Non c'è solo la basilica di San Petronio di Bologna (culla dell'affresco quattrocentesco di Giovanni da Modena che illustra il canto dell'Inferno in cui Maometto è dannato tra gli idolatri, da sempre 'sgradito' all'integralismo islamico), tra i possibili obiettivi a rischio-attentato. Da esperto d'arte e uomo di cultura, il soprintendente al Polo museale fiorentino Antonio Paolucci da tempo indica un'opera che, per un suo particolare dettaglio, potrebbe rappresentare un bersaglio per eventuali attentatori. Almeno quando si prenda in considerazione il terrorismo islamico. «Mi riferisco all'affresco del Salone di Giovanni da San Giovanni, al pianterreno di Palazzo Pitti, che celebra Firenze e la sua grandezza le parole dell'ex ministro . Fra le scene proposte, ce n'è una in cui appare Maometto. E' proprio il Profeta, armato di scimitarra, a distruggere la cultura greca, mettendo in fuga Omero e Aristotele, che si rifugiano a Firenze». Per la fede islamica non è ammissibile la rappresentazione pittorica di figure di esseri umani e di soggetti religiosi in particolare. Nella sua entrata trionfale nella città di Mecca, il Profeta Mohammed distrasse tutti gli idoli e le statue che rappresentavano le divinità preislamiche, asserendo che «il culto deve essere tributato solo a Dio, che non può essere rappresentato». L'opera in Palazzo Pitti come l'affresco in san San Petronio rientra quindi fra le 'muharramat', le 'cose proibite', nemiche giurate del credente musulmano.