Napoli. Ai 10 Tiziano (già Farnese) che possiede, Capodimonte ne aggiunge altre due dozzine, dai massimi musei del mondo; e con un'altra novantina di dipinti di buon nome e pennello (da Raffaello a Giorgione; da Bronzino ai Car-racci; dal Pontormo a Correggio), e 14 sculture coeve, completa il tutto: ecco una delle migliori mostre dell'anno in Italia, Tiziano e il ritratto di Corte da Raffaello ai Carrocci (da oggi, al 4 giugno; per la regia di Nicola Spinosa; catalogo Electa), con tanti bei quadri; un intrigante percorso, che parte dai visi di Papi e potenti per poi finire con i corpi sinuosi delle cortigiane e delle amanti; e anche delle star assolute: come il Baldassarre Castiglione di Raffaello, nato a Roma nel 1508 per i Gonzaga, che non lasciava la Francia da 350 anni, e il Louvre assicura per 200 milioni di euro (un primato); il Ritratto del Cardinale Filippo Archinto di Tiziano, da Philadelphia (postumo: per cui il personaggio è seminascosto, rara iconografia, da una tenda); e sempre di Tiziano, l'altro Baldassarre Casti-glione (da Dublino). Né meno interessanti sono i tanti ritratti d'intellettuali, sempre di quel secolo controverso che fu il '500: spaziano da Machiavelli all'Aretino, all'antiquario Ja-copo Strada, a Giulio Romano (tre Tiziano); a Michelangelo (anche un busto di Giambologna e Daniele da Volterra: quello che gli mise i "braghettoni"); fino ad alcuni procuratori di San Marco, a Francesco Capponi, all'Autoritratto di Simone Peterzano (il maestro di Caravaggio: collezione Calvesi), e altri ancora. In tutto, 128 dipinti e 14 busti, sapientemente scelti. La mostra, che costa due milioni e mezzo d'euro, in parte coperti da istituzioni (un milione dalla Regione) e sponsor (250 mila la Compagnia di San Paolo), andrà poi a Parigi, con l'elegante titolo Le pouvoir en face; «ma, più che al solo potere, noi abbiamo voluto badare ad altro», racconta Spinosa: «Sono ritratti attraverso cui si può scrivere la storia di quel periodo, e certe storie si scrivono meglio con un pennello che con la penna; e che denunciano pure il côté più intimo degli effigiati»; non a caso, il cardinale Alessandro Farnese che s'era fatto eternare con il fratello Ottavio e lo zio Papa, Paolo III, impone a Tiziano di non finire più l'opera, che poco lustro gli avrebbe recato. In certi dipinti, dai colori, e pur talora nell'ufficialità di una posa, affiora quasi l'anima (e, tra l'altro, non è del tutto futile l'idea di accompagnare a questa galleria con i visi del '500, una mostra, al piano di sotto, con molti Vip del mondo sontuosamente fotografati da David LaChapelle). Alle immagini del potere e del sapere, a «tutt'un'epoca che scorre, con le sue vicende politiche e sociali» (come dice il "governatore" Antonio Bassolino), al volto di Pedro da Toledo, che fa di Napoli la seconda città al mondo dopo Parigi (Tiziano e bottega, da Monaco), s'accompagnano pure, come spesso ai grandi eventi, delle polemiche. Non soltanto perché Spinosa non gradisce che nella collana dei "Grandi musei" il Corriere della Sera dimentichi Capodimonte; ma anche perché in catalogo ci sono la Fornarina di Raffaello e il Doppio ritratto di Giorgione, che in extremis (Spinosa lo denuncia anche al Ministro e al vice, all'inaugurazione) il soprintendente di Roma Claudio Strinati ha negato, «li aveva contemporaneamente promessi a tre diversi musei». E Buttiglione dice «basta con le mostre inutili», ma non si riferisce certamente a questa.
Da Raffaello a Tiziano, il Potere in volto
La mostra "Tiziano e il ritratto di Corte" al Museo di Capodimonte a Napoli, aperta fino al 4 giugno, presenta 128 dipinti e 14 sculture di artisti del '500, tra cui Tiziano, Raffaello, Giorgione e Bronzino. La mostra è curata da Nicola Spinosa e copre un percorso che parte dai visi di papi e potenti per arrivare a ritratti di cortigiane e amanti. Tra i dipinti esposti, ci sono ritratti di stelle assolute come il Baldassarre Castiglione di Raffaello e il Ritratto del Cardinale Filippo Archinto di Tiziano.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo