L'ex soprintendente e presidente di Zetema consiglia di proporsi agli Enti Locali LA STRADA è stretta nel settore pubblico per chi ha in tasca una laurea con un indirizzo artistico, storico e culturale. «Meglio puntare a proporre autonomamente servizi agli enti locali. Soprattutto nel campo degli archivi, delle biblioteche e della valorizzazione di beni culturali» spiega a TempoLavoro, l'ex soprintendente archeologico di Roma, Adriano la Regina (oggi presidente della società comunale Zetema) che invita anche i giovani a non accettare incarichi riduttivi rispetto alle loro competenze. Che prospettive ha oggi chi cerca lavora nel settore dell'arte? «Sicuramente poco favorevoli. I giovani che studiano e che si laureano oggi si trovano nella condizione peggiore. È poca speranza danno quelle attività private che sono entrate nella gestione dei beni culturali negli ultimi anni. Spesso infatti quello che viene offerto a chi cerca il primo impiego è riduttivo rispetto alle competenze di cui in possesso». Non c'è speranza dunque? «Bisogna continuare, innanzitutto, a studiare e a specializzarsi, per essere pronti a offrire il meglio quando quei pochi posti a disposizione si liberano. Penso a quelli delle università e dei musei e istituzioni pubbliche». Nessuna chanche con le aziende private? «Le società miste o quelle completamente private non offrono grandi opportunità. Chi riesce ad entrare va a fare un altro mestiere. Questo perché le imprese entrano nella logica imprenditoriale e si dimenticano del tutto, ad esempio, di produrre ricerca scientifica, basilare per progredire». Ci dovrà pur essere un modo per lavorare nella cultura. Ha almeno un consiglio da dare a chi ci prova? «Credo molto nelle potenzialità degli enti locali. Hanno un forte bisogno di servizi culturali. Per questo dico ai giovani di organizzarsi in piccoli gruppi e proporre, ad esempio, ai Comuni la riorganizzazione di un archivio, oppure l'apertura e la gestione di una biblioteca comunale. La saggezza sta nel presentarsi in pochi per andare incontro alle esigenze dei budget limitati dei sindaci».