri. L'intervento dei volontari, dunque, contribuisce alla valorizzazione di opere antiche, una possibilità che piace sempre più alle amministrazioni e anche ad Adele Mormino, sovrintendente ai Beni culturali, che ieri è intervenuta nel corso della trasmissione radiofonica «Ditelo a Rgs». «Il codice Urbani del maggio 2004 regola questo tipo di interventi - spiega Adele Mormino -. In particolare mi riferisco al recupero di antichi monumenti. Ci sono molte associazioni storiche, per esempio, che hanno cercato di reperire fondi per manutenzioni ordinarie o straordinarie, per opere che le amministrazioni sono costrette a mettere in secondo piano». E aggiunge: «Il codice Urbani introduce un'altra possibilità molto interessante per la valorizzazione dei beni pubblici di carattere monumentale. Si permette a privati o associazioni di partecipare alle gestione delle strutture. È una norma giovane, in provincia di Palermo una decina di soggetti hanno chiesto di farlo». È il caso dei carabinieri in pensione, che oggi saranno a vigilare sul Duomo di Monreale in occasione della giornata del Fai. «Cerchiamo di venire in soccorso degli enti quando bisogna tutelare un patrimonio artistico, culturale o ambientale - dice il coordinatore provinciale dell'associazione Ignazio Buzzi -. Nel 2003, per esempio, abbiamo svolto un servizio di sorveglianza davanti alla cattedrale per garantire più ordine e pulizia». L'attività avviata su richiesta del parroco Gino Lo Galbo andò avanti per qualche mese. Anche a Termini Imerese gli ex carabinieri hanno collaborato alla valorizzazione di un bene monumentale: si tratta della chiesa di Santa Caterina d'Alessandria. «Per sei anni - spiega Serafino Bartolotta, presidente della sezione di Termini dell'associazione -abbiamo custodito la chiesa, recentemente ristrutturata. Lì del resto c'era la nostra sede. Abbiamo utilizzato dei locali che ci sono stati dati in comodato d'uso». Ma l'associazione dovrà sloggiare e sul caso nasce una piccola polemica. «Il parroco Francesco An-fuso - continua Serafino Bartolotta - ci ha chiesto di lasciare quella struttura, ma non ne conosciamo i motivi. Siamo in difficoltà, non abbiamo più una sede e saremo costretti a interrompere il servizio di vigilanza». L'arciprete, però, tiene a precisare. «Li ho ospitati per sei anni, ma sapevano che a un certo punto avrei avuto bisogno di quei locali. Quel momento è arrivato: non saprei dove svolgere le attività parrocchiali».