Il consiglio comunale approva nella notte il disegno della metropoli del futuro. Il precedente risaliva al 1909, mentre l'ultimo, prefettizio, fu varato nel 1962. Un sì bipartisan Servizi e uffici in periferia, tre grandi campus universitari, 100 mila nuovi alloggi, metropolitane e grandi architetti, da Fuksas a Calatrava. Il consiglio comunale vota il piano regolatore, per la prima volta dal 1909. Consensi bipartisan, si oppongono solo i movimenti ROMA Roma cambia faccia e guarda al futuro vestendosi da metropoli. Ieri notte è stato votato l'ultimo maxiemendamento al nuovo piano regolatore generale della capitale. E ora Roma ha, ufficialmente, nuove regole per lo sviluppo dell'urbanistica cittadina. Un passaggio storico: da 96 anni un prg non veniva discusso in Consiglio comunale, da quando nel 1909 - sindaco Ernesto Nathan - venne approvato il piano firmato da Edmondo Sanjust di Teulada. Da allora ci sono stati diversi piani prefettizi, l'ultimo nel 62, ma perlopiù Roma è cresciuta a dismisura senza controllo e con tanta edilizia contrattata. Oggi i protagonisti si chiamano Walter Veltroni e Roberto Morassut, assessore all'urbanistica che ha condotto le danze per tre anni, cercando di mettere d'accordo tutti con la legittimazione del Walter nazionale, il sindaco più amato dopo Petroselli. Un colpo messo a segno perfettamente, se si pensa che il radicale ridisegno di Roma è stato approvato in una maratona notturna durata sedici ore con un solo voto contrario: quello del consigliere indipendente del Prc Nunzio D'Erme, che ora denuncia «la scandalosa operazione consociativa». Rifondazione, invece, approva anche se il capogruppo Sentinelli dice che ora occorre «lavorare per l'emergenza abitativa». La destra, tutta, ha offerto la sua astensione, incassando il ringraziamento benevolo di Veltroni, sempre teso a sottolineare il «ruolo super partes dell'amministrazione» e la necessità di difendere «l'interesse generale». Ora il ministro Gianni Alemanno, che senza troppe speranze mira alla poltrona di primo cittadino, può soltanto rivendicare come «la svolta» sia stata raggiunta anche grazie «alla buona volontà di Alleanza nazionale», che incassa l'individuazione delle aree in cui collocare gli appartamenti di edilizia economica e popolare (la maggior parte oltre il raccordo anulare) e il declassamento di alcune architetture «collettivistiche» (ad esempio il famoso Corviale) da aree storiche a quelle di possibile ricostruzione. Il prg adesso dovrà essere approvato dalla regione entro 150 giorni, grazie a una nuova legge approvata dalla giunta Marrazzo che decurta drasticamente i passaggi istituzionali. Le parole chiave. Policentrismo, tutela ambientale, trasporto su ferro, visione metropolitana sono le parole chiave del nuovo piano. «Questa è una città più moderna e più giusta - ha spiegato Veltroni - Più moderna perché apre le porte ai grandi architetti contemporanei e perché individua nella tutela dell'ambiente un elemento centrale. Più giusta perché punta al recupero delle periferie e al diritto alla mobilità pubblica». L'asse del prg sono le cosiddette «centralità», ovvero il tentativo di spostare in periferia servizi di qualità e uffici così da evitare la divisione tra un centro storico pregiato e le periferie degradate. La città è stata divisa in tre fasce: quella storica, quella consolidata e quella da ristrutturare. Tra gli interventi previsti, la costruzione di tre grandi campus universitari, uno dei quali - quello di Tor Vergata - è stato assegnato all'architetto Santiago Calatrava. Ma sono molti i nomi di grandi architetti che Veltroni ha chiamato a collaborare: Piano, Fuksas, Gregotti e Koohlaas, che si sta già occupando di riqualificare i Mercati Generali. D'altronde il piano mira a rilanciare anche la Roma moderna: la «città storica» si è ampliata dagli attuali 1.000 ettari a 7.000 comprendendo anche l'architettura del 900. Insieme al prg è stata approvata anche la rete ecologica, con l'obiettivo di difendere l'agro romano. Interventi anche sui trasporti pubblici, con la cosiddetta «cura del ferro»: nasceranno le metro C e D, che sono state prolungate, come anche la metro B che arriverà fino a Castel di Leva. Il piano è stato discusso tentando di mettere in piedi un meccanismo di partecipazione popolare che ha portato alla presentazione di 7 mila osservazioni. La giunta ne ha accolte il 25. I numeri. Il ridisegno di Roma comporterà un aumento di 64 milioni di metri cubi di cemento, con 100 mila nuovi alloggi, di cui 7.500 per edilizia economica e popolare. Per quanto riguarda il verde, i due terzi del territorio comunale, pari a circa 88 mila ettari saranno non edificabili. Il verde pubblico raddoppia passando dagli attuali 3.700 ettari a 7.900. A regime, il nuovo piano prevede 14 nuovi corridoi di trasporto pubblico. Lungo il cammino del prg era stato deciso un ulteriore aumento di cubature per 3 milioni, concentrato soprattutto sulle periferie. Il Campidoglio ha poi fatto marcia indietro, tagliando le cubature aggiunte, ma non nelle aree periferiche. I critici. A non essere per nulla soddisfatti del nuovo piano regolatore sono tutti gli attivisti che in questi anni hanno animato la «Rete del piano regolatore partecipato», raccolti attorno alla figura di Nunzio D'Erme, che votò no anche all'approvazione del prg nel 2003. «Questo è un piano regolatore che lascia mano libera al grande capitale immobiliare: i privati potranno costruire quanto vogliono decidendo persino cosa fare nelle aree che verranno loro assegnate - spiega D'Erme - mentre non si dice niente, e dico niente, sul problema dell'emergenza abitativa. Si punta tutto sulla costruzione di nuove case, case di pregio. E non si scommette per niente sul recupero, a fronte dei 120 mila appartamenti sfitti che invece andrebbero utilizzati. I costruttori ringraziano». La Rete contesta anche quanto sostenuto dalla giunta, e cioè che con il maxiemendamento siano stati tagliati i tre milioni di cubature aggiunte: «Dicono così perché mischiano le pere con le mele - osserva l'architetto Antonello Sotgia - in termini numerici hanno ragione, ma il fatto è che non tutte le cubature pesano allo stesso modo. Gli aumenti sono rimasti intatti in alcune periferie, che non possono sopportare quel peso, mentre ci sarebbe bisogno di recupero e riqualificazione».