Arriva in Consiglio regionale il piano della Giunta toscana per l'autonomia dei beni culturali, ma c'è il rischio che tutto venga bloccato dalla nuova riforma federalista del Governo. Il progetto varato nei giorni scorsi ruota intorno al trasferimento agli enti locali dei beni ora appartenenti allo Stato, in modo coerente con la riforma del titolo V della Costituzione. Per Mariella Zoppi, assessore regionale alla Cultura, il progetto rappresenta una risposta efficace «alla situazione caotica creatasi negli ultimi tempi»: «Da una parte spiega c'è il pacchetto della Patrimonio spa, abbastanza confuso, dove ci sono alcuni beni effettivamente in vendita e altri destinati alla cartolarizzazione, per di più di recente c'è la nuova proposta di modifica del titolo V, che prevede per i beni l'interesse nazionale, regionale, o locale». La proposta si basa sull'art. l16 comma 3 del nuovo titolo V, che introduce la possibilità di una geometria variabile per la costruzione dell'autonomia regionale, consentendo forme più articolate di accordo fra Stato e Regione. Per quanto riguarda i beni culturali della Toscana, tutte le funzioni amministrative e una parte delle funzioni legislative sarebbero trasferite alla Regione e ai Comuni, mentre rimarrebbero allo Stato solo alcuni elementi indivisibili della tutela, come la definizione di bene culturale e del procedimento per identificarlo, e le sanzioni penali. Tutta la parte di gestione dei beni sarebbe quindi trasferita agli enti locali: «Ci sono dice Marco Cammelli, giurista e coordinatore del gruppo che ha elaborato la proposta tre punti importanti: la Toscana è una regione particolarmente avanzata rispetto a questi temi, quindi in una situazione in cui questi poteri maggiori sono legittimati, e non sono un rischio. Poi, regionalizzare non significa dare i poteri alla Regione, ma al sistema regionale, quindi alla Regione e ai Comuni; alla Regione andrebbero comunque i poteri legislativi. Infine, c'è il problema delle garanzie». Per Cammelli quest'ultima questione è risolvibile a patto che il rapporto con lo Stato rimanga stretto e che sia mantenuto il carattere di terzietà delle soprintendenze e del personale, attualmente statale, che sarebbe trasferito agli enti locali e andrebbe a costituire un organico separato, retto da un'agenzia con elementi di autogoverno. Le reazioni degli interessati per il momento sono positive: «Le linee che ispirano questo documento afferma Maurizio Cenni, sindaco di Siena sono condivisibili anche in relazione ai percorsi autonomi seguiti da Siena nel passato. Oggi si pone un problema di restauro, conservazione e gestione, che ancora non è inquadrato in una logica imprenditoriale. Devono aprirsi spazi di collaborazione fra pubblico e privato. A Siena abbiamo un'offerta museale di alto livello, e pensiamo a una forma giuridica che preveda l'ingresso dei privati nella gestione». Positiva anche l'opinione del soprintendente Antonio Paolucci: «Sono uno statalista collaborativo nei confronti delle diverse articolazioni dello Stato, e sono il primo a riconoscere che la Toscana ha una sensibilità per il patrimonio culturale che affonda le radici nella storia». La proposta, portata nella Commissione consiliare competente, dovrebbe essere ratificata entro la primavera del 2005. Ma su questa proposta pesa l'incognita della riforma del Governo che eliminerebbe il comma 3 dell'art.116: «Se cade quello commenta l'assessore cade anche la nostra proposta, ma nel frattempo andiamo avanti».