Oggi siamo nel tragico equivoco dell'arte contemporanea, dominata da un mercato, che si muove attraverso una serie di oscillazioni che non danno nessuna garanzia, né sui valori estetici, ovviamente, né sui valori materiali. Il MAXXI di Roma, il nuovo Museo Nazionale delle arti del XXI secolo, ha acquistato, per alcuni milioni di euro, opere di artisti non particolarmente necessarie e non importanti e ha continuato nel versante più vicino a noi con due acrìlici di Vanessa Beecroft e due foto di performance acquistate rispettivamente per 24mila e 22mila euro. Per la soddisfazione della direttrice che dice: «Beh! Oggi il valore di queste opere potrebbe superare I 100miLa euro!»- E vedremo chi ha dato questa cifra, per quelle fotografie! Ma il direttore del MACRO, che è il Museo d'Arte Contemporanea del Comune di Roma, manifesta già qualche perplessità. L'arte contemporanea è sempre costata più delle analoghe esperienze precedenti, perché rappresenta un simbolo del proprio tempo e la committenza ha interesse a dimostrare la propria capacità, di essere alla moda. Quindi ci sono oscillazioni di valori, perché l'arte contemporanea si muove con una diversa situazione di giudizio, di valutazione rispetto all'arte antica. Non va dimenticato che l'arte contemporanea è un bene instabile e se si punta solo sul valore, alla fine le carte si scoprono. Quindi, queste opere non possono avere un valore economico, in quanto spesso non esistono come beni materiali: sono sogni, idee, visioni, emozioni. Hanno soprattutto un valore culturale. E allora ecco l'esempio che da ragione al valore di un milione e mezzo di euro speso per tre carboncini di Gilbert George, comprati non si capisce da chi, per una cifra cosi alta da non giustificarsi, rispetto ad altri valori su interventi che avrebbero senso per le condizioni dei musei italiani e contro la volontà del ministro (che in realtà non ha vigilato sufficientemente per quello che aveva dichiarato dopo le mie prime proteste di qualche mese fa). D'altra parte, che l'oscillazione e il rischio dello spreco siano evidenti è dimostrato dal fatto che lo stesso autore può costare, a, distanza di poco, cifre molto lontane: una decina d'anni fa a un'asta a New York è stata vendute, una Marilyn Monroe di Andy Warhol, a 20 milioni di dollari, un quarto d'ora dopo, un'altra opera dello stesso artista è stata venduta a 100mila dollari. Ecco, di fronte a questo paradosso, chiedo coni e si possano valutare gli acquisii di arte contemporanea, l'indirizzo che ha condotto ad acquistare Anish Kapoor (perché il nome di un artista come Anish Kapoor, artista indiano, è tale che non si può resistere all'evocazione del nome e va acquistato), naturalmente una grande scultura, in metallo e tessuto, che è «molto necessaria» per i nostri musei, mentre ci sono ville in rovina, chiese senza il tetto, patrimonio monumentale straordinario in abbandono. Dobbiamo però acquistare Anish Kapoor e Gilbert George! Chiedo se questo indirizzo viene osservato con malinconia o altri sentimenti.
Quotazioni e sprechi
Il MAXXI di Roma ha acquistato opere di artisti non particolarmente importanti per alcuni milioni di euro. Il direttore del MACRO ha espresso perplessità sull'acquisto di opere con un valore economico incerto. L'arte contemporanea è un bene instabile e spesso non ha un valore economico, ma ha un valore culturale. L'autore critica l'acquisto di opere come quelle di Gilbert George, che potrebbero essere utilizzate per migliorare i musei italiani. Chiede se questo indirizzo viene osservato con malinconia o altri sentimenti. Il direttore del MAXXI ha acquistato opere di artisti come Vanessa Beecroft e Anish Kapoor, che potrebbero essere utilizzate per migliorare i musei.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo